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Le mamme, il part time e i turni “impossibili”. La sindacalista: c’è una ingiusta selezione naturale

July 20, 2026
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Dimissioni delle lavoratrici madri? “Sono all’ordine del giorno”. Ma non tutte finiscono nelle statistiche dell’Ispettorato del lavoro. A spiegarlo è Alessandra Magri, segretaria della Fisascat Cisl Brescia, la categoria che rappresenta il terziario, il comparto più coinvolto dal fenomeno delle dimissioni nei primi tre anni di vita del figlio

Una donna al lavoro al pc

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Brescia – Dimissioni delle lavoratrici madri? «Sono all’ordine del giorno». Ma non tutte finiscono nelle statistiche dell’Ispettorato del lavoro. A spiegarlo è Alessandra Magri, segretaria della Fisascat Cisl Brescia, la categoria che rappresenta il terziario, il comparto più coinvolto dal fenomeno delle dimissioni nei primi tre anni di vita del figlio. Difficilmente, infatti, le lavoratrici si rivolgono al sindacato per denunciare dimissioni in bianco o licenziamenti esplicitamente collegati alla maternità. «In genere le persone arrivano da noi quando hanno già maturato la decisione di dimettersi e ci chiedono supporto per la Naspi», spiega Magri. Tra le lavoratrici, la tipologia contrattuale più frequente è quella a termine. «In caso di gravidanza non c’è un licenziamento né una dimissione, semplicemente il contratto non viene rinnovato e questi casi sfuggono alle statistiche».

ALESSANDRA MAGRI CISL BRESCIA

Alessandra Magri, segretaria della Fisascat Cisl Brescia

Le difficoltà di conciliazione

A spingere molte madri a lasciare il lavoro sono soprattutto le difficoltà di conciliazione: «Nel commercio e nei pubblici esercizi si lavora su turni, anche nei festivi. Chi non riesce a sostenere questi ritmi, deve lasciare». Anche il part time, spesso indicato come soluzione, rischia di trasformarsi in un fattore di penalizzazione. «Incide su retribuzioni e possibilità di carriera. Così, se la moglie lavora part time e il marito a tempo pieno, quando la famiglia è costretta a scegliere chi rinuncia al lavoro, quasi sempre è la donna perché il suo stipendio pesa meno sul bilancio familiare».

L’analisi

Un quadro che trova conferma anche nell’analisi territoriale della consigliera regionale di Parità, Anna Maria Gandolfi. A Brescia le dimissioni delle lavoratrici madri sono legate soprattutto alla scarsa flessibilità delle imprese, mentre sul fronte dei servizi la situazione è in miglioramento grazie al rafforzamento dell’offerta di nidi e strutture per l’infanzia. Nella Bergamasca accade il contrario: le aziende mostrano una maggiore disponibilità a favorire la conciliazione, ma a pesare è una rete di servizi pubblici ancora insufficienti a livello locale (al netto di interventi regionali, come il contributo fino a 400 euro al mese in Lombardia per le donne, per imborsare le spese di baby-sitting e assistenza).

Diversa la situazione dei padri, che nella maggior parte dei casi scelgono di dimettersi non per esigenze di cura, ma per cogliere opportunità professionali migliori. Tuttavia, anche da loro iniziano ad arrivare segnalazioni, soprattutto sul congedo. Lo conferma la consigliera di Parità della Provincia di Brescia, Daniela Edalini: «A me si rivolgono anche alcuni papà, quasi sempre per questioni legate ai congedi parentali». Accanto alle difficoltà legate alla maternità stanno emergendo sempre più spesso episodi di molestie. «Chi si rivolge a noi non cerca uno scontro con il datore di lavoro: vuole semplicemente poter continuare a lavorare in serenità».

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