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Mantenimento figli: meglio l’assegno o il pagamento diretto?

October 6, 2026

Differenze tra mantenimento diretto e assegno perequativo: scopri quando la legge permette di pagare le spese senza versare un fisso mensile.

La gestione economica della prole dopo la rottura di una relazione rappresenta uno dei temi più dibattuti nelle aule di giustizia. Fino a vent’anni fa, la regola era quasi scolpita nella pietra: il genitore che non viveva con i figli firmava ogni mese un assegno e delegava ogni scelta all’altro. Questo sistema, pur garantendo una certa stabilità finanziaria, rischiava di allontanare psicologicamente il genitore non convivente dalla realtà quotidiana dei propri ragazzi. La riforma introdotta nel 2006 ha provato a rimescolare le carte, cercando di favorire una partecipazione più attiva e consapevole di entrambi i genitori alla vita dei minori. Oggi, di fronte a un panorama normativo che punta sull’affidamento condiviso, molti genitori si pongono una domanda pratica fondamentale: per il mantenimento dei figli è meglio l’assegno o il pagamento diretto? La scelta tra queste due modalità non è solo una questione di conti correnti o di bonifici bancari. Essa riflette il modo in cui i genitori intendono collaborare per il benessere dei figli e come il tribunale valuta l’equilibrio tra i redditi di ciascuno. In questo articolo esploreremo come la legge gestisce queste diverse forme di contribuzione, analizzando i vantaggi di una spesa immediata e i motivi per cui, nonostante i desideri del legislatore, l’assegno mensile resta ancora la soluzione più adottata dai magistrati italiani.

Indice

Quali sono le differenze tra mantenimento diretto e indiretto?

Il concetto di mantenimento si è evoluto nel tempo, passando da un obbligo puramente monetario a una forma di assistenza più complessa. Prima del 2006, il genitore non affidatario assolveva al proprio dovere quasi esclusivamente attraverso il versamento di una somma prestabilita. Il legislatore ha però introdotto una modifica significativa nell’attuale testo del codice civile (art. 337-ter, comma 4, cod. civ.), dove l’inciso «ove necessario» riferito all’assegno suggerisce che questa non debba essere per forza la modalità predefinita. Il mantenimento diretto consiste nel sostenere in prima persona le spese per i figli quando questi sono con noi. In pratica, il genitore acquista vestiti, libri, paga lo sport o il dentista senza passare attraverso le mani dell’altro coniuge.

Il mantenimento indiretto, invece, è il classico assegno periodico. Questa modalità viene spesso paragonata dalla dottrina a una sorta di “delega in bianco”. Il genitore che versa i soldi non ha un controllo immediato su come vengono spesi, mentre l’altro ha il compito di gestire il budget familiare nell’interesse dei figli. Molti giuristi sostengono che la modalità diretta sia preferibile perché favorisce rapporti più stretti e frequenti tra genitori e prole, evitando che il legame si riduca a una questione puramente economica. Tuttavia, il mantenimento diretto richiede un livello di fiducia e organizzazione che non tutte le coppie separate possiedono, specialmente nelle prime fasi della crisi familiare.

Quando il pagamento dell’assegno diventa davvero necessario?

Nonostante la legge sembri prediligere la forma diretta, i tribunali continuano a emettere decreti che prevedono l’assegno periodico. Questo accade perché l’obbligo di mantenimento deve rispettare il principio di proporzionalità. La funzione dell’assegno è diventata oggi prevalentemente quella di riequilibrare le situazioni in cui i genitori hanno redditi molto diversi o tempi di permanenza con i figli molto sbilanciati. In questi casi, l’assegno assume una natura “perequativa”. Esso serve a pareggiare i conti affinché il figlio possa godere di uno stile di vita simile in entrambe le case (Cass. civ. 5 giugno 2023, n. 15693).

Il versamento dell’assegno diventa indispensabile quando:

L’idea che l’affidamento condiviso porti a una divisione paritaria e automatica delle spese è un errore comune. La Corte di Cassazione ha chiarito che il fatto di condividere le responsabilità non implica che ciascuno debba provvedere in modo autonomo e identico alle esigenze dei minori (Cass. civ. 17 settembre 2020, n. 19323). L’assegno resta quindi la “valvola di sicurezza” del sistema, necessaria per riequilibrare gli oneri economici ogni volta che la semplice spesa quotidiana non basta a garantire la giustizia distributiva tra i genitori.

Perché il mantenimento diretto è difficile da applicare?

Nella vita di tutti i giorni, il sistema delle spese dirette si scontra con ostacoli pratici che molti genitori faticano a superare. Affinché il mantenimento diretto funzioni, servono tre ingredienti fondamentali: disponibilità di tempo, correttezza tra le parti e una solida diligenza. Purtroppo, questa modalità si presta facilmente ad abusi. Un genitore potrebbe limitarsi a pagare solo lo stretto necessario (come il cibo durante il weekend) e tralasciare tutte le altre necessità come l’abbigliamento, il materiale scolastico o le cure mediche. Questo comportamento costringe l’altro genitore a farsi carico di tutte le restanti esigenze, creando uno squilibrio insostenibile.

Inoltre, il mantenimento diretto è molto più difficile da sottoporre a esecuzione forzata. Se un genitore non versa l’assegno, l’altro può agire legalmente con relativa semplicità. Se invece un genitore non acquista le scarpe nuove al figlio pur essendosi impegnato a farlo, la procedura per costringerlo è molto più complessa e inefficiente. La giurisprudenza ha individuato diverse situazioni in cui il mantenimento diretto risulta inadeguato:

Proprio per evitare che il denaro diventi l’ennesimo campo di battaglia, la Suprema Corte nega spesso al genitore che paga l’assegno il diritto di ottenere un rendiconto dettagliato delle spese dall’altro, a meno che non vi sia il fondato sospetto che i soldi non vengano usati per i figli (Cass. civ. 18 giugno 2015, n. 12645).

Si può dividere il mantenimento per singoli capitoli di spesa?

Alcuni esperti hanno ipotizzato di superare l’assegno mensile attraverso la tecnica del mantenimento per capitoli di spesa. L’idea alla base è quella di dividere le voci di costo della vita di un figlio e assegnarle in via esclusiva all’uno o all’altro genitore. Ad esempio, il padre potrebbe occuparsi esclusivamente delle tasse scolastiche e dello sport, mentre la madre delle spese mediche e dell’abbigliamento. Nonostante alcuni disegni di legge abbiano accarezzato questa idea prima della riforma del 2006, la norma attuale (art. 337-ter cod. civ.) non ne fa menzione.

Questa modalità presenta diversi limiti teorici e pratici. Innanzitutto, è quasi impossibile prevedere in anticipo tutte le spese che un figlio potrà generare nel corso degli anni. Un protocollo troppo rigido rischierebbe di tralasciare voci fondamentali, obbligando i genitori a tornare continuamente davanti al giudice. Inoltre, risulta complicato stabilire il “peso” economico di ogni singolo capitolo per garantire che la suddivisione sia davvero proporzionale al reddito dei genitori. Invece di ridurre le liti, un sistema così complesso finirebbe per aumentarle, con discussioni infinite su quale genitore debba pagare una spesa imprevista non catalogata. Per questi motivi, la divisione per capitoli di spesa non ha mai trovato un vero successo nella prassi dei nostri tribunali, che preferiscono strumenti più elastici e meno frammentati.

Come funzionano le spese extra assegno nei protocolli dei tribunali?

Se il mantenimento per capitoli di spesa è rimasto un esperimento isolato, ha avuto invece un enorme successo la creazione di protocolli per le spese extra assegno. I tribunali italiani hanno elaborato degli elenchi molto dettagliati che distinguono tra le spese ordinarie (comprese nell’assegno mensile) e le spese straordinarie (che vanno pagate a parte). In questi protocolli vengono inseriti i costi più significativi, come i viaggi studio, i master, gli apparecchi odontoiatrici o le attività sportive agonistiche. Il giudice stabilisce preventivamente quale percentuale di questi costi debba essere versata da ciascun genitore, solitamente nella misura del 50% o in base al rapporto tra i rispettivi redditi.

Più questi protocolli sono ampi e dettagliati, maggiore è lo spazio concesso a una forma di mantenimento diretto. Infatti, per queste voci, ciascun genitore è chiamato a pagare direttamente la propria quota al fornitore del servizio o a rimborsare l’altro genitore dietro presentazione della ricevuta. Questo sistema permette di:

Questa prassi rappresenta oggi il punto di incontro più efficace tra la rigidità dell’assegno perequativo e la flessibilità del mantenimento diretto. Essa garantisce che le spese fondamentali siano sempre coperte dalla somma mensile, lasciando alla gestione condivisa i grandi investimenti sulla formazione e sulla salute dei figli.