Le top model più celebri di tutti i tempi riunite su una passerella parigina mentre sventolano sulle spalle la bandiera del loro paese d'origine. È il finale della sfilata autunno-inverno 1994-1995 di Chanel firmata dall'allora direttore creativo Karl Lagerfeld. È un'immagine che fotografa un'intera epoca, le modelle vestite completamente di nero illuminate dai colori di nascita: Claudia Schiffer chiuse la sfilata con la bandiera tedesca, mentre Naomi Campbell apparve con la Union Jack, Linda Evangelista portò la foglia d'acero canadese, Carla Bruni sventolava il tricolore e molte altre modelle rappresentarono i propri Paesi in passerella.
L'idea delle fashion Olympics
Lagerfeld aveva trasformato Chanel in una sorta di Olimpiade della moda. L'intera collezione giocava infatti con l'immaginario degli sport invernali: pantaloni da sci in nylon, giacche imbottite, dettagli in pelliccia, accessori ispirati all'outdoor e un'atmosfera da après-ski reinterpretata attraverso il vocabolario della maison. La sequenza aveva qualcosa di teatrale e, allo stesso tempo, perfettamente coerente con la cultura delle passerelle degli anni Novanta. Le modelle non erano più semplicemente mannequin che presentavano dei vestiti: erano diventate celebrità internazionali, riconoscibili per nome e volto. Riunirle sotto le bandiere delle diverse nazioni trasformava quindi il finale in una sorta di corteo delle "nazioni della moda".

Il risultato è una delle immagini più rappresentative della Chanel di Karl Lagerfeld: ironica, spettacolare, internazionale e consapevole del proprio potere mediatico. Una passerella in cui la moda prende in prestito il linguaggio delle Olimpiadi, ma sostituisce agli atleti le donne che, proprio in quegli anni, stavano trasformando la professione di modella in un fenomeno globale. E sullo sfondo c'è un'altra coincidenza perfetta: la sfilata arriva appena poche settimane dopo le Olimpiadi invernali di Lillehammer del febbraio 1994. Lagerfeld intercetta dunque un'immagine che il pubblico aveva ancora negli occhi: le divise, le nazioni, le bandiere, la competizione internazionale e la porta nel mondo Chanel.

Il finale non è quindi soltanto una parata di bandiere. È una dichiarazione sulla nuova geografia della moda: una passerella parigina in cui il mondo intero sembra essere rappresentato attraverso i volti delle sue supermodelle.
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