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Liste d’attesa, la scorciatoia dell’intramoenia: il pubblico paga, il

August 30, 2026

Secondo i dati forniti dalla Provincia, nel 2025 le visite istituzionali confluite in libera professione sono state 2.569. Nei soli primi tre mesi del 2026 sono già 3.084, per una proiezione che supera le 12.000 prestazioni annue

TRENTO. Il confine tra libera professione e servizio sanitario pubblico si sta progressivamente dissolvendo. A denunciarlo è la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, commentando i dati contenuti nel documento con cui l'assessore provinciale alla Sanità, Mario Tonina, risponde all'interrogazione che aveva per oggetto l'utilizzo delle agende di libera professione per visite istituzionali.

Quello che vediamo sta avvenendo non per una scelta politica dichiarata – spiega Demagri - ma attraverso un artificio contabile e organizzativo che altera la natura stessa dell’assistenza”.

L’Asuit sta dirottando nelle agende di Intramoenia i pazienti prenotati nel canale istituzionale, con ticket o esenzione, ma remunera il medico con la tariffa della prestazione privata. Il risultato è un paradosso a spese della collettività: il cittadino pensa di usufruire del servizio pubblico, il professionista viene pagato come privato, l’Azienda registra costi da libera professione e la Provincia copre la differenza attingendo a fondi pubblici.

L’esplosione dei dirottamenti è evidente. Secondo i dati forniti dalla Provincia, nel 2025 le visite istituzionali confluite in libera professione sono state 2.569. Nei soli primi tre mesi del 2026 sono già 3.084, per una proiezione che supera le 12.000 prestazioni annue. Significa che la pressione sulle liste d’attesa nel primo trimestre 2026 è stata superiore a quella dell’intero 2025. Più aumentano le attese, più cresce la libera professione: un rapporto diretto, quasi automatico. L’impatto sui volumi globali conferma la deriva strutturale. Le prestazioni totali in libera professione passano dalle 107.000 del 2025 alle 120.000 stimate per il 2026.

“Il sistema – spiega la consigliera di Casa Autonomia - non sta curando l’inefficienza: sta semplicemente nascondendo la spazzatura sotto il tappeto. Si fa propaganda sui tempi d'attesa dichiarati ad Agenas, mentre nei fatti la sanità pubblica rinuncia a gestire la domanda con i propri mezzi ordinari”.

Per Demagri la “libera professione" non è più una libera scelta del cittadino, ma un ammortizzatore improprio utilizzato dal sistema per non affogare nei ritardi delle liste d’attesa. È diventata una toppa d'emergenza, non uno strumento aggiuntivo”.

L’ammissione dell’assessore secondo cui “si stanno ancora definendo le modalità per la corretta registrazione di tali prestazioni”, conclude la consigliera, “apre interrogativi non secondari sulla tempestività dei sistemi di tracciamento adottati. Svolgere un volume così consistente di attività prima di aver perfezionato i flussi informativi rischia di generare opacità amministrative e rendere complessa la ricostruzione dei dati reali”.