"Ho scelto Pesaro per vincere. In campo sono un all around" .

"Ho scelto Pesaro per vincere. In campo sono un all around" .

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E’ arrivato in extremis, ma in pochi minuti Tevin Mack si è già conquistato le simpatie dei tifosi: aperto, sorridente, solare, con tanta voglia di raccontarsi e comunicare, caratteristiche non sempre così comuni per i giocatori d’oltre oceano. La sua presentazione allo store di via Passeri è corsa via veloce e frizzante e ha fatto il pari con la sincerità mostrata rispetto ad alcune domande, come quella riguardante i motivi di questo arrivo sul filo di lana alla Cmt Orange Tools: "Ho avuto una grande annata l’anno scorso, prima vincendo la Supercoppa da mvp in Polonia, poi disputando i playoff in Grecia, risultando il top scorer della seconda parte di stagione, per cui - ammette Mack - capite che le mie aspettative sul mercato erano alte. Ho avuto dei colloqui con squadre che facevano l’Eurocup e la Champions League, ma alla fine queste trattative non si sono concretizzate, così ho ripensato alla proposta di Pesaro facendo prevalere altri aspetti oltre a quello riguardante il compenso economico. E cioè la possibilità di giocare per vincere, per la prima volta nella mia carriera".
Un vero globe-trotter, capace di cambiare squadra ogni anno, a volte anche due volte nella stessa stagione, il che è spesso sinonimo di giocatore problematico. Tevin ha sorriso spiegando: "Sono un benefattore per la mia famiglia. Dovendo aiutare i membri del mio nucleo familiare, che è numeroso, l’aspetto economico ha avuto la priorità nelle scelte fatte, non importava dove mi chiamavano a giocare, Arabia Saudita, Libia, Cina. E comunque tutte queste esperienze mi hanno lasciato la capacità di sapermi adattare umanamente in qualsiasi paese e cultura".
Ma l’Italia gli era rimasta nel cuore: "Ho sempre sperato di tornare. A Capo d’Orlando vivevo praticamente sul mare: buon cibo, bella gente, grande atmosfera al palas. Sono convinto che anche qui a Pesaro potrà essere così. I fans italiani sono passionali, così come quelli greci, e io amo ricambiare questo calore". Indosserà la maglia n.1 e la scelta rivela una bella autostima: "Quando giocavo all’high-school volevo diventare il numero uno per questo lo scelsi, poi è diventata una tradizione vestire quella canotta: qui era libera e me la sono presa". Ha incontrato i compagni nella mattinata, per una seduta di pesi e tiro, ma il primo vero allenamento lo ha svolto nel pomeriggio, dopo la presentazione: "Ho avuto la sensazione di trovarmi in un gruppo sano, la chimica sarà importantissima fra noi" dice. E sul ruolo non si fa troppi problemi: "Sono un all-around che può coprire i ruoli dal 2 al 4: ho movenze da esterno ma sono versatile e non disdegno altre posizioni, vado dove serve alla squadra". E chiude con una battuta: "Alcuni scorer non amano molto difendere, è vero, ma io preferisco fare una doppia doppia piuttosto che un bottino di punti senza rimbalzi".
Elisabetta Ferri
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