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Lega, Salvini rieletto chiama in squadra Zaia, ma lui frena. “Italia Federale” nel nuovo simbolo

October 26, 2026

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Massimiliano Romeo sottolinea ancora il disagio provato dai militanti lombardi e non; a rischio il suo ruolo di capogruppo al Senato

Matteo Salvini resta al timone, ma la Lega che esce dal congresso di Milano non è più quella di prima: cambia nome, cambia simbolo e si ritrova con una minoranza che il suo peso lo ha messo nero su bianco.

Il vicepremier è stato confermato segretario di quella che dalle prossime elezioni si chiamerà ‘Lega Italia Federale‘ con 465 voti su 611 votanti, il 76%, contro i 146 del senatore Massimo Garavaglia, fermo al 24%. Una vittoria annunciata ma non plebiscitaria, come lo stesso Salvini aveva auspicato dal palco di Pontida, che ridisegna gli equilibri interni del Carroccio rispetto a quelli usciti dal congresso di Firenze. “Con il voto di oggi vi siete presi un impegno: sia chi ha votato Salvini, sia chi ha votato Garavaglia. Il congresso mi sembra che abbia tracciato il solco: identità, autonomia e federalismo, ma il centralismo è sulle nostre teste”, dice il segretario. Che sulla nascita di una corrente interna ribadisce: “Non ci sono maggioranze e minoranze. Le correnti le lasciamo alla Schlein e al Pd. La Lega da che è nata non ha correnti. Quindi, inviteremo chi può portare un contributo. Abbiamo tempo per scegliere il meglio”.

Le novità e l’ammissione di Giorgetti: “Percepiamo che abbiamo dei problemi”

Le novità sono molte, a partire dal simbolo: tondo, blu, con l’Alberto da Giussano al centro e la scritta ‘Lega Italia Federale‘. Un nome che segna un cambio di indirizzo politico, con il ‘federale’ che entra nella denominazione del partito. Cambia anche la struttura: nasce una segreteria politica di massimo nove membri, nominati e revocati dal segretario federale, espressione dei livelli nazionale, regionale e locale. “Sarà pronta in 15 giorni”, assicura Salvini, che in chiusura del suo intervento, dopo Durigon ieri, chiede un impegno diretto al presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia: “Luca sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso”. Ma il ‘doge’ non ha alcuna intenzione di farsi tirare per la giacca: “Vedremo e cercheremo di capire. Mai mettere il carro davanti ai buoi, non è mai stato il mio stile”.

La spaccatura resta, questa volta certificata dai numeri come dagli interventi dal palco. Su tutti quello del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Non va tutto bene, lo percepiamo chiaramente che abbiamo dei problemi. Siamo qua per migliorare ed è perfettamente comprensibile che sia contento chi partiva da zero faceva l’8%. Se a Bergamo, dove erano arrivati al 50%, fanno il 20% si incazzano. Come si fa a recuperare? Qui si è parlato di squadra. Facciamo salire in squadra quelli che sono riusciti a ottenere il consenso sul territorio”. Sulla stessa linea Massimiliano Romeo: “Garavaglia raccoglie il 25% dei delegati presenti. La testimonianza è che quel disagio non era un’invenzione, non erano diatribe interne chissà di quale tipo, ma è un disagio reale, che non può essere ignorato, e soprattutto che non è solo lombardo visti i numeri”.

L’intervento di Salvini dal palco

Durissimo l’intervento di Salvini: “Anch’io ringrazio Garavaglia di aver dato la possibilità di fare un dibattito, nell’unica sede dove è opportuno farlo. L’unica. Dopo un anno di dibattito non sui temi, ma sulle persone e sulla persona, ho detto che non c’è scritto da nessuna parte che Salvini debba essere ancora il segretario della Lega. Potrei avere molto più tempo per me e lo chiedo alla mia comunità. Lo chiedo a voi, non sui giornali. Siamo qui per rispetto dei militanti, si aspettano soluzioni e condivisioni, non mugugni e borbottii”. Poi l’affondo a Romeo, che aveva evocato la parabola di Matteo Renzi (“rischiamo di finire al 2%”): “L’unica cosa che mi ha disturbato è stato invocare in un contesto sacro come questo, che è il cuore della militanza e della dirigenza, il nome di un tizio da cui ci separa il mondo: Renzi. Noi con Renzi non abbiamo niente a che fare, non abbiamo la sua arroganza, la sua supponenza, la sua spocchia e aggiungo con amarezza la sua dichiarazione dei redditi, perché più che occuparsi dei cittadini di Firenze si occupa di fare business in giro per il mondo”. Ufficialmente nessuna lista di proscrizione, ma Romeo è l’unico a sapere di rischiare la poltrona di capogruppo al Senato. Il messaggio arriva dallo stesso Salvini a margine: ai cronisti che gli chiedono se abbia qualcosa da dire a Romeo risponde secco “no”, e sulla sua permanenza alla guida dei senatori: “Decideranno loro”.

Si chiude il sipario sul congresso, ma da entrambe le parti molti giurano: “Non è finita qui”.