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Martina Carbonaro, diktat ai genitori:«Stop a violenza e minacce», via dalla casa dell’assassino

August 6, 2026

Trecento metri segnati da un odio insanabile e viscerale, che proprio per questo motivo dovranno essere considerati inviolabili. È questa la distanza che i genitori di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa a colpi di pietra dall’ex fidanzato nel maggio 2025, non potranno superare. La coppia, non soltanto dovrà tenersi al di fuori dello spazio di sicurezza del nucleo familiare di Alessio Tucci, l’assassino reo confesso, ma sarà chiamata a indossare anche un braccialetto elettronico che certifichi il rispetto dell’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Napoli Nord, Stefania Amodeo.

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Cala così il sipario su un’implacabile sequenza di minacce verbali e blitz notturni che a partire da dicembre avrebbe visto protagonisti Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino, registi - stando alle denunce delle vittime e ai riscontri dell’inchiesta coordinata dal pm Giovanni Corona - di un inquietante pressing sui parenti del ventenne imputato. Sul punto, la valutazione del giudice è tranchant. Non è possibile «giustificare qualsivoglia condotta delittuosa nei confronti di congiunti di un soggetto che abbia commesso un reato, pur gravissimo». In sintesi, la responsabilità penale è sempre personale.

Le reazioni


La mossa della Procura aveva destato scalpore - e anche qualche polemica - solo pochi giorni fa. L’iniziativa della magistratura inquirente, da subito, si è prefissata però un duplice obiettivo: tutelare i genitori di Tucci, ritrovatisi nella scomoda posizione di persone offese nonostante non avessero avuto alcun ruolo nel delitto, ma pure quelli di Martina, prede di una rabbia cieca innescata dalla frustrazione e da un presunto senso di ingiustizia. Proprio su questo aspetto il loro legale, il penalista Sergio Pisani, ha battuto quando ha appreso del divieto di avvicinamento disposto nei loro confronti: «Ci sono decisioni - il suo commento a caldo - che ancor prima che da avvocato, fatico a comprendere da cittadino. Si tratta di due genitori distrutti dal dolore, ai quali è stata barbaramente uccisa una figlia di 14 anni, che in due occasioni si sono recati sotto casa dei familiari dell’imputato e hanno pronunciato frasi dettate dalla disperazione, senza che facesse seguito alcun gesto concreto». E ancora: «Non si può trasformare il dolore più devastante che un essere umano possa vivere in un indice automatico di pericolosità sociale. Continuerò a battermi nelle sedi giudiziarie perché ritengo che il diritto debba essere applicato con equilibrio, razionalità e umanità». In attesa che la palla passi al tribunale del Riesame, sulla vicenda interviene a stretto giro l’avvocato Mario Mangazzo, difensore di Tucci. Una posizione, la sua, diametralmente opposta a quella del collega: «Il dolore dei genitori di Martina non può mai giustificare le condotte poste in essere ai danni dei familiari di Alessio, assolutamente estranei alla tragica vicenda».

L’escalation 


Il fascicolo firmato dal sostituto Corona ha raccolto le denunce e le testimonianze del padre dell’assassino, Domenico Tucci, della madre Maria D'Ambrosio, degli zii Santa e Vincenzo D'Ambrosio e della nonna Antonietta Albano. Agli atti anche due testimonianze, da cui è emerso un quadro puntellato di pedinamenti, blitz e pesanti insulti registrati sotto alle abitazioni dei parenti dell'imputato, oltre agli episodi registrati il 19 maggio scorso fuori e dentro il Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, dove si sta celebrando, innanzi alla Corte di assise, il processo per il brutale omicidio consumato in un rudere a due passi dallo stadio di Afragola. Un’escalation di tensioni scandita da alcuni episodi chiave, come quello che avrebbe visto i coniugi Carbonaro affiancare in moto lo zio di Tucci per recapitargli un avvertimento: «Ti devo uccidere, sapevi della morte di Martina e hai negato». Nel mirino sarebbero finiti a turno anche i genitori del ventenne, testimoni di alcune videochiamate che il padre della quattordicenne, al telefono con la moglie, avrebbe fatto davanti alla loro abitazione: «Vedi dove sto? Io li uccido tutti, non ho paura di nessuno». L’apice viene raggiunto il 9 maggio scorso, quando l’uomo tenta addirittura un’irruzione in casa della nonna materna del killer: un blitz sventato solo all’ultimo istante grazie all’arrivo dei carabinieri.