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- Magdy Shalaby, l’imprenditore solidale di Rozzano: “Ho riparato gratis i danni alla scuola Calvino. Così restituisco l’aiuto che ho ricevuto”
L’uomo nel 2006, ancora minorenne, era stato accolto nel Comune del Milanese. Ora con la sua ditta edile ha sistemato l’istituto danneggiato durante l’autogestione: “Chi rompe deve essere mandato a casa”

Magdy, l’imprenditore solidale «Restituisco l’aiuto che ho ricevuto» Rozzano, Shalaby con la sua ditta edile ha riparato gratuitamente i danni provocati alla scuola Calvino

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Rozzano (Milano), 25 ottobre 2026 – Magdy Shalaby è l’imprenditore che ha riparato i danni provocati all’istituto Calvino, devastato venerdì durante l’autogestione. Dietro questa scelta c’è una storia personale che affonda le radici nel 2006, quando Magdy arrivò in Italia ancora minorenne. Fu accolto nella comunità di don Massimo Mapelli, dove trovò un ambiente capace di aiutarlo a muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Proprio nel settore edile iniziò il suo percorso professionale, anche grazie a persone che gli offrirono sostegno e opportunità, tra cui Enzo Del Fiaro, caposquadra che, ricorda Magdy, lavorava gratuitamente per aiutarli.
Quando è arrivato in Italia?
“Nel 2006, avevo 16 anni. Ero solo e sono stato accolto in comunità. Quello che ho fatto per la scuola è un modo per ricambiare e dire grazie a quello che questo Paese ha fatto per me”.

I danni all'Istituto
Come è venuto a conoscenza dell’episodio al Calvino?
“Abito a Rozzano: ho visto sul sito del Comune quello che stava succedendo. Così ho chiamato il sindaco e gli ho detto che volevo dare una mano. Era la mattina dopo, sabato, stavo andando a Milano con la mia squadra di lavoro, ma abbiamo deciso di andare a vedere direttamente che cosa si potesse fare all’interno della scuola. C’erano molti danni. Ho parlato con la dirigente: se ci avessero dato l’autorizzazione, in due giorni avremmo sistemato tutto. Gratuitamente, compresi i materiali, che sarebbero stati a carico nostro. Non ci credevano”.
La scuola temeva di non riuscire a riaprire lunedì mattina?
“Sì, erano molto preoccupati. Abbiamo lavorato senza nemmeno fare la pausa pranzo, proprio per riuscire a finire in tempo”.
Perché ha deciso di impegnarsi in prima persona?
“È la mia città. Questa scuola potrebbe essere frequentata anche dai miei figli. Quando ho visto quello che era successo, ho pensato che fosse giusto fare qualcosa. Ho ricevuto tanto aiuto quando sono arrivato in Italia e oggi, che posso farlo, voglio restituire”.
Quanto ha contato la comunità di don Massimo Mapelli nel suo percorso?
“Tantissimo. Sono stato accolto quando ero un ragazzo e avevo bisogno. Ho imparato molto anche grazie a Enzo Del Fiaro, un caposquadra che lavorava gratuitamente per noi. Ci sono state persone che mi hanno dato una possibilità e che mi hanno aiutato a crescere. Mio papà, che oggi non c’è più, mi diceva sempre “Comportati bene nel Paese dove vai, perché ti vorranno bene e ti aiuteranno“. Voglio dire un grazie particolare a mia moglie. Mi sostiene sempre, mi supporta ed è vicina nei momenti belli e in quelli difficili”.
Cosa si sente di dire ai ragazzi che hanno provocato i danni?
“Vorrei che capissero che quello che è successo non è uno scherzo. Se ci sono stranieri coinvolti, dico loro che chi vive in un Paese deve rispettarlo: chi rompe deve essere mandato a casa. I genitori devono seguire i propri figli e non pensare a loro”.
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