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Mario Roggero in cella piange e rivendica la grazia: «Mattarella l’ha data a Minetti e agli scafisti»

July 18, 2026

Poco prima delle cinque del pomeriggio Mario Roggero, accompagnato dalla moglie e dalla figlia Laura, si presenta al carcere di Bollate. Davanti a sé ha una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi da scontare, è commosso ma conserva una buona dose di ottimismo. Quando pensa di uscire? «Presto. Certamente non tra 14 anni». Confida nel capo dello Stato e nei precedenti: «Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato trenta persone, ha graziato la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza». Ma dopo alcune ore nella struttura, il gioielliere crolla: «È molto provato. Dopo essere entrato ha pianto», riferisce chi gli era accanto.

«INGIUSTIZIA»

Ritiene il verdetto per i due omicidi e il tentato omicidio dei rapinatori che cinque anni fa hanno fatto irruzione nel suo negozio di Grinzane Cavour «un’ingiustizia», per lui varcare i cancelli del penitenziario «a 72 anni è un ergastolo. Viva la giustizia italiana». Racconta di avere trascorso le ultime ore da uomo libero «con grande difficoltà, ma ho ancora speranza. Io me l’aspetterei la grazia. Mia moglie ha depositato la richiesta e una sospensione temporanea della pena. Passo il testimone agli italiani che porteranno avanti la mia battaglia, andremo davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, dopodiché si vedrà».

La famiglia si è già attivata, la consorte Mariangela Sandrone ha presentato ieri mattina la domanda per l’atto di clemenza e, tramite i legali, è stata depositata un’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena. Roggero considera la sua condanna non solo iniqua, ma anche uno sprone per chi commette reati: «È il massimo per i delinquenti che sono facilitati a continuare a rapinare e a rubare, tanto sono impuniti e anche risarciti», insiste. La Lega, per sostenerlo, sta valutando anche un’eventuale impegno politico, lui però fa un passo indietro: «Adesso l’ultima cosa è candidarmi». Però ringrazia chi si schiera al suo fianco, «in tanti hanno fatto quadrato», e alcuni supporter sono davanti al carcere. «Bravo Mario, hai fatto bene!», grida un uomo manifestando il suo appoggio. E Roggero torna con il pensiero rapina del 28 aprile 2021: «Ho reagito perché in quel momento ho avuto paura. Se sono pentito del mio gesto? Certamente, diciamo con il senno di poi. Però bisogna trovarsi in quella situazione».

Lo rifarebbe? «È una domanda che non si può fare, quando uno ha una pistola puntata in faccia ti spara per primo». Il gioielliere si è costituito nella casa di reclusione milanese su consiglio dei suoi avvocati, «è probabilmente la scelta migliore, è un buon carcere. Mi hanno detto che si sta bene e che ci sono molte attività da svolgere. Io devo ancora imparare l’inglese, mi sono sempre ripromesso di farlo». Alla famiglia, con la voce che gli trema, rivolge l’ultimo «caro saluto» prima di entrare nel penitenziario. «Io vorrei solo, anche a distanza, riuscire a seguire le mie figlie e i miei nipoti. Che crescano bene, con i principi che abbiamo insegnato ai nostri figli», l’augurio. Uno dei bambini, salutandolo al telefono, gli ha detto: «Se non vai in carcere, ci porti a Gardaland? Gliel’ho promesso, ma non potrò farlo». Il rammarico è «per il tanto lavoro da fare a casa», gioielleria compresa. Per ora resta aperta, «poi vedremo».

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