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Luca Abbasciano ha sparato 3 colpi alla testa: così ha ucciso la moglie, la figlia e se stesso a Pietralata

September 3, 2026

ROMA - Tracce di polvere da sparo sulla mano del padre. E qualche residuo anche su quella della madre. L'autopsia svolta sui componenti della famiglia trovata priva di vita a Roma nel quartiere di Pietralata il 31 agosto scorso dà qualche risposta ma non scioglie tutti i dubbi sul duplice omicidio-suicidio di Luca Abbasciano, 42 anni, la moglie Valentina Pambianco di 41 e la loro figlioletta Bianca di 5 anni, affetta fin dalla nascita da una grave forma di disabilità.

Tre colpi alla testa

Secondo quanto accertato nel corso dell'esame autoptico, complessivamente sono stati esplosi tre colpi di arma da fuoco, tutti alla testa. Una sorta di tragica esecuzione pianificata chissà da quanto tempo e messa in atto forse in pochi istanti. A lanciare l'allarme erano stati alcuni parenti, preoccupati del fatto che da alcuni giorni Luca e Valentina non rispondevano alle telefonate. A sparare, alla luce di quanto dunque emerso dall'esame specialistico sulle tracce di polvere da sparo rilasciate dalla pistola, con ogni probabilità è stato il padre. Ma alcune particelle sono state individuate anche sulla madre e ciò lascia aperta un'altra ipotesi: anche la donna potrebbe aver avuto un ruolo attivo nella tragica vicenda. I medici legali, coordinati dal professore Vittorio Fineschi, hanno proceduto anche ad una serie di prelievi al fine di effettuare ulteriori accertamenti e i cui risultati arriveranno nelle prossime settimane. L'obiettivo è chiarire la dinamica di quanto avvenuto nell'appartamento di via dell'Antracite e cristallizzare il momento dello sparo. Da accertare, infatti, se la piccola fosse 'cosciente' e il giorno e l'orario esatto in cui l'azione è stata compiuta.

I messaggi

Una strage che non ha risparmiato neanche il cane che viveva in casa con i tre e che è stato ucciso con un quarto colpo di pistola. Chi indaga sta mettendo in fila una serie di tasselli, cercando di ricostruire le ultime ore di vita della famiglia. «Da soli non ce la facciamo», è la sintesi dei messaggi autografi lasciati dal padre e dalla madre della piccola, messaggi con riferimenti espliciti alla condizione della bimba, al loro sentirsi isolati, alla difficoltosa gestione della figlia. Difficoltà anche di natura economica, spese altissime affrontate per cercare di trovare una cura per la piccola Bianca. In questo ambito gli inquirenti analizzeranno i conti bancari della famiglia, che aveva affrontato più di un viaggio in Messico per tentare una terapia da un presunto specialista. L'obiettivo è quello di verificare la provenienza dei soldi e di capire se la famiglia possa esser finita sotto ricatto o in qualche giro criminale. I carabinieri, a cui la Procura di Roma ha affidato le indagini dopo l'apertura di un fascicolo in cui si ipotizza il reato di omicidio, hanno acquisito anche i cellulari e pc nella disponibilità della coppia e anche lì cercheranno delle risposte.