Salvate il «soldato Madre», il museo d’arte contemporanea Donnaregina, nel centro storico di Napoli, che quest’anno conta ventimila visitatori (20.4910 in totale, fino a metà maggio). Pochi, troppo pochi. Molti meno dei 150mila fissati come obiettivo possibile nel 2020, prima del Covid, ai tempi di Andrea Viliani direttore, cui sono seguite due donne al comando: Kathryn Weir ed Eva Fabbris.
Nella città dell’overtourism, che ogni weekend registra l’ennesimo, strepitoso record di turisti, il colorato museo rimane nelle retrovie, nonostante le opere degli artisti in collezione, da Jeff Koons ad Anish Kapoor, da Mimmo Paladino a Damien Hirst, da Andy Warhol a Roy Lichtenstein, Michelangelo Pistoletto, Richard Serra, Robert Rauschenberg... Di qui l’operazione rilancio, necessaria per questo spazio culturale. Una missione, si spera non impossibile, affidata a un «cervello di ritorno», che però non ama definirsi così, né ama le etichette, di qualsiasi tipo. Codino, anelli, girocollo nero su giacca chiara, occhi chiarissimi e limpidi. Eugenio Viola, 51 anni, critico d’arte, è il nuovo direttore del Madre, ma conosce già, dall’interno, sale e persone. A partire dalla presidente della Fondazione Donnaregina, Angela Tecce, chiamata a sostenerlo e a osare, «Giovane valentissimo: è stato anche un mio allievo» certifica lei. Lui beve un sorso d’acqua, e dice: «Non torno in un luogo qualsiasi, ma in un luogo che ha contribuito a definire il mio modo di pensare un museo. Un museo oggi deve essere aperto, accessibile, internazionale e inclusivo. Non solo come spazio di esposizione, ma come organismo vivo di pensiero, relazione, produzione culturale e trasformazione» indica la rotta che lo riporta a casa dopo dieci in giro per il mondo. Un rientro che vorrebbe a vele spiegate, ma sa bene che è anche prova del fuoco. «Ci vuole coraggio anche a rientrare».
Museo Madre, il nuovo direttore è Eugenio Viola: 51 anni, napoletano
Napoletano di Scampia, quartiere d'origine e prossima residenza, per almeno un triennio: lo ha scelto una commissione guidata dalla dirigente regionale Rosanna Romano, tra 33 candidati, 4 incontrati ai colloqui, tra cui l'uscente Eva Fabbris, seconda classificata, avanti ad Andrea Bruciati e Fabio Migliorati, ma superata di 10 punti in graduatoria dal vincitore dell’avviso pubblico, «che ha avuto il voto massimo per il progetto». Verso un cambiamento, dunque. Quale? «L’obiettivo è fare del Madre un museo di riferimento non solo per Napoli e per la Campania, ma per l’Italia, il Mediterraneo e i Sud globali», spiega Viola, tenendo insieme carriera e visione. «È per me una grande emozione e allo stesso tempo un impegno molto serio». Come ultimo incarico, è stato capo curatore del Mambo di Bogotà («Non avrei potuto vivere lì se non fossi nato a Napoli»); in precedenza al Pica, «giù» in Australia. «In fondo il Sud è sempre stato parte del mio percorso, quasi una forma di responsabilità. Sono felice di riportare questa esperienza a Napoli, viva il Sud» dichiara alla presentazione con il governatore Roberto Fico alla sua destra, che gli stringe la mano e comincia a delineare la sua nomenclatura. Difatti il presidente della Regione cita Pierpaolo Sepe, direttore artistico al Trianon, dopo Maurisa Laurito, scelto sempre con una selezione pubblica. «Continueremo a dare ampia risonanza a bandi e avvisi» sostiene Fico, svelando che, ultimamente, legge volentieri «curriculum più che libri».
Viola è stato anche curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia (edizione n. 59 nel 2022); mentre la sua esperienza al Madre è datata 2009-2016. Qui il critico d’arte si è occupato delle prime grandi mostre istituzionali in Italia dedicate a Boris Mikhailov e Francis Alÿs, di un'installazione permanente di Daniel Buren, delle retrospettive di Vettor Pisani e Giulia Piscitelli. Basterà per questa sfida? «Non torno al Madre per guardare indietro, ma per mettere ciò che ho imparato altrove al servizio del suo futuro» rimarca il neodirettore, deciso a mettersi subito al lavoro. «All'estero le ferie a luglio e agosto non esistono».
Nel suo progetto, la collezione deve riessere centrale, la programmazione concepita come «sistema pluriennale riconoscibile, non semplice sequenza di eventi», ma utile a rafforzare l’identità del museo, e ampliare i pubblici. Si capisce perché. Dai numeri dei visitatori e non solo. Resta un'intenzione l'ampliamento delle sale come la creazione della rete di musei presso via Duomo. E il Madre in via Settembrini, peraltro, si regge su fondi regionali, da sempre, da 21 anni. Ma con un budget decisamente ridotto dai 4 milioni dell'era Bassolino e della creatività di Eduardo Cicelyn. Di qui l’urgenza di andare oltre la programmazione artistica, puntando su privati, membership e nuove forme di partecipazione, coinvolgendo anche i giovani, soprattutto i più svantaggiati, tramite scuole e laboratori. Del resto, Viola riparte proprio da Scampia, dal parco Fiorito dove è cresciuto e ancora abita sua mamma. «Oggi celebriamo il ritorno a casa di un figlio eccelso di questa terra» aggiunge l'assessore alla Cultura, Ninni Cutaia, augurandogli buon lavoro.