Dal momento della sua uscita, il 15 settembre, si è già detto tantissimo di Marvel's Wolverine, il nuovo action adventure in esclusiva PlayStation 5 sviluppato da Insomniac Games, lo stesso studio responsabile della serie di titoli su Spider-Man. Sebbene anche in questo caso si tratti di una storia originale che vede protagonista uno dei personaggi più noti dei fumetti Marvel, le differenze con la formula di Spidey sono moltissime.
Prima su tutte qui non siamo davanti a un open world, bensì a un titolo story driven che prosegue in modo molto lineare, con zone aperte piuttosto circoscritte e con una buona dose di spettacolari sequenze filmate, altre scriptate e vari quick time event. In mezzo un gameplay tutto votato all’azione violenta e brutale dei combattimenti in cui annientare i nemici con gli affilati artigli di adamantio di Wolverine.
Com'è Marvel's Wolverine
Cosa potrebbe andare storto? Sulla carta il nuovo titolo Insomniac ha tutto ciò che serve per far contenti i fan di Wolverine e gli amanti degli action-adventure lineari, ma è proprio il caso di dire che arrivi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Infatti, dopo l’annuncio dello stop al supporto fisico a partire da gennaio 2028, PlayStation è diventato un brand apertamente osteggiato da parte di molti videogiocatori, e dare contro Wolverine significa dare contro PlayStation.
Sia chiaro, Marvel’s Wolverine non è un gioco perfetto, ma ha ricevuto un trattamento di odio e scherno che raramente è stato riservato ad altri titoli con caratteristiche simili. Se da un lato è inevitabile che il tempismo come esclusiva PlayStation lo esponga anche a critiche strumentali, dall’altro forse il vero problema è nelle aspettative che a volte ci sono su un videogioco rispetto a quello che il gioco poi offre. Ma entriamo più nel dettaglio.
Una delle frasi più celebri di Wolverine, nata dalla penna di Chris Claremont, è “sono il migliore in quello che faccio, ma quello che faccio non è piacevole” e in questo caso è una frase che si presta a più letture. Se siete alla ricerca di un gameplay profondo, vario e stratificato, che alterni sezioni action ad altre più esplorative e, soprattutto, a mappa aperta piena di missioni secondarie, non troverete piacevole Marvel’s Wolverine. Se invece lo approcciate come una storia ben scritta sul personaggio, dove il brivido del combattimento è il cuore del gameplay, il titolo è davvero tra i migliori in quello che fa.
La storia ci mette nei panni di un Logan già adulto, che ha fatto parte del Team X, una task force di mutanti creata da Nathaniel Essex (il cui nome non è nuovo ai lettori degli X-Men ma potrebbe risultarlo per chi conosce i personaggi solo dalle trasposizioni cinematografiche) insieme a Sabertooth e Mystica, da cui però aveva scelto di allontanarsi. Tre anni dopo l’abbandono, gli eventi lo portano a ricongiungersi con il Team X per fermare la minaccia di Bolivar Trask, che spinto dalla sua ossessione sulla superiorità della razza umana ha iniziato a rapire i mutanti e sta costruendo quelle che riconosciamo essere le temibili Sentinelle.
Lo scontro con Trask però è solo l’inizio dell’avventura di Wolverine, che ci porterà dalle splendide ambientazioni canadesi al Giappone e all’immaginaria isola-stato di Madripoor, stringendo nuove alleanze con altri mutanti e in particolare con Jean Grey. Il loro rapporto funziona molto bene sia in termini narrativi che di gameplay, quando la telepate ci sosterrà nei combattimenti contro la milizia dei Reavers.
In generale la trama è ben scritta e risulta più matura e cruda di quanto ci si potrebbe aspettare, non mi dilungherò oltre per evitare spoiler ma ancora una volta Insomniac è riuscita a pescare da diversi cicli dei fumetti sul personaggio, mescolandone gli elementi in modo bilanciato per creare una storia originale davvero godibile.
Ci sono strizzate d’occhio anche ai film e alle serie animate (oltre ai tanti costumi che al solito si possono sbloccare e che questa volta in abbinato portano artigli di diverse forme e materiali), ma ho apprezzato particolarmente la performance attoriale di Liam McIntyre nei panni di Logan, che non prova a imitare Hugh Jackman e ci regala una versione inedita di Wolverine.
La caratterizzazione del personaggio passa ovviamente anche dai buchi di memoria che lo contraddistinguono, e dalla ricerca di recuperare pezzi del suo passato che nel gioco si sostanzia nelle sfide attraverso le porte dell’incubo (sfide a tempo su percorsi, altre di resistenza contro ondate di nemici o altre ancora che richiedono di soddisfare requisiti di combattimento specifici).
Il cuore di questo titolo è nei combattimenti selvaggi, brutali, pieni di sangue e arti mozzati: esattamente ciò che ci si aspetterebbe da Wolverine senza compromessi. In termini di gameplay è tutto molto semplice e intuitivo, attacchi leggeri e pesanti o con salti sul nemico, schivate e parate, con un doppio sistema di abilità legato sia alla classica progressione di livello, che agli adattamenti, upgrade specifici legati al DNA di Logan che è possibile sbloccare completando le sfide dell’incubo.
A parte questo sì, alcune sequenze come quelle in moto sostanzialmente si giocano da sole e potevano anche essere filmate, ma non vuol dire che il livello di sfida sia basso. Ci sono moltissime impostazioni che, se attivate, rendono l’esperienza davvero semplice e poco appagante, ma non è obbligatorio attivarle, quindi giocando anche solo alla difficoltà normale si potrà avere una buona sfida per le circa 15 ore necessarie a completare l’avventura.
L’unico vero difetto non è tanto nell’assenza di un mondo aperto con attività secondarie che, in un titolo come questo, ne avrebbe spezzato il ritmo e reso inutilmente più diluita l’esperienza di gioco, quanto nella presenza di muri invisibili e altre scelte di design che chiudono gli spazi di gioco in modo non realistico. Un esempio: sfondiamo di continuo porte e pareti, ma se davanti a un bivio si sceglie una strada che fa partire la prossima missione principale, l’area precedente si chiude come la porta alle nostre spalle e diventa impossibile tornare sull’altra strada dove, magari, abbiamo perso un collezionabile o una cassa degli oggetti, salvo ripartire da un checkpoint precedente o ripetere la missione.
Soluzioni di game design un po’ pigre, ma in ogni caso marginali rispetto all’esperienza complessiva che, oltre a essere estremamente appagante pad alla mano, è davvero spettacolare dal punto di vista artistico, grafico e sonoro (con tanto di doppiaggio in italiano di ottima qualità) anche giocata su un modello base di PlayStation 5. Se Marvel’s Wolverine fosse uscito pochi mesi fa, probabilmente oggi il suo punteggio su Metacritic sarebbe un po’ più alto. Nonostante tutto, è un ottimo tripla A action adventure con cui ci si diverte parecchio e, se amate il personaggio, dovreste assolutamente giocarlo.
Francesco Ventrella è nato nel 1991, giornalista pubblicista e videomaker ha collaborato negli anni con diversi siti e riviste tra cui Lega Nerd, SpazioGames, Everyeye, GQ Italia, Elle Decor Italia e Fanpage.
Attualmente è Head of Visual Hub Audio & Video in Hearst Italia e scrive recensioni e approfondimenti in ambito culturale per Esquire Italia e minima&moralia. Parla di libri anche su Billy Podcast, progetto autoprodotto di cui è autore e voce, pubblicato su Spotify, Apple Podcast e YouTube.




