Teheran avverte che lo Stretto rimarrà chiuso finché gli Usa non rispetteranno i termini dell'accordo. Intanto, il presidente americano alza i toni nel giorno in cui scade la tregua con Teheran e torna a minacciare l'Oman sullo stretto di Hormuz. In una telefonata con Erdogan, il leader turco ha invitato la Casa Bianca a non abbandonare la via diplomatica. Sul fronte di Gaza, Netanyahu pone la sua pregiudiziale davanti all'inviato Usa Kushner e al Board of Peace, nel giorno delle primarie del Likud: senza il disarmo completo di Hamas non ci sarà alcuna ricostruzione della Striscia. Washington intanto stringe: Kushner chiede al premier israeliano di "non creare ostacoli", mentre Trump esorta Israele a fermare i raid su Gaza. Alla scadenza del memorandum tra Stati Uniti e Iran, il tycoon avverte Muscat, che sta trattando un'intesa con Teheran su Hormuz: "Se l'Oman si mette di mezzo, lo bombarderemo senza pietà".
Gli approfondimenti:
- Stretto di Hormuz, dal transito allo sminamento: cosa prevede l’intesa Iran-Oman
- Cosa prevede il nuovo accordo Israele e Libano che Hezbollah respinge
- Iran, come funzionano le mine nello Stretto di Hormuz e perché è difficile rimuoverle
- Guerra in Iran, quanto hanno speso finora Usa e Israele?
- Guerra in Iran e inflazione, chi rischia di essere più colpito dall’aumento dei prezzi
- Pasdaran, chi sono i Guardiani della Rivoluzione iraniana
- Guerra in Iran, la storia delle crisi e dei conflitti nel Golfo dal 1979 a oggi
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1 minuto fa
Trump posta su Truth cartina di Hormuz: "Nuovo territorio Usa"
Donald Trump posta su Truth una cartina dello stretto di Hormuz con sovraimpressa la scritta: "New Us Territory, nuovo territorio statunitense".

26 minuti fa
Media: "Detenuti in Cisgiordania con numeri scritti a pennarello sul corpo"
Rilasciati con "numeri scritti con un pennarello" sul corpo, dopo che alcuni di loro erano stati "picchiati" durante l'arresto e torchiati con interrogatori: è quanto accaduto — secondo Haaretz — ad alcuni palestinesi fermati in Cisgiordania dalle forze israeliane (Idf) durante un blitz avvenuto ieri a Qabatiyah. Il caso, stando al quotidiano non l'unico di questo tipo negli ultimi tempi, è stato riferito con tono indignato sui social anche da Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano Ta'al. "Sconvolgente e disgustoso: soldati e ufficiali scrivono numeri identificativi sulla fronte dei palestinesi a Qabatiyah prima di interrogarli", è stato il suo commento. "È così che si presenta la disumanizzazione: si cancella l'essere umano e lo si trasforma in un numero". L'Idf ha fatto sapere di aver condotto un'irruzione in un centinaio di edifici di Qabatiyah per cercare persone "coinvolte nella pianificazione di attentati", arrestando due sospetti. Fonti palestinesi e locali hanno invece riferito che il numero di fermati è stato più alto. Alcuni di loro, stando a tali fonti locali, sarebbero stati picchiati dai soldati. E diversi, al momento del rilascio, presentavano numeri scritti a pennarello sul volto e sul corpo. Uno dei detenuti ha spiegato che i militari israeliani avevano contrassegnato gli arrestati in tal modo probabilmente "a scopo di identificazione e organizzazione degli interrogatori". Come riporta sempre Haaretz, lo scorso aprile soldati israeliani avevano scritto numeri sulle mani di decine di donne palestinesi che entravano nel campo profughi di Jenin. L'Idf ha successivamente definito tale pratica come un "errore di valutazione" o una "cattiva valutazione".
29 minuti fa
Media: "Coloni israeliani attaccano un'ambulanza in Cisgiordania"
Un gruppo di coloni israeliani ha attaccato un'ambulanza della Mezzaluna Rossa palestinese che trasportava un paziente nella zona di Tel Rumeida, nel sud della Cisgiordania, secondo quanto riportato dai servizi di emergenza palestinesi, ripreso da Haaretz.
41 minuti fa
Usa: "I raid israeliani in Siria sono un'escalation non necessaria"
L'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per la Siria e l'Iraq, Tom Barrack, afferma che i presunti raid aerei israeliani contro l'aeroporto militare di Abu Duhur, nel nord-ovest della Siria, costituiscono un'"escalation non necessaria" che non favorisce la stabilità regionale. In una dichiarazione su X, l'ambasciatore ha affermato che gli Stati Uniti sono "profondamente preoccupati" per gli attacchi e ha aggiunto che Washington sta incoraggiando tutte le parti a dare priorità al "dialogo logico" rispetto a ulteriori incidenti militari.
47 minuti fa
Trump su Truth: "Stretto Hormuz nuovo territorio Usa"
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato sul suo social Truth una mappa dello Stretto di Hormuz con la dicitura: "Nuovo territorio degli Stati Uniti".
12:57
Dieci giorni assedio Qusra, allarme sindaco per carenza cibo
Al decimo giorno dell'assedio posto dai coloni israeliani, le famiglie del villaggio palestinese di Qusra, in Cisgiordania, rischiano una grave carenza di cibo e medicinali. L'allarme è stato lanciato dal sindaco Abdul Azim al-Wadi, come riporta Al Jazera. Il politico ha aggiunto che, secondo le informazioni ricevute dal consiglio comunale, le persone intrappolate nelle abitazioni dovranno affrontare una grave carenza di cibo e medicinali nelle prossime ore. Oggi è il decimo giorno dell'assedio posto dai coloni a tre case a Qusra, dove gli estremisti continuano ad arrivare quotidianamente, nonostante il dispiegamento militare israeliano nella zona. Sebbene le Forze armate israeliane (Idf) abbiano smantellato la struttura dove i coloni si erano accampati accanto alle case la scorsa settimana, questi gruppi continuano a recarsi nella zona nonostante l'esercito l'abbia designata 'zona militare chiusa'. Ieri sera, il proprietario di una delle case, il cittadino americano-palestinese Loui Abu Ridi, e' arrivato a Qusra dagli Stati Uniti ed è riuscito ad accedere alla sua abitazione con il permesso delle Idf. Al suo arrivo, ha appeso una bandiera americana a uno dei balconi nel tentativo di scoraggiare i coloni. L'agenzia di stampa ufficiale palestinese, Wafa, riferisce che i coloni si muovono liberamente all'interno della zona militare chiusa, che impone restrizioni di movimento nell'area a giornalisti e attivisti, sia internazionali che israeliani, che cercano di raggiungere le case per aiutare le famiglie.
12:53
Damasco: "Raid Israele è aggressione ingiustificata e viola nostra sovranità"
Le autorità siriane hanno condannato "nei termini più forti" i raid aerei "israeliani" che hanno preso di mira la base militare di Abu al-Duhur nel governatorato di Idlib, nel nord del Paese, definendoli un "atto di aggressione ingiustificato, una flagrante violazione della sovranità e dell'integrità territoriale della Siria e una pericolosa escalation che minaccia la sicurezza e la stabilità nella regione". E' quanto si legge in una nota del ministero degli Esteri di Damasco, secondo la quale il prosieguo di questi attacchi dall'8 dicembre 2024, mentre "lo Stato siriano ha esercitato moderazione e ha lavorato per consolidare la stabilità", dimostra "una volta ancora i tentativi dell'occupazione israeliana di minare questi sforzi e trascinare la regione verso ulteriore tensione e instabilità".
12:46
Qatar aspetta accordo Teheran - Oman su Hormuz prima di riprendere i negoziati con Washington
Il Qatar aspetta un accordo tra Iran e Oman su Hormuz prima di riprendere i negoziati più ampi tra Stati Uniti e Iran. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, riferisce 'Al Jazeera', ha affermato durante una conferenza stampa che i Paesi impegnati nella mediazione tra Iran e Stati Uniti torneranno a lavorare per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e per riavviare il dialogo tra le due parti, dopo che Iran e Oman avranno annunciato un accordo bilaterale sul transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Qatar ha riferito nei giorni scorsi che i negoziati tra Iran e Oman sulla riapertura dello Stretto di Hormuz hanno raggiunto una fase avanzata, con discussioni tecniche sulle rotte di navigazione.
12:45
Ue: "Ben Gvir? Israele rispetti obblighi protezione civili"
"Non commentiamo commenti o dichiarazioni, ma sono lieta di ribadire la nostra posizione, ovvero che l'Ue si aspetta che Israele rispetti tutti i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e che la protezione dei civili deve essere garantita in ogni momento". Lo ha dichiarato la portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anitta Hipper, rispondendo a una domanda sulle ultime dichiarazioni del ministro della Sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben-Gvir, che aveva richiesto l'uccisione di "30-40 persone ogni notte" a Gaza. "Vorrei inoltre ricordare che al momento è all'esame del Consiglio una proposta per inserire Ben Gvir nella lista delle sanzioni nell'ambito del regime globale di sanzioni dell'Ue in materia di diritti umani, e che l'Ue chiede la piena attuazione della Risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in linea con le altre pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu e con i principi del diritto internazionale", ha aggiunto la portavoce.
12:26
Ghalibaf domani a Baghdad, obiettivo "rafforzare cooperazione strategica"
Missione in Iraq per il capo del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, negoziatore della Repubblica islamica nei difficili colloqui con gli Stati Uniti. E' atteso domani a Baghdad alla guida di una delegazione parlamentare di alto livello per incontri con interlocutori iracheni incentrati sugli ultimi sviluppi in Medio Oriente, rende noto l'agenzia ufficiale iraniana Irna in un contesto di crescenti tensioni nella regione. L'obiettivo dichiarato di Teheran è rafforzare la "cooperazione strategica" con Baghdad e rivalutare gli "approcci congiunti" a sostegno di "stabilità e sicurezza" nell'area. Previsti colloqui sulla sicurezza ai confini, sulla cooperazione economica, secondo quanto riferito dai media iraniani. Mentre non si intravede una soluzione per la crisi nello Stretto di Hormuz, in cima all'agenda - dicono da Baghdad - ci sono anche le esportazioni di greggio dall'Iraq. La crisi nello Stretto di Hormuz continua ad avere un impatto pesante sulle esportazioni irachene. Nei giorni scorsi l'Iraq ha reso noto di aver esportato dall'inizio di agosto circa due milioni di barili di petrolio al giorno, un livello mai raggiunto negli oltre cinque mesi di tensioni nella regione, nonostante il blocco dello Stretto di Hormuz. A inizio mese il ministro iracheno del Petrolio, Bassem Mohammed Khudair, spiegava che prima di fine febbraio, quando Usa e Israele hanno annunciato l'avvio di operazioni militari contro l'Iran a cui Teheran non ha mancato di 'rispondere', ogni giorno tramite lo Stretto di Hormuz l'Iraq esportava circa 3,4 milioni di barili.
La missione di Ghalibaf a Teheran arriva dopo le denunce giunte ieri dal Kurdistan iracheno. Secondo l'antiterrorismo della regione sono stati fatti partire dal territorio iraniano due droni esplosivi che hanno preso di mira l'ufficio del premier Masrour Barzani e la residenza del capo dell'agenzia di sicurezza regionale. Per Teheran si tratta di un attacco "sospetto". Tutto dopo le indiscrezioni di Axios - presto smentite dall'Iran - secondo cui a maggio gli Usa avrebbero convinto il presidente del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, a fare da tramite con i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani. Il mese scorso era a Teheran il nuovo premier iracheno, Ali Falih al-Zaidi. In Iraq, nel difficile 'equilibrio' tra Usa e Iran, resta il nodo del disarmo delle milizie filo-iraniane. E per questo su Baghdad continua il pressing Usa. In Iraq per convenzione l'incarico di premier va a uno sciita.
12:03
Iran, Trump nel rischio della guerra senza fine, "realismo" alla prova
La guerra non è finita. Lo Stretto di Hormuz resta in gran parte chiuso e al centro dello stallo tra Teheran e Washington. Non sono mai iniziati negoziati nel dettaglio sul controverso programma nucleare dell'Iran. Gli Stati Uniti hanno ripristinato il blocco dei porti iraniani. Teheran chiede concessioni a cui l'Amministrazione Trump ha detto 'no'. E l'Amministrazione ha pubblicamente rinnegato diversi punti chiave del memorandum del 17 giugno con l'Iran, compreso lo sviluppo di un piano "con almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo" dell'Iran, una revoca delle sanzioni per consentire alla Repubblica islamica di vendere l'oro nero e un "dialogo" tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz. Tanto che Donald Trump si è spinto fino a minacciare di bombardare l'Oman (alleato degli Usa), "se dovesse mettersi in mezzo". È il quadro, come sintetizza il Washington Post, dopo che si è chiusa la finestra di 60 giorni prevista dal memorandum per l'avvio di colloqui che trasformassero quella che era stata presentata come una tregua in qualcosa di più ambizioso. Ed è, osserva il Post, quel genere di conflitto senza fine che Trump sosteneva di essere in grado di evitare, un conflitto senza una evidente soluzione militare, senza una svolta diplomatica all'orizzonte e con costi economici e politici di non poco conto. Così, evidenzia il giornale, prolungare lo stallo rischia di lasciare il tycoon con una guerra che mina uno dei presupposti fondamentali della sua identità. Passati 60 giorni dal memorandum, invece di celebrare un accordo sul nucleare che avrebbe potuto giustificare le operazioni militari contro l'Iran, Trump - osserva la Cnn - ha sfogato la sua frustrazione prendendo di mira 'amici' degli Stati Uniti. Non solo l'Oman. Anche l'ordine al Pentagono di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, altro alleato di Washington. Così, rileva la rete americana, Trump è sembrato intenzionato a capovolgere deliberatamente tutto quello che il mondo credeva di sapere sulla potenza americana e sui valori della politica estera e il 'caso' Oman e il 'caso' Corea del Sud sono "sintomatici di una politica estera priva di una strategia convenzionale, che mette deliberatamente da parte diplomatici ed esperti e sembra scaturire unicamente dal suo istinto".
12:01
Unhcr: "Oltre 850.000 sfollati in Libano tornati alle zone d'origine"
La crisi umanitaria e degli sfollati in Libano è tutt'altro che conclusa, ha ammonito oggi a Ginevra l'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Sebbene circa 860.000 persone siano tornate nelle loro zone d'origine, circa 360.000 rimangono sfollate e molte si trovano ad affrontare case danneggiate, distruzioni diffuse e mancanza di servizi essenziali. Secondo l'Unhcr, la situazione della sicurezza in Libano rimane fragile e i bisogni umanitari di centinaia di migliaia di persone restano enormi, sebbene l'intensità delle ostilità sia diminuita. Inoltre, "nonostante gli accordi di cessate il fuoco dichiarati, i nuovi raid aerei israeliani nel sud del Libano durante il fine settimana hanno innescato una nuova ondata di sfollamenti, con centinaia di famiglie in fuga verso nord in cerca di sicurezza", ha detto il portavoce dell'agenzia, Babar Baloch. Molte famiglie non sono ancora in grado di tornare alle proprie case a causa delle ingenti macerie, dell'insicurezza, della difficoltà di accesso alle proprie comunità e dei danni diffusi alle infrastrutture, con conseguenti interruzioni o carenze nei servizi sanitari, idrici ed elettrici, sottolinea l'agenzia dell'Onu. Durante il picco del conflitto - ricorda l'Unhcr - oltre un milione di persone risultavano sfollate all'interno del Libano. Governo e agenzie umanitarie sono mobilitate per gli aiuti, ma l'appello inter-agenzia per il Libano, pari a 639,9 milioni di dollari, è finanziato solo al 48%.
11:48
Capo negoziatore Ghalibaf domani in Iraq per colloqui
Il presidente del Parlamento e capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha guidato i negoziati con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra in Medio Oriente, si recherà in Iraq domani per colloqui, secondo quanto riportato dai media iraniani. Ghalibaf guiderà "una delegazione parlamentare di alto livello per discutere degli sviluppi regionali, rafforzare la cooperazione strategica tra Teheran e Baghdad ed esplorare soluzioni comuni per contribuire alla stabilità e alla sicurezza in Medio Oriente", han affermato l'agenzia di stampa iraniana Fars. La visita avviene mentre l'Iraq subisce pressioni da Washington per disarmare le potenti milizie sostenute dall'Iran, che hanno acquisito una notevole influenza politica e finanziaria nel Paese. Baghdad ha concesso ai gruppi armati filo-iraniani tempo fino al 30 settembre per disarmarsi, in concomitanza con la fine della missione della coalizione anti-jihadista a guida statunitense. L'Iran è in guerra con gli Stati Uniti dal 28 febbraio, data degli attacchi israelo-americani contro la Repubblica islamica, un conflitto che si è esteso a tutto il Medio Oriente. La visita di Ghalibaf avviene inoltre pochi giorni dopo l'attacco con droni contro l'ufficio del primo ministro della regione autonoma del Kurdistan iracheno, di cui le autorità curde hanno inizialmente incolpato Teheran. L'Iran ha negato qualsiasi coinvolgimento, affermando che l'incidente fosse un tentativo di minare le relazioni bilaterali. L'agenzia di stampa iraniana Isna ha riportato le dichiarazioni dell'ambasciatore di Teheran a Baghdad, Mohammad Kazem al-Sadeq, secondo cui la visita di Ghalibaf era stata pianificata in anticipo e dovrebbe durare due giorni.
11:08
Media: "Board of Peace valuta modello disarmo totale Hamas e ritiro completo Idf"
Il Board of Peace intende passare da un modello di graduale consegna delle armi di Hamas e successivo ritiro israeliano a un modello di consegna di tutte le armi in una mossa unica, in cui l'organizzazione terroristica consegnerà tutte le armi in suo possesso e Israele si ritirerà completamente dalla Striscia. Lo riporta Ynet, segnalando che la proposta è emersa nei colloqui tenuti ieri da Jared Kushner, genero e inviato speciale del presidente Usa Donald Trump, con il primo ministro Benjamin Netanyahu. ''Vogliamo un disarmo completo senza compromessi sulla questione e non intendiamo permettere alcun tipo di manovra sulla questione'', ha dichiarato una fonte interna al Board of Peace riportata da Ynet.
11:04
Hamas: "Impegnati in accordo di pace per Gaza sostenuto dagli Usa"
Hamas resta impegnato all’accordo di pace per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti. "Hamas è impegnato in questo processo concordato. È chiaro che, finora, la parte israeliana non ha dato ai mediatori una chiara approvazione alla road map", sottolinea all’Afp il portavoce di Hamas Hazem Qassem dopo l'incontro di ieri dell'inviato Usa, Jared Kushner con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
11:03
Siria, ministero: "Tre morti dopo esplosione centrale Tartus"
Tre persone sono morte in un'esplosione nella centrale termoelettrica di Tartus, in Siria. Lo riferisce il ministero della Sanità, citato da al Arabiya. I media statali siriani hanno riferito che tre persone sono morte in un'esplosione di origine sconosciuta in una centrale elettrica sulla costa mediterranea del Paese. L'agenzia di stampa Sana ha riportato "un'esplosione nella centrale termoelettrica di Banias", le cui cause sono ancora oggetto di indagine. Ha citato un funzionario sanitario regionale secondo il quale l'esplosione ha provocato tre morti.
10:56
Bonelli: "Sanzioni a Israele e indagini su italiani in Idf"
"A Netanyahu e alla sua banda di criminali al governo, come Smotrich e Ben Gvir, non è bastato radere al suolo Gaza e assassinare 80 mila civili, a maggioranza donne e bambini. Ora, per la loro campagna elettorale, consentono l'occupazione da parte dei coloni dei territori e delle case dei palestinesi in Cisgiordania. A Gaza bisogna uccidere 40 persone al giorno perche' non meritano di vivere: lo ha detto il ministro del governo d'Israele Ben Gvir. Un orrore che dimostra la volontà di annientare il popolo palestinese". Lo dichiara Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde. "Il reportage di Francesca Mannocchi per 'La Repubblica' è l'ennesima testimonianza della violazione del diritto internazionale che avviene nel silenzio e nella complicità dell'Europa e dell'Italia. Giorgia Meloni fa la vittima se riteniamo che lei sia politicamente responsabile di quanto sta accadendo, perché il governo italiano, insieme alla Germania, è quello che in Europa dice no alle sanzioni a Israele. Un doppio standard moralmente inaccettabile che porta ad approvare le giuste sanzioni contro la Russia e a chiudere gli occhi di fronte al genocidio a Gaza e all'occupazione dei coloni della West Bank", continua Bonelli. "Giorgia Meloni, se hai coraggio, adotta sanzioni contro Israele e apri un'indagine sui 928 italiani arruolati nell'esercito israeliano per verificare se hanno commesso crimini contro l'umanità. Giorgia Meloni, candida anche tu i bambini di Gaza al premio Nobel per la Pace".
10:44
Ghalibaf: "Hormuz chiuso finché Usa non rispettano intesa"
Lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non saranno revocati il blocco navale, non verranno rilasciati gli asset iraniani congelati, revocato l'embargo petrolifero, non saranno cessate le minacce e le operazioni militari su tutti i fronti e non saranno rispettati gli altri punti del memorandum d'intesa con gli Usa. Lo ha ribadito il capo negoziatore della Repubblica islamica e presidente del Parlamento, Mohammad Ghalibaf. "L'opportunità offerta dal memorandum d'intesa per la revoca del blocco e il cessate il fuoco ha contribuito in modo significativo ad accrescere la resilienza economica e a ricostruire le capacità di difesa dell'Iran", ha dichiarato Ghalibaf come riporta l'agenzia Tasnim. "La Repubblica islamica", ha avvertito, "è pronta a infliggere al nemico una sconfitta più pesante, proporzionata alle sue azioni e al suo procrastinare" gli impegni.
10:41
Siria accusa Israele per raid in aeroporto militare dismesso
La Siria ha accusato Israele di aver colpito un aeroporto nella provincia di Idlib (nord-ovest), dopo che una fonte della sicurezza ha riferito che la struttura militare, attualmente fuori servizio, era stata colpita da velivoli non identificati. "Aerei di occupazione israeliani hanno preso di mira la pista dell'aeroporto militare di Abu Dhuhour nelle prime ore di questa mattina con otto attacchi", ha dichiarato una fonte militare non identificata alla televisione di stato siriana, aggiungendo che "l'attacco ha causato danni materiali alle infrastrutture aeroportuali, ma nessuna vittima".
10:22
Idf: "Domenica ucciso a Khan Younis comandante Jihad Islamica"
''Domenica, l'Idf ha condotto un attacco nell'area di Khan Yunis ed eliminato il terrorista Tareq Anwar Khamis Ra'i, comandante di compagnia nell'unità di rifornimento della Jihad Islamica, che si era infiltrato nel Kibbutz Be'eri e aveva rapito un civile israeliano durante il massacro del 7 ottobre 2023''. Lo comunica il portavoce dell'Idf in una nota. ''Il terrorista continuava a pianificare attacchi terroristici contro le truppe israeliane ed è stato eliminato per neutralizzare la minaccia'', aggiunge la nota.
09:58
Yemen, attacco houthi contro raffineria in Arabia Saudita
I ribelli houthi hanno colpito una raffineria di petrolio sulla costa meridionale del Mar Rosso in Arabia Saudita. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa 'Houthi Saba' gli houthi "hanno preso di mira la raffineria Aramco di Jazan con diversi droni in risposta alle violazioni dello spazio aereo sui governatorati di Saada e Hajjah" nello Yemen.
09:51
Iran: transiti giornalieri da Hormuz ancora a cifra singola
I transiti navali attraverso lo Stretto di Hormuz sono rimasti a una sola cifra ieri, giorno della scadenza del memorandum tra Usa e Iran siglato a giugno, nonostante un leggero aumento rispetto al fine settimana. Lo si apprende dai dati preliminari sul traffico marittimo di Kpler, rilanciati da diversi media internazionali, che mostrano come sei sole navi mercantili abbiano attraversato lo Stretto ieri, tre in entrata e tre in uscita. Secondo i dati forniti da Kpler, la media degli ultimi 10 giorni è di 11 navi al giorno. Sabato tre navi hanno transitato dallo Stretto di Hormuz, domenica solo due, e nessuna di queste era una superpetroliera o nave gasiera per il trasporto del gas naturale liquefatto, anche se alcune imbarcazioni potrebbero attraversare lo stretto con i transponder spenti e non sono dunque considerate nel conteggio.
09:34
Telefonata Erdogan-Trump: focus anche su Gaza
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avuto un colloquio telefonico con il presidente americano Donald Trump durante il quale i due leader hanno affrontato temi come il conflitto Usa-Iran, l'intesa della Mecca siglata da Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, ma anche la seconda fase del processo di pace a Gaza. Secondo quanto riferito dalla presidenza turca, durante il colloquio sono state affrontate le relazioni bilaterali tra Turchia e Stati Uniti, nonché questioni regionali e globali. Erdogan ha sottolineato l'importanza di sfruttare al massimo gli strumenti della diplomazia per allentare le tensioni tra Iran e Stati Uniti, esprimendo l'auspicio che i negoziati proseguano - viene riferito - e ribadendo che la Turchia continuerà a sostenere gli sforzi per la pace. Erdogan ha inoltre dichiarato che, con l'accordo di difesa comune firmato insieme a Pakistan e Arabia Saudita, i tre Paesi hanno assunto una posizione forte a favore della stabilità e della sicurezza regionale. Il presidente turco ha poi evidenziato che, proprio mentre si punta a passare alla seconda fase del processo di pace a Gaza, si è registrato un aumento delle azioni del governo israeliano contro la popolazione palestinese. Erdogan ha ribadito che la Turchia continuerà a sostenere gli sforzi volti a garantire una pace duratura nella regione e a promuovere le iniziative per la ricostruzione di Gaza.
09:22
Iran, Araghchi accusa: "Israele è il principale ostacolo all'accordo con gli Usa"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha puntato il dito contro Israele, indicandolo come il vero responsabile del mancato accordo per un cessate il fuoco con gli Stati Uniti. "Il regime sionista è stato e rimane il principale oppositore e ostacolo all'attuazione del memorandum d'intesa. Hanno fatto di tutto per impedire il raggiungimento di tale accordo, di tutto per farlo fallire e di tutto per impedirne l'attuazione", ha dichiarato il capo della diplomazia di Teheran, secondo quanto riferisce l'agenzia Irna.
Araghchi ha inoltre respinto l'idea di una capitolazione iraniana: la richiesta di Donald Trump di una "resa incondizionata", ha sostenuto, non si è mai realizzata, perché l'Iran ha accettato la tregua e negoziato con Washington alle proprie condizioni. Il ministro ha ricordato che chi all'inizio del conflitto pretendeva la resa senza condizioni, poco dopo "imploravano l'avvio di negoziati". "Siamo stati noi a dire che non avremmo accettato un cessate il fuoco e abbiamo continuato la guerra fino a quando non abbiamo raggiunto un punto in cui hanno accettato un cessate il fuoco e i negoziati alle condizioni dell'Iran", ha aggiunto.
06:10
Iran, droni contro il premier curdo Barzani. Teheran: "Attacco sospetto, possibile false flag"
Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmail Baghaei, ha bollato come "sospetto" il raid con droni condotto ieri contro l'ufficio del premier del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, e la residenza del capo dell'intelligence regionale. Barzani ha attribuito gli attacchi a Teheran, definendoli "una pericolosa escalation e una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità della regione".
Secondo l'agenzia di Stato iraniana Irna, Baghaei ha messo in guardia contro "piani sinistri da parte dei nemici di Iran e Iraq", sostenendo che funzionari iracheni avrebbero segnalato attacchi "false flag" pianificati per incrinare i rapporti tra i due Paesi. Sullo sfondo le ricostruzioni secondo cui i curdi avrebbero fatto da canale riservato tra Washington e Teheran.
05:10
Nave colpita da un proiettile nello Stretto di Hormuz, un membro dell'equipaggio ferito
Una nave in transito in uscita dallo Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile di natura non identificata, che ha provocato danni alla sala macchine e una vittima tra l'equipaggio. Lo riferisce lo United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), l'organismo della Marina britannica che monitora il traffico marittimo nell'area, precisando di aver ricevuto la segnalazione martedì. Il resto dell'equipaggio è stato soccorso dalla Guardia costiera dell'Oman.
03:22
Iran: "Pronti ad attaccare per rompere il blocco Usa nello Stretto di Hormuz"
Teheran è pronta a un'azione militare per forzare il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz, qualora la via diplomatica per chiudere il conflitto dovesse fallire. Lo riferisce un funzionario iraniano citato dalla Reuters, secondo cui i negoziati con Washington sono in stallo: gli Stati Uniti avrebbero rifiutato di prolungare l'intesa temporanea sul cessate il fuoco, scaduta lunedì.
I contatti tra le parti proseguono comunque attraverso canali informali. L'ex direttrice dell'intelligence nazionale Usa, Tulsi Gabbard, avrebbe fatto recapitare un messaggio al comandante delle Guardie Rivoluzionarie, il generale Ahmad Wahidi, tramite un leader curdo iracheno vicino ai Pasdaran. Il genero di Donald Trump, Jared Kushner, ha parlato di un'intensificazione dei rapporti con Teheran: "I colloqui tra il governo statunitense e varie componenti del governo iraniano a tutti i livelli sono probabilmente più intensi ora che mai".
01:13
Erdogan a Trump: proseguano i negoziati Usa-Iran
Colloquio telefonico tra Recep Tayyip Erdogan e Donald Trump. Il presidente turco ha sottolineato l'importanza di sfruttare al massimo la via diplomatica per allentare le tensioni in Medio Oriente, auspicando in particolare che vadano avanti le trattative tra Washington e Teheran. Erdogan ha poi definito l'Accordo congiunto di difesa della Mecca, siglato questo mese da Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, un segnale di "una posizione forte nel garantire la stabilità e la sicurezza regionali".
Nel corso della conversazione si è parlato anche di Gaza. Secondo il leader di Ankara, "in un momento in cui l'obiettivo è passare alla seconda fase del processo di pace, si è registrato un aumento delle azioni del governo israeliano contro i palestinesi". Erdogan ha assicurato che la Turchia "continuerà a sostenere una pace duratura nella regione e le iniziative volte alla ricostruzione" della Striscia.