Non siano soltanto le banche a contribuire alla prossima Manovra. Dal palco del Forum della Coldiretti è il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina a ribadire la posizione del mondo del credito sulla prospettiva di un nuovo prelievo da 5 miliardi, la cui forma non è stata ancora chiarita, per finanziare gli interventi della legge di Bilancio allo studio del governo. Il comparto è «sempre disponibile» a dare una mano a patto di non essere l'unico chiamato in causa, ha ricordato. Anche perché tra banche e governo è in vigore un accordo triennale raggiunto lo scorso inverno per complessivi 10,7 miliardi generati con lo slittamento della deducibilità delle Dta (Deferred Tax Assets o attività per imposte anticipate).
A quell'accordo «io ci ho creduto», ha commentato l'amministratore delegato di Ca' de Sass, che ha speso elogi sulla gestione dei conti pubblici tenuta dal governo. Nelle ultime settimane il settore è stato tuttavia ripetutamente tirato in ballo alla ricerca di coperture. Il Documento programmatico di bilancio (Dpb) licenziato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana, traccia lo schema di una Manovra da 23,5 miliardi, di cui 14,4 circa di flessibilità europea per difesa ed energia e altri 9 miliardi circa di altre entrate, di cui 5 miliardi da ottenere con «misure a carico del settore finanziario», inteso in senso ampio.
Gli spazi non sono molti e, come emerso anche dal vertice di maggioranza di lunedì sera, gli interventi dovranno trovare un equilibrio tra le priorità della maggioranza e i margini finanziari disponibili. I tecnici del Tesoro sono in attesa di capire il giudizio di Bruxelles. La stesura della legge di Bilancio per il prossimo anno «è complessa, il momento del Paese è complicato: ritengo che l'approccio di Giorgetti nel tenere il bilancio in sicurezza sia vincente perché lo scenario di Usa e Francia con il debito e un effetto contagio può essere significativo: non si possono escludere effetti contagio da altri Paesi», ha sottolineato Messina.
Il banchiere ha però anche ricordato che su 50 miliardi di utili, gli istituti pagano già tasse per 25 miliardi. Inoltre «banche e assicurazioni sono i principali sostenitori del debito pubblico del Paese».
Un'esposizione che dopo l'accordo dello scorso anno è aumentata a 400 miliardi per gli istituti, cui si aggiungono 200 miliardi circa in pancia alle compagnie.
«Oggi è necessario fare squadra, non dividersi e fare polemiche», ha concluso il manager.
Il mondo del credito, intanto, si riunirà oggi in occasione del comitato esecutivo dell'Abi, cui parteciperà in video-collegamento Piero Cipollone della Banca centrale europea. Convocata prima della pubblicazione del Dpb per discutere del rinnovo del contratto dei bancari, la riunione sarà anche una prima occasione istituzionale per fare il punto sul possibile prelievo, in attesa di avere testi chiari che spieghino nel dettaglio la portata dell'intervento e come i 5 miliardi indicati saranno suddivisi all'interno del settore finanziario. Secondo Messina, «se devono essere valutati interventi diversi allora tutte le aziende che hanno utili superiori a 500 milioni, quelle aziende che guadagnano tanto, potranno contribuire».
In realtà che l'intervento non riguardi soltanto il credito era già emerso quando oltre alle compagnie si è parlato di «istituzioni finanziarie» in generale. I contorni sono tuttavia ancora tutti da definire, così come le modalità di intervento tra indiscrezioni che si rincorrono rispetto ad anticipi di tassazione, ricorso alle Dta e altro.
Il perimetro
Per il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, anche «Cassa Depositi e Prestiti e altre realtà» dovrebbero essere coinvolte, allargando il perimetro oltre banche e compagnie. Il ministro degli Esteri ha parlato in occasione del Forum Welfare Italia, organizzato da Unipol e The European House-Ambrosetti, a margine del quale si è trattenuto in un lungo colloquio («chiacchiere amichevoli») con il presidente del gruppo assicurativo bolognese, Carlo Cimbri.
Al momento, sono tutte ipotesi di scuola, fughe in avanti da considerare soltanto in astratto, mentre si cercano di delineare i contorni del disegno di legge di Bilancio che, in teoria, sarebbe dovuto arrivare alla Camera - da dove partirà l'esame del provvedimento - già ieri. Probabile che il Cdm non discuta del testo neppure nella riunione di venerdì.
Entro il fine settimana potrebbero arrivare i primi pareri della Ue sugli interventi da finanziare con i margini di bilancio concessi dalla Ue. Bruxelles potrebbe anche dare alcune indicazioni sulla richiesta dell'Italia di tenere in considerazione gli effetti dell'inflazione galoppante sull'andamento della traiettoria della spesa netta, il nuovo indicatore chiave delle regole di bilancio comunitarie. Il caro-vita, infatti, gonfia per il prossimo anno le spese indicizzate, come le pensioni e l'assegno unico.
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