Una circolare firmata a settembre riscrive un regolamento del 1963 e recupera una giornata di assenza che per anni è rimasta a carico del lavoratore.
Nelle aziende la scena si ripete da tempo: il dipendente avvisa di non stare bene, resta a casa, e il certificato che arriva porta la data del giorno successivo. Chi gestisce le presenze si trova con una giornata scoperta e deve decidere come contabilizzarla. La domanda è pratica: in malattia, chi paga se la visita slitta al giorno dopo? La circolare Inps 92/2026, pubblicata il 4 settembre, ha spostato il confine. Con il parere favorevole del ministero del Lavoro e un’interpretazione evolutiva del regolamento del 1963 sulla procedura di malattia del lavoratore, l’Istituto ha esteso la tutela previdenziale al giorno che precede il rilascio del certificato anche quando la visita avviene in ambulatorio.
Indice
- Il paradosso che l’Inps ha voluto correggere
- Cosa è cambiato nell’organizzazione della medicina di base
- Perché quella giornata pesa sul trattamento economico
- Il perimetro della nuova tutela
- Come muoversi tra dipendente e medico curante
Il paradosso che l’Inps ha voluto correggere
Fino a oggi la disciplina distingueva in base al luogo della visita, e la distinzione produceva un risultato difficile da giustificare.
Il lavoratore visitato a domicilio poteva vedersi riconosciuto il giorno precedente, purché il medico lo indicasse nel campo «Dichiara di essere ammalato dal…» del certificato telematico. Quello che si recava in ambulatorio no: per lui la malattia partiva dalla data del certificato, senza possibilità di retroagire salvo situazioni particolari.
La logica originaria aveva un fondamento. I contratti dei medici di medicina generale consentono di eseguire la visita domiciliare richiesta dal paziente entro le ore 12 del giorno immediatamente successivo, e soltanto se ritenuta strettamente necessaria. Il ritardo, in quel caso, era scritto nelle regole del servizio.
Il difetto stava nel non aver esteso lo stesso ragionamento all’ambulatorio, dove il ritardo dipende ormai altrettanto poco dalla volontà del paziente.
Cosa è cambiato nell’organizzazione della medicina di base
L’Istituto ha costruito la nuova lettura su un dato di realtà, e lo ha esplicitato nella circolare.
Il primo elemento è la diminuzione dei medici di base. Il secondo è l’aumento dei compiti organizzativi e assistenzialiin capo a quelli rimasti. Il terzo è la diffusione degli accessi programmati, che ha sostituito l’ambulatorio ad accesso libero con un sistema di appuntamenti.
Chi telefona per una visita non entra più nello studio quel giorno. Ottiene uno slot, e lo slot cade quando la disponibilità lo consente. Con il vecchio criterio, il tempo di attesa si scaricava per intero sulla busta paga del lavoratore.
Perché quella giornata pesa sul trattamento economico
La data di inizio dell’evento non serve solo a riempire un campo del certificato. Determina più conseguenze insieme.
Individua i primi tre giorni di malattia, la carenza, che restano a carico del datore di lavoro e non sono indennizzati dall’Istituto. Incide sulle percentuali di indennizzo, che cambiano lungo la durata dell’assenza. E concorre a stabilire il periodo massimo coperto dalla tutela.
Uno spostamento di ventiquattr’ore modifica quindi il conteggio a più livelli, non soltanto per la giornata contestata.
Un operaio si assenta martedì con la febbre e viene visitato mercoledì. Se il martedì rientra nell’evento, i tre giorni di carenza si chiudono giovedì e l’indennità Inps parte da venerdì. Se resta fuori, tutto slitta e una giornata di indennizzo si perde.
Il perimetro della nuova tutela
La circolare produce effetti dal 4 settembre e si applica anche alle certificazioni di continuazione e di ricaduta, non solo al primo certificato di un evento.
La retrodatazione ammessa è di una giornata. Se il certificato indica un inizio anteriore di più di un giorno rispetto alla data di rilascio, la copertura non opera.
Resta poi un’esclusione che vale la pena conoscere prima di contarci. Il giorno precedente non viene riconosciuto quando è un festivo infrasettimanale, un sabato o una domenica. In quei casi, osserva l’Inps, il lavoratore avrebbe potuto rivolgersi al servizio di continuità assistenziale, l’ex Guardia Medica: esiste un canale attivo per farsi certificare, e viene meno la ragione che giustifica lo spostamento.
Chi sta male il sabato e va dal proprio medico il lunedì, quindi, avrà la malattia dal lunedì.
Come muoversi tra dipendente e medico curante
Sul piano operativo la novità richiede attenzione da entrambe le parti del rapporto.
Il lavoratore che si assenta prima di essere visitato ha interesse a segnalare al medico il giorno effettivo di inizio dei sintomi, perché la retrodatazione non è automatica: passa dalla compilazione del campo dedicato nel certificato telematico. Se il medico indica solo la data della visita, quel giorno resta fuori.
Il datore di lavoro, dal canto suo, deve aggiornare i criteri con cui contabilizza carenza e indennizzo per i certificati ambulatoriali emessi dal 4 settembre. Per chi adotta il calendario differito, l’allineamento del Libro unico del lavoroarriverà a ottobre, quando verranno registrate le presenze di settembre.