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Le mani di Infantino sul Mondiale

July 29, 2026

Giovanni Capuano

29 Luglio 2026 – Lettura: 4 minuti

Il presidente della Fifa progetta di privatizzare la Coppa del Mondo e venderne una quota (restando al comando anche dopo il 2031). La guerra della Uefa e la minaccia di boicottaggio.

Il Mondiale di calcio venduto come società privata a investitori disposti a mettere miliardi di dollari per entrare nella spartizione dei ricavi commerciali della manifestazione più importante del football. Non come soci di maggioranza di una neonata entità, formalmente sotto il controllo della Fifa ma nella realtà con dentro tutti gli asset di maggior valore, ma comunque soci di peso in grado di condizionarne le strategie future con sullo sfondo la massimizzazione degli introiti attraverso ipotetiche modifiche al format: l’allargamento ulteriore della base di partecipazione (esiste già il progetto a 64 nazionali per il 2030) oppure la calendarizzazione su base biennale della Coppa del Mondo, altra idea per ora rimasta nel cassetto della sede di Zurigo.

L’ultima trovata di Gianni Infantino sta spaccando il mondo del calcio. Si tratta di un’operazione da 4,2 miliardi di dollari, corrispettivo del 20% delle azioni della nascente FFE (Fifa Forward Enterprise) valutata in circa 20 miliardi di dollari, che nei piani del presidente che nel marzo 2027 quasi certamente verrà rieletto dovrebbe garantire una crescita esponenziale del valore commerciale del Mondiale. Alla Fifa resterebbe il controllo della stessa FFE e della governance del calcio, l’organizzazione delle competizioni e del calendario internazionale, le decisioni sportive e le regole del gioco. Anche se, come si è visto nel recente Mondiale negli Stati Uniti, la via delle eccezioni è sempre percorribile in nome del business. Il modello sarebbe quello della Formula Uno e della MotoGp, dove alle confederazioni mondiali si sono affiancati investitori privati per la gestione degli eventi e della loro parte commerciale.

La reazione della Uefa è stata durissima. La guerra tra Infantino e il presidente sloveno Aleksandr Ceferin è ormai alla luce del sole e il Vecchio Continente potrebbe arrivare anche a minacciare il boicottaggio della Coppa del Mondo da parte delle sue nazionali se il progetto fosse realmente portato a compimento. Nella realtà serve il via libera della maggioranza delle 211 federazioni affiliate alla Fifa, ma non è detto che Infantino non sia in grado di garantirsi un adeguato pacchetto di voti. La spiegazione che Zurigo ha dato dell’operazione, infatti, è quella di liberare risorse enormi da investire a cascata su tutte le federazioni ai quattro angoli del mondo: assegni iniziali da 20 milioni di dollari, riproposti nel tempo per i prossimi anni, che certamente farebbe gola a molti al di fuori del giro delle nazioni più ricche e calcisticamente evolute del pianeta.

Secondo il Times, autore dello scoop che ha fatto emergere la storia costringendo la Fifa a confermarla prendendo posizione, lo stesso Infantino diventerebbe Ceo della società a partire dal 2031 – scadenza del suo ultimo mandato possibile – con uno stipendio in linea con quelli dei commissioner delle grandi leghe professionistiche nordamericane che hanno buste paga da decine di milioni di dollari ogni anno. Infantino manterrebbe di fatto il controllo sulla Coppa del Mondo anche dopo la fine del suo percorso da dirigente della Fifa, uno scenario che alla Uefa considerano negativamente: saranno seguiti anche da altri?

Tra gli investitori interessati all’operazione ci sarebbe poi, oltre alla banca d’affari JP Morgan che già era dietro il progetto della Superlega nell’aprile 2021, anche Jared Kushner che è genero di Donald Trump e fratello di Joshua, fondatore e guida del fondo di investimento Thrive Capital. Una connessione che riporta d’attualità il link molto stretto tra Infantino e la Casa Bianca su cui si è basata la costruzione del Mondiale appena concluso e che ha vissuto anche momenti di forte imbarazzo, polemiche e tensioni per la vicinanza eccessiva del manager della Fifa con il presidente degli Stati Uniti. In ogni caso, si tratta di un’accelerazione inattesa e violentissima del processo di riconfigurazione degli equilibri economici e politici del calcio mondiale; la guerra è aperta da anni, ora Infantino tenta l’affondo decisivo.