La Camera dei deputati ha affrontato oggi, martedì 6 ottobre, una tappa decisiva nell’iter della nuova legge elettorale, con due votazioni a scrutinio palese su altrettante questioni di fiducia poste dal Governo.
I voti hanno riguardato gli articoli 1 e 2 del testo, già modificati dal Senato, confermando la linea della maggioranza e aprendo la strada al voto finale previsto per giovedì 8 ottobre.
Legge elettorale, cosa è stato votato oggi alla Camera
In aula a Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha posto a nome del Governo la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti, degli articoli 1, 2 e 3 della proposta di legge elettorale, tornata alla Camera dopo le modifiche del Senato.
Nella seduta di oggi sono stati chiamati al voto i primi due di questi articoli.
Sull’articolo 1, che disciplina il nuovo sistema di voto per l’elezione dei deputati, la Camera ha confermato la fiducia con 226 voti favorevoli, 147 contrari e 3 astenuti, su 376 presenti.
Il provvedimento incorpora le preferenze introdotte da Palazzo Madama e l’aumento delle firme richieste per le liste, blindando il testo contro gli emendamenti delle opposizioni.
A seguire, l’Aula ha votato la fiducia anche sull’articolo 2, sempre sui testi modificati dal Senato, garantendo alla maggioranza il via libera anche su questo secondo tassello della riforma.
I dettagli del conteggio non sono ancora stati diffusi in modo completo, ma la tenuta del gruppo di governo è apparsa compatta, come sottolineato dai capigruppo di maggioranza.
Domani, mercoledì 7 ottobre, è prevista la terza questione di fiducia, sull’articolo 3, mentre giovedì 8 ottobre si terrà il voto finale a scrutinio segreto sull’intero testo, momento in cui le opposizioni sperano di poter incidere attraverso eventuali franchi tiratori.
Le reazioni politiche del centrodestra e del centrosinistra
Le reazioni politiche hanno immediatamente diviso la Camera. Da parte del centrosinistra e delle opposizioni il voto di oggi è stato bollato come uno “schiaffo al Parlamento” e un atto di paura della maggioranza per la propria tenuta.
Esponenti del Pd e di Avs hanno definito la riforma incostituzionale e accusato il Governo di voler “mettere in soffitta la democrazia parlamentare”.
Dal centrodestra, invece, è arrivata una lettura opposta: i leader di maggioranza hanno difeso la scelta della fiducia come necessaria per garantire certezza e rapidità a una riforma già discussa a lungo, respingendo le accuse di autoritarismo.
Alcuni esponenti leghisti hanno sottolineato poi di non temere i franchi tiratori, mostrando fiducia nella compattezza della coalizione fino al voto finale di giovedì.
Nel mezzo, alcune frange interne alla maggioranza – tra cui alcuni deputati vicini a posizioni più critiche – hanno comunque espresso perplessità sul ricorso massiccio alla fiducia, pur senza tradurre queste riserve in voti contrari.