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- Lo Sferisterio di Leonori: "Dieci mesi di lavoro per la scenografia. Così è nato Nabucco"
Il docente dell’Accademia tra gli artefici della messa in scena dell’opera: siamo partiti dall’idea di deserto per far diventare il palco un piano unico "L’arena è impegnativa, costringe tutti a interrogarsi sullo spazio".

Benito Leonori, docente dell’Accademia di belle arti di Macerata

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Il passotreiese Benito Leonori, che ha firmato le scenografie di Nabucco in scena allo Sferisterio, è stato bravo a cogliere l’opportunità di affacciarsi e conoscere il mondo dell’opera lirica e la sua storia è anche un invito agli studenti di sfruttare ogni occasione. "Ero iscritto all’Accademia – ricorda Leonori, docente di Scenografia all’Accademia di belle arti di Macerata – quando c’è stato uno dei primi stage con lo Sferisterio e in quel momento ho conosciuto questo mondo". E poi le occasioni a volte vengono di conseguenza. "In effetti in quella circostanza – aggiunge – ho conosciuto il regista Henning Brockhaus, il quale mi chiese se avessi voluto essere suo assistente, e lo scenografo Josef Svoboda. Ero entusiasta e in quel momento si sono aperte delle porte e poi con Henning abbiamo iniziato a girare in Italia e l’estero".
In quel periodo Leonori ha capito di avere imboccato la strada giusta fino a quando c’è stato il debutto. "Nel 2003 fu chiesto a Brockhaus di firmare la regia di "El Cimarron" di cui mi affidò la scenografia, il mio primo impegno". In un certo senso è stato un privilegio aver avuto un maestro come Svoboda che a Macerata ha firmato la pluripremiata Traviata "degli specchi" e poi aver frequentato un master tenuto dal grande scenografo ceco. "È stato un grande insegnante – sottolinea Leonori – che ha saputo trasmettere la sua esperienza attraverso il racconto e il ragionamento per arrivare alla soluzione. Lui, al lavoro, parlava poco, ma indicava la strada, mentre nelle lezioni frontali illustrava le idee, portava le questioni su esempi comprensibili, pratici. La sua conoscenza e frequentazione mi hanno aperto lo sguardo, il pensiero". Non è semplice per uno scenografo un palco lungo come quello dell’arena. "È impegnativo e costringe tutti a interrogarsi su come dialogare con quello spazio".
Ed è quello che ha fatto innanzitutto per Nabucco. "È un lavoro partito 10-11 mesi fa che ha coinvolto regia, costumi, light designer. Nabucco è un’opera difficile che non presenta una forte dinamica di azione. Siamo partiti dall’idea di deserto e ho cercato di far sì che il palco diventasse un piano unico annullando gli angoli". L’attività di docente può essere l’occasione per trasmettere agli studenti ciò che Leonori ha conosciuto anni fa quando era un iscritto. "Cerco di trasferire l’entusiasmo e la curiosità, elementi indispensabili per avventurarsi nelle professioni teatrali. Ritengo che l’insegnamento teorico debba essere poi applicato, perché è in questi momenti che un giovane capisce se ha imboccato la strada giusta per lui. Quest’anno abbiamo dieci nostri studenti allo Sferisterio e i vari capo reparto sono entusiasti, perché hanno visto che sono mossi da entusiasmo e curiosità; ecco, ho pensato che stiamo preparando una generazione che possa essere quella a cui passare il testimone".
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