CAORLE (VENEZIA) - Un pomeriggio di vacanza e spensieratezza trasformato in una tragedia improvvisa sotto gli occhi dei bagnanti e dei famigliari. Intorno alle 14 di ieri, sulla spiaggia di Ponente a Caorle, un turista austriaco di 59 anni ha perso la vita a causa di un malore che lo ha colto mentre si trovava in acqua. L'allarme è scattato all'altezza della torretta di salvataggio numero 35.
Il primo ad accorgersi della gravità della situazione e ad accorrere in aiuto è stato il fratello dell'uomo, che si trovava a poca distanza. Insieme a lui sono intervenuti i bagnini di salvataggio della Torretta 35, che vedendo l'uomo in evidente difficoltà si sono tuffati in mare per sostenere le operazioni di recupero e riportare il cinquantanovenne a riva. Adagiato sulla battigia, i bagnini e il personale di salvataggio hanno avviato le manovre di primo soccorso e rianimazione cardiopolmonare, applicando i protocolli d'emergenza. Nel frattempo è scattata la chiamata al 118, che ha inviato sul posto i sanitari del Punto di Primo Intervento di Caorle e coordinato l'invio dell'elisoccorso decollato dall'ospedale di Treviso.
Nonostante i lunghi, disperati e ripetuti tentativi di rianimazione effettuati dall'équipe medica, per il cinquantanovenne austriaco non c'è stato nulla da fare. Sul posto sono giunti anche i militari della Guardia Costiera della Capitaneria di Porto di Caorle per effettuare i rilievi di legge e gestire la sicurezza nell'area interessata dai soccorsi.
I precedenti
L'episodio si inserisce nel drammatico bilancio delle emergenze di fine stagione lungo la riviera veneziana. Nella giornata del 31 agosto si erano registrate altre due vittime tra Caorle e Bibione Pineda, colpite sempre da un malore mentre si trovavano in acqua. Con ieri il quadro complessivo dei decessi avvenuti durante l'estate sulle spiagge del litorale veneziano sale purtroppo a 13 vittime. Eventi drammatici che si sono registrati in tutti i lidi del Veneto orientale.
Complessivamente si contano 5 decessi a Caorle e 4 a Bibione dall'inizio della stagione estiva. A Jesolo le tragedie sono state 3, compresa quella di un giovane rimasto vittima di un fatale tuffo, mentre un altro episodio si è verificato lungo il litorale di Cavallino-Treporti. La stragrande maggioranza delle fatalità è stata causata da malori cardiaci insorti durante la balneazione o mentre i turisti passeggiavano lungo la battigia nel periodo compreso tra luglio e agosto quando l'afa e il caldo erano diventati insopportabili.
«Resta fondamentale, a fronte di questo doloroso computo, il costante lavoro di prevenzione e presidio svolto dalle reti di assistenza della costa - spiega Luca Michelutto, direttore generale di Bibione spiaggia - Gli operatori del salvataggio, le addette al Primo soccorso di spiaggia e i sanitari del 118 del litorale hanno infatti portato a termine centinaia di interventi di soccorso e recupero in mare dall'inizio dell'estate, evitando che il bilancio delle vittime potesse assumere proporzioni ancora più drammatiche. Grazie alla loro preparazione e attenzione costante, con l'impegno dell'Azienda sanitaria 4, i milioni di vacanzieri che hanno affollato i nostri litorali hanno potuto ricevere ogni assistenza, di fatto permettendo loro un'estate in sicurezza».
«La stagione sul litorale veneto volge al termine con centinaia di salvataggi - spiega Matteo Giardini Delegato della Federazione Italiana Salvamento Acquatico di Venezia - Per analizzare il fenomeno occorre distinguere tra annegamento vero e proprio, pre-annegamento e sindrome da annegamento. Il fattore tempo è fondamentale: come Fisa chiediamo di svolgere sempre le formazioni, che includano anche il nuoto operativo e le tecniche di voga in mare. L'organizzazione è disomogenea tra i vari presidi: il pattino a remi tradizionale è omologato per onde fino a 40 cm, risultando difficoltoso da usare in caso di mare mosso. Molti investono anche in imbarcazioni a motore e rescue board ogni 150 metri che permette un intervento rapido e più sicuro; serve quindi una precisa volontà politica per standardizzare il servizio.
In caso di intervento l'operatore deve intervenire con maschera, pinne, aeratore e dispositivi galleggianti come rescue can o tube. La eventuale mancanza di formazione nei corsi fa sì che molti interventi avvengano a mani nude, esponendo a rischi anche il soccorritore. La nostra proposta prevede verifiche stringenti delle competenze prima dell'inizio della stagione e la presenza anche di moto d'acqua con due operatori almeno ogni 1000 metri per coprire gli interventi oltre i 100 metri dalla riva».