Quattro o cinque computer spariti in una notte di marzo dal liceo di Casacalenda, in provincia di Campobasso: un furto già denunciato, che oggi potrebbe pesare sul giallo di Pietracatella, il caso di madre e figlia avvelenate con la ricina il 27 e 28 dicembre 2025.
Venerdì 16 ottobre la polizia ha perquisito la scuola, ultima tappa dei controlli informatici disposti dalla Procura di Larino per capire chi abbia cercato sul web notizie sul veleno. Nel liceo insegna come docente di sostegno Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, il padre delle vittime, già ascoltata sei volte in Questura.
Il furto e le ricerche sulla ricina
A portare via le postazioni sono stati degli ignoti, entrati nell’istituto di notte. Le forze dell’ordine avevano già avviato gli accertamenti, ma nel quadro dell’inchiesta sull’avvelenamento il colpo assume un significato diverso. Quei computer erano in piena attività fino al momento del furto, cioè proprio nel periodo in cui qualcuno potrebbe essersi documentato sulla sostanza letale. Senza le macchine, nell’acquisizione delle prove si apre un vuoto che non si può colmare. Tra gli inquirenti si ragiona su due ipotesi: un normale furto di hardware oppure una sparizione mirata a eliminare elementi compromettenti.
La scuola è una delle quattro finite nel mirino delle perquisizioni, tutte legate a persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta.Intanto si lavora su ciò che è rimasto nell’istituto. I periti informatici della Polizia stanno analizzando gli hard disk superstiti, alla ricerca di cronologie web cancellate, ricerche su sostanze tossiche e accessi anomali. Sotto esame c’è anche la configurazione dell’eventuale server proxy della scuola, il nodo che fa da filtro alla connessione: dal traffico internet e dai log di rete si cercherà di stabilire se da quell’indirizzo IP siano mai partite ricerche sulla ricina, a che ora e attraverso quale utente.
Ultimo aggiornamento: venerdì 16 ottobre 2026, 13:52
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