Pagano i soliti noti. In Italia quasi la metà dei contribuenti paga appena il 5% dell'Irpef, mentre nove milioni non dichiarano praticamente nulla: quasi l'80% delle tasse è a carico di circa il 30% degli italiani, mentre il 70% paga solo il 20%. È lo "squilibrio fiscale" fotografato nel rapporto di Itinerari previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi 2024. Nel nostro Paese ci sono 42 milioni di contribuenti su 58 milioni di abitanti, ma quelli che versano effettivamente sono poco più di 34,1 milioni.
Questo significa che circa 24 milioni di italiani non versano nemmeno un euro. Secondo il rapporto, nei primi tre scaglioni di reddito (fino a 20mila euro annui) ci sono il 47% dei contribuenti, quindi poco meno di 20,2 milioni che versano in media il 5% dell'Irpef totale. Se si guarda invece alla parte con i redditi più alti emerge che coloro che dichiarano almeno 200mila euro sono lo 0,3% e versano quasi il 10% del totale.
Con oltre 100mila euro di redditi dichiarati ci sono l'1,75% dei contribuenti (745.615 persone) che pagano il 22,25% dell'Irpef.
Proprio la riduzione dell'Irpef per il ceto medio resta in cima alle priorità del governo per la prossima manovra. Allo studio dell'esecutivo, come ribadito dal viceministro dell'Economia Maurizio Leo, c'è l'allargamento anche alla fascia tra i 50mila e i 60mila euro di reddito dell'aliquota Irpef del 33%. Altre misure ipotizzate sono l'estensione agli affitti commerciali della cedolare secca e un meccanismo di flat tax per i redditi percepiti dai giovani, pensato come incentivo all'occupazione.«Posso confermare che vogliamo continuare a tagliare le tasse e abbiamo un occhio di riguardo per il ceto medio che è motore di questa nazione: alleggerirlo serve a tutti, compatibilmente con la situazione che dobbiamo affrontare. Sicuramente è uno dei nostri obiettivi e non per ragioni elettorali, perché è giusto farlo», ha aggiunto la premier Giorgia Meloni. La Ragioneria generale dello Stato, intanto, ha calcolato che le misure di flessibilità nell’accesso al pensionamento hanno comportato nel periodo 2019-2025 circa 41,3 miliardi di complessivi oneri. Un costo della stessa dimensione all’onere conseguente dall’introduzione delle misure di contrasto alla povertà, che è pari a circa 45,2 miliardi.
Ultimo aggiornamento: venerdì 25 settembre 2026, 05:10
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