L’abbraccio di una città intera, capace di superare appartenenze e differenze per stringersi attorno a chi rischia di perdere il lavoro. Ieri Salerno ha risposto presente alla vertenza dei lavoratori della Culp Flavio Gioia, trasformando la protesta davanti al porto in un momento di forte convergenza sociale. Portuali, sindacati, studenti e ultras si sono ritrovati dalla stessa parte, uniti da una battaglia che non riguarda solo il futuro di oltre 100 operai, ma quello di altrettante famiglie salernitane. Una mobilitazione che ha intrecciato la vertenza delle compagnie portuali di Napoli e Salerno con le rivendicazioni del mondo studentesco, dando voce a un disagio che attraversa il lavoro, il diritto allo studio e le condizioni di vita.
Pomo della discordia
Al centro dello sciopero, il mancato riconoscimento da parte dell’Autorità di sistema portuale del contributo destinato ai lavoratori della Culp per l’annualità 2025, con l’incertezza che si è estesa anche al 2026. Il presidio statico davanti allo scalo commerciale ha trovato un sostegno concreto nella partecipazione e nei gesti di solidarietà arrivati da più parti. Nella notte erano comparsi numerosi striscioni firmati dagli ultras della Curva Sud Siberiano, un messaggio rivolto ai «figli della nostra città» che ha restituito il senso di una comunità pronta a fare quadrato. Una vicinanza che ha colpito profondamente il presidente della Culp Flavio Gioia, Vincenzo D’Agostino. «È difficile trovare le parole per descrivere le sensazioni che si provano nel sentire la vicinanza e il supporto incondizionato di tutta la città - ha sottolineato - Salerno sa rispondere presente soprattutto quando c’è da tendere la mano ai padri, alle madri, ai figli e alle figlie della nostra terra, che diventano automaticamente fratelli, di un’unica grande famiglia».
Non soltanto parole, dunque, ma una partecipazione tangibile che ha fatto sentire meno soli i lavoratori impegnati nella vertenza. A rafforzare il messaggio è stato il corteo degli studenti, scesi in piazza contro il caro vita, le spese militari e l’impoverimento dei servizi pubblici. Le rivendicazioni sul diritto allo studio, sui trasporti, sulla sanità e sulle prospettive occupazionali si sono intrecciate con quelle dei portuali, in un percorso di solidarietà che ha condotto i manifestanti verso lo scalo commerciale. Una giornata complessa, dunque, nella quale la forza della mobilitazione si è accompagnata alle difficoltà di una manifestazione che ha coinvolto uno snodo fondamentale per le attività commerciali della città. Durante la mobilitazione è arrivato anche il messaggio di solidarietà dell’arcivescovo, monsignor Andrea Bellandi, che ha espresso «viva preoccupazione» per la vicenda della Culp Flavio Gioia e per le conseguenze sui nuclei familiari coinvolti. Intanto la Cgil e la Filt Cgil di Salerno hanno espresso un profondo e sentito ringraziamento a Bellandi «per le parole di vicinanza e per la sensibilità dimostrate». Ieri, davanti al porto, Salerno ha mostrato così il volto di una città capace di riconoscersi in una battaglia comune.
A seguire da vicino la vertenza anche Gerardo Arpino del dipartimento trasporti Cgil Salerno: «È indegno che si trovino risorse per la comunicazione e non per garantire i diritti e la dignità dei lavoratori. Il diniego del contributo previsto rappresenta un vero attacco alla Culp, al diritto al lavoro e al futuro di oltre cento famiglie. La dignità del lavoro e dei lavoratori non è negoziabile». E a rispondere è stato proprio il presidente dell’Adsp Eliseo Cuccaro: «Voglio ringraziare per le modalità hanno manifestato tutti perché sono stati corretti e l’hanno fatto nel rispetto delle regole. Oggi non siamo nelle condizioni di concedere il contributo perché una delibera dell’autorità portuale del dicembre 2024, quindi antecedente alla mia nomina, aveva stabilito di non riconoscerlo nelle modalità con le quali era stato riconosciuto negli anni pregressi. La situazione è complicata, c’è un problema strutturale che va verificato - ha sottolineato Cuccaro, aprendo uno spiraglio - le istituzioni sono pronte ad affrontarlo e sono unite per garantire l’occupazione e dare l’opportunità di un futuro migliore ai lavoratori. Il segnale di apertura c’è sempre stato, si può provare con un intervento tampone oppure con un intervento strutturale».