«Maria era andata in Svizzera per costruirsi una vita. Per lei rappresentava un sogno, la possibilità di avere un futuro migliore. Aveva trovato un lavoro, una sua casa e un ragazzo. Ma oggi quel sogno ci sembra solo un'illusione». Nelle parole di Ida Spinelli, cugina di Maria, al dolore si mescola la rabbia. Parla a nome di una famiglia che da tre giorni cerca di dare un senso alla morte di una ragazza di appena 22 anni, uccisa durante il rave di Aarau, in Svizzera. L'unica vittima di questa tragedia. Una famiglia che oggi si interroga soprattutto sulla sicurezza di quella festa e su quanto si sarebbe potuto fare per proteggere le migliaia di giovani presenti. Un altro caso in cui la Svizzera torna al centro di una tragedia. «Serviva più prevenzione. Quei ragazzi erano lì per divertirsi, dovevano essere protetti. Com'è possibile che qualcuno sia riuscito ad arrivare indisturbato con un'arma e a sparare? Perché in una festa con 400mila persone non c'era la polizia o dei controlli?».
Maria, in Svizzera, si era ormai costruita una quotidianità. Lavorava, studiava, aveva trovato degli amici e anche l'amore. «Non veniamo da una famiglia benestante, io lavoro in una friggitoria - racconta Ida - e lei era partita perché voleva essere indipendente. Studiava tanto, lavorava, aveva tantissimi progetti. La Svizzera per lei significava benessere, la possibilità di sistemarsi. Ma poi ti accorgi che può essere tutto effimero». Una nuova vita interrotta in pochi istanti, mentre accanto a lei c'era il ragazzo. «È rimasto con Maria e le ha tenuto la mano fino alla fine». Ora la famiglia chiede che sulla sparatoria non restino zone d'ombra. «Vogliamo sapere perché è successo, come sia potuto accadere e vogliamo giustizia per Maria. Non può succedere che dei ragazzi vadano a una festa e non tornino più a casa». Gli investigatori intanto stanno cercando di consolidare il quadro indiziario nei confronti del 43enne arrestato dopo la sparatoria e di ricostruire con esattezza la dinamica e il movente, anche attraverso gli elementi raccolti sul luogo della sparatoria: sui bossoli ed eventuali tracce di dna.
Ma per Gulmira, la mamma di Maria, le indagini in queste ore restano sullo sfondo. Da ieri è in Svizzera per il riconoscimento del corpo della figlia. «Sta malissimo, sono giorni di lacrime e dolore. Non riesce quasi a parlare neanche con noi», racconta Ida. Dopo averla per l'ultima volta, Gulmira ha affidato a una lettera il suo dolore. «Sei stata una figlia immensamente voluta, tanto, tantissimo desiderata. Non dimenticherò mai la prima volta che ti ho presa in braccio: avevi due occhi grandi come due lampade, capaci di illuminare tutto il mio mondo». Gli stessi occhi che una madre ha dovuto cercare, 22 anni dopo, in un obitorio: «Eri bella. Fredda, ma sempre immensamente bella». Poi nella lettera racconta gli ultimi messaggi scambiati e le videochiamate dalla Svizzera. Maria raccontava alla mamma di essere felice della vita che finalmente si stava costruendo. «Mi dicevi che ti sentivi realizzata, che eri letteralmente rinata. Sprizzavi gioia da tutti i pori, eri un vulcano di vita». Gulmira scrive anche di un presentimento che non riusciva a scacciare e di un rimpianto: non essere riuscita a mostrare fino in fondo alla figlia quanto fosse felice per lei. «Ti chiedo scusa con le lacrime agli occhi». E infine l'addio: «Ti porto dentro di me, ad ogni battito, con la tua bellezza impressa per sempre nella mia mente». Adesso c'è un solo desiderio: riportare Maria a casa. Attraverso il legale Bruno Gallo, la famiglia ha chiesto alle istituzioni italiane di mettere a disposizione un volo di Stato per il rientro della salma. «Non chiediamo un privilegio», ha spiegato l'avvocato. «Maria deve tornare a casa, in questo momento c'è solo disperazione», dice Ida.
In Svizzera, intanto, Maria aveva già trovato una seconda famiglia. «Abitava nella villetta accanto alla nostra, ma era diventata subito un'amica», racconta Marco, vicino di casa italiano. Quando la sua famiglia aveva aperto un food truck, Maria era andata spontaneamente a dare una mano. «Amava cucinare. Ma soprattutto stava con i miei figli, giocava con loro e gli portava regali anche quando economicamente non poteva permetterselo».
Marco la ricorda «sorridente, timida, una ragazza stupenda». E racconta il futuro che Maria immaginava: «Sognava una famiglia. Aveva trovato un ragazzo italiano che le voleva molto bene. Quella notte era alla festa con lei e adesso è sotto choc».
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