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Mar Nero, due petroliere in fiamme in acque della Romania dopo le incursioni dei droni russi: sette marinai dispersi

October 15, 2026

Due petroliere in fiamme, sette marinai dispersi e una nuova escalation di tensione alle porte della Nato. È il bilancio degli incidenti avvenuti nella notte nel Mar Nero, nelle acque territoriali della Romania, dove i soccorritori sono impegnati nelle ricerche dell'equipaggio di una nave chimichiera. Gli incendi sono divampati dopo nuove incursioni di droni russi nello spazio aereo rumeno, anche se le autorità non hanno stabilito un collegamento diretto tra i due episodi.

La prima emergenza ha riguardato la Wine Trader, petroliera battente bandiera di San Marino.

A bordo si trovavano dodici persone: cinque sono state tratte in salvo, mentre altre sette risultano disperse. Le operazioni di ricerca sono rese particolarmente difficili dalle condizioni del mare. «Al momento, il salvataggio non può essere effettuato in sicurezza a causa delle onde molto alte», hanno riferito le autorità rumene. Il ministero dell'Interno ha mobilitato due elicotteri Black Hawk e due imbarcazioni con personale medico a bordo per partecipare alle operazioni di soccorso.

Nella tarda serata di mercoledì un secondo incendio aveva coinvolto la Yara J, petroliera chimichiera battente bandiera delle Comore. In questo caso tutto l'equipaggio è rimasto illeso. In un primo momento, le autorità non avevano chiarito se la nave fosse stata colpita deliberatamente.

Gli attacchi alle navi e l'allarme della Nato

I due episodi si inseriscono in un quadro sempre più preoccupante per la sicurezza della navigazione nel Mar Nero. Negli ultimi dieci giorni, almeno altre cinque navi mercantili sono state colpite da droni vicino alle coste di Romania e Bulgaria, entrambi Paesi membri della Nato. Secondo le informazioni riportate, gli attacchi avvenuti nei giorni precedenti hanno provocato almeno 23 morti tra i marinai.

A differenza degli ultimi incidenti, gli attacchi precedenti si erano verificati appena fuori dalle acque territoriali dei Paesi dell'Alleanza. Gli incendi della Wine Trader e della Yara J sono invece divampati mentre le due navi erano ancorate vicino alla foce del Canale di Sulina, uno degli accessi al Danubio e un passaggio strategico per il traffico commerciale.

La Romania condivide con l'Ucraina un confine di 614 chilometri, in gran parte lungo il Danubio, e negli ultimi quattro anni ha segnalato ripetute violazioni del proprio spazio aereo da parte di droni russi. La vicinanza degli ultimi incidenti alle coste rumene aumenta così le preoccupazioni per una guerra che continua a estendere i propri rischi ben oltre il territorio ucraino.

Il Danubio, rotta strategica per il grano ucraino

La zona in cui sono divampati gli incendi ha un'importanza cruciale per i commerci. Le navi si fermano spesso nei pressi della foce del Canale di Sulina in attesa di transitare, a causa del maltempo e della congestione del traffico marittimo.

Con i porti ucraini sul Mar Nero sempre più esposti ai bombardamenti russi, Kiev ha dovuto fare maggiore affidamento sugli scali danubiani e sulle rotte vicine alle coste di Romania e Bulgaria. Una situazione che rende la navigazione commerciale sempre più vulnerabile e minaccia le esportazioni di cereali di cui Ucraina e Romania sono importanti protagoniste. Il rischio non riguarda soltanto la sicurezza dei marinai. L'intensificarsi degli attacchi potrebbe compromettere una delle principali vie di approvvigionamento alimentare, con conseguenze sui mercati internazionali.

«Consideriamo il Mar Nero come un'arteria alimentare globale», ha dichiarato la ministra degli Esteri rumena Oana Toiu durante una conferenza sulla sicurezza a Varsavia. La responsabile della diplomazia di Bucarest ha inoltre definito il bacino il mare più letale negli ultimi mesi per numero di marinai morti, chiedendo maggiori investimenti nella deterrenza e nella difesa.

Cosa succede ora

Di fronte all'escalation, il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha annunciato che i leader dell'Unione europea discuteranno una proposta per introdurre una moratoria sugli attacchi alle navi civili nel Mar Nero.

Intanto, il conflitto continua a coinvolgere le rotte commerciali su entrambi i versanti. La Russia bombarda i porti ucraini sul Mar Nero, mentre Kiev ha preso di mira navi russe nei pressi della foce del fiume Don, nel Mar d'Azov. Gli incendi delle due petroliere riaccendono così l'allarme su un fronte in cui la distinzione tra guerra, sicurezza marittima e traffici commerciali diventa sempre più fragile. E mentre proseguono le ricerche dei sette marinai dispersi, resta da chiarire che cosa abbia provocato gli incendi e se vi sia un legame con le incursioni dei droni russi.

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