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Maranza assaltano il Tigotà a volto coperto, raid pianificato sui social: quattro denunce per tentato furto e 14 Daspo. Sono tutti minorenni

October 19, 2026

TREVISO - Quattro minorenni denunciati per tentato furto e un Daspo urbano per ciascuno dei componenti della gang identificati in centro subito dopo l’assalto al Tigotà. Oltre a questo, i carabinieri chiederanno anche l’emissione di un foglio di via per ciascuno dei quattro ragazzi, tra i 14 e i 17 anni, in modo che non possano più avvicinarsi al centro, pena provvedimenti ancora più severi.

Sono queste le conseguenze del raid organizzato ed eseguito ieri mattina in corso del Popolo da trenta adolescenti a volto coperto: denunce a piede libero che, però, a quanto pare, non li hanno spaventati. Lo si deduce dal fatto che, nonostante almeno metà dei responsabili sia stata individuata dai carabinieri nel giro di un’ora dal colpo, nessuno di loro abbia voluto fornire in caserma una motivazione precisa della carica in profumeria. La ricostruzione più plausibile resta quella di un ritrovo pianificato via chat, con l’obiettivo di colpire nel luogo più frequentato dalle baby gang trevigiane. Un modo per esporsi, per sfidare le regole, in piena zona rossa.

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Le indagini

I carabinieri hanno cercato a lungo sui social network il vero obiettivo del saccheggio, tra sfide e trend, ma non hanno ancora trovato tracce di una premeditazione vera e propria. Un dubbio che richiama quanto accaduto a Modena, dove una cinquantina di ragazzi aveva assaltato un discount, riprendendo la scorribanda. Anche in quel caso era stata presa in considerazione l’ipotesi di una sfida organizzata online, ma per Treviso al momento non ci sono riscontri. I militari continueranno a cercare online, anche se l’accusa di tentato furto, oltretutto contestata a minorenni, non consentirà loro di approfondire ulteriormente le ragioni del ritrovo dei ragazzi, per esempio attraverso il sequestro dei loro cellulari.

Gli investigatori non hanno potuto contestare la flagranza di reato perché i fuggitivi intercettati e riconosciuti dal personale del negozio non avevano il bottino in tasca: dopo l’assalto, il personale del negozio ha chiuso le porte d’accesso impedendo a quattro dei ragazzi di uscire. A quel punto, gli intrusi si sono liberati della merce, lasciandola a terra tra gli scaffali. Poi si sono calati i pantaloni, rimanendo in mutande, davanti alle commesse per convincerle a riaprire la porta. Anche questo gesto ha turbato non poco i presenti.

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L'assalto

Nel frattempo, all’esterno del negozio gli altri componenti della gang hanno iniziato a gridare e a battere i pugni contro la vetrata. Poi hanno rovesciato i cestini contro la vetrata. Non hanno fatto danni evidenti e questo ha comportato l’impossibilità di denunciarli per danneggiamento. È possibile che in futuro il negozio muova altre accuse verso di loro, in sede civile. Una volta diramato l’allarme sono stati intercettati in varie zone della città: alcuni sono riusciti a scappare, mentre quattordici di loro sono stati intercettati. I carabinieri li hanno seguiti spostandosi di telecamera in telecamera, riuscendo a tracciare i loro movimenti.

All’indomani dei fatti sono spuntati anche i video della fuga dal Tigotà: in piazza Pola, per esempio, si vedono almeno sei ragazzi vestiti di nero fuggire a gambe levate. Quando sono stati fermati per l’identificazione alcuni di loro si sono detti innocenti: si erano tolti il cappuccio e aperti la zip della felpa. Ma i militari lo sapevano. Per l’identificazione sono stati portati in caserma: nessuno di loro aveva con sé i documenti. Lì sono stati associati alle immagini raccolte dalle telecamere, che però non hanno immortalato l’atto del furto in sé all’interno della profumeria.

Trattandosi di minori, sono stati convocati anche i genitori: non sapevano nulla del ritrovo. Alcuni pensavano che i ragazzi fossero a scuola nel Coneglianese.