«Grazia per Mario Roggero». Tira dritto, il centrodestra. Il primo, il più veloce, è Matteo Salvini. Che alle 10,30 del mattino si presenta in visita al carcere di Bollate dove venerdì si è costituito il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio. «Sta bene, ci siamo dati un lungo abbraccio. Stiamo esaminando tutti i profili», fa sapere il leader della Lega prima di farsi fotografare dietro lo striscione dei giovani del Carroccio che invocano l'intervento del capo dello Stato. «Sarei orgoglioso di poterlo candidare». Non è l'unico, il vicepremier, a portare la sua solidarietà al 72enne che sostiene di aver sparato ai banditi in fuga per legittima difesa.
Passano poche ore ed ecco che a varcare la soglia del penitenziario milanese è un esponente di Fratelli d'Italia, il presidente della commissione Giustizia Ciro Maschio. Che pare sposare la posizione di Salvini: va modificata la legge sulla legittima difesa. «Estendere ancora di più il concetto e il perimetro», invoca il numero uno della Lega, «anche fuori dalle case». Gli fa eco il meloniano: «Non è accettabile che chi subisce un danno perché stupra o rapina possa essere risarcito. Stiamo cambiando questa norma con il nuovo decreto Sicurezza».
Si muove, la maggioranza, anche se i margini sembrano risicati. E anche se una parte di Forza Italia già sembra correggere il tiro rispetto agli alleati. Se dalle colonne del Messaggero di ieri Antonio Tajani si diceva favorevole alla grazia («quando ti minacciano, o minacciano la tua famiglia, non reagisci in maniera razionale», le parole del segretario azzurro), ventiquattr'ore dopo il collega di partito Tommaso Calderone prende le difese dei giudici e dei pm finiti nel mirino dell'odio social (e non). «L'attacco ai magistrati che hanno condannato Mario Roggero è scomposto e vergognoso, hanno solo applicato la legge», marca le distanze il numero due della commissione Giustizia di Montecitorio.
E adotta toni ben più prudenti rispetto al segretario anche Enrico Costa, divenuto capogruppo di FI dopo la mediazione con Marina Berlusconi. «Le decisioni della magistratura si rispettano», mette a verbale il presidente dei deputati azzurri, che si dice favorevole al provvedimento di clemenza «se ci sono le condizioni». Condizioni che, come è stato chiarito al Colle durante il colloquio col guardasigilli Carlo Nordio, al momento sembrano mancare. Innanzitutto perché la grazia si basa su una motivazione «umanitaria», prevede un lungo lavoro di istruttoria (compreso il parere della procura generale) e contempla soprattutto aspetti di natura personale, dal pentimento alle condizioni di salute. In ogni caso, non può essere considerata come un quarto grado di giudizio con cui eventualmente rimediare a presunti errori dei giudici.
Un can-can politico mediatico, quello per il perdono, che infatti ora è uno degli stessi legali di Roggero a ridimensionare. L'avvocato Stefano Marcolini si dice fiducioso nella clemenza, ma aggiunge che «i tempi non sono brevi per un'istruttoria presidenziale». La domanda di grazia inviata dalla moglie del gioielliere è insomma «una prospettiva interessante, ma è di medio termine».
Ma la sfida tra i partiti sulla sicurezza è partita e sarà difficile fermare il treno in corsa. E così a Ignazio La Russa che benedice la revisione delle leggi sui risarcimenti per evitare che spettino anche a chi stava commettendo un crimine («è un obbrobrio»), ma ammette che sulla legittima difesa «è difficilissimo mettere mano a una norma», replica a distanza Roberto Vannacci. Il primo, il generale, a cavalcare il caso del gioielliere, tanto da nominare il coordinatore del collegio difensivo di Roggero, Sergio Novani, a capo dell'ufficio legislativo di Futuro Nazionale. L'ex parà lancia per il prossimo fine settimana una mobilitazione in tutta Italia a favore della legittima difesa. E insiste: «Se qualcuno mi aggredisce, la difesa deve sempre essere legittima. Se fossi presidente della Repubblica un pensierino alla grazia ce lo farei».
Un'offensiva, quella del generale, che fa infuriare Carlo Calenda: «Vannacci è un vero fascista troglodita. Prende un caso di cronaca e rincorre l'umore. Legge e ordine non è farsi giustizia da soli». Un sentiment che cova in tutte le opposizioni. Che pur senza entrare troppo le merito della vicenda accusano la maggioranza di voler speculare su un caso di cronaca. «Siamo davvero nel mondo al contrario: un uomo condannato in via definitiva per un duplice omicidio pretende di impartire lezioni al presidente della Repubblica», sferza la dem Michela Di Biase. Durissimo Giuseppe Conte: «Fanno a gara a chi primeggia nello sciacallaggio sul caso del gioielliere, per cui non c'entra nulla la legittima difesa», affonda il presidente M5S. «Se tutti applicassero la regola della giustizia fai da te, lo stesso gioielliere sarebbe morto da tempo», aggiunge Conte, che cita l'episodio del 2005 quando Roggero "fece irruzione nell'abitazione del fidanzato della figlia aggredendolo violentemente ed estraendo una pistola". Episodio che Salvini fuori dal carcere liquida invece come «fantasiose ricostruzioni» che il gioielliere «ha smentito». Fedele, ciascuno, al proprio copione.
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