«Avrei preferito che gli insegnanti delle scuole ebraiche americane venissero a Reggio Emilia, ora prenderò un rapporto diretto con loro, dopo il rinvio della visita a Reggio Children. Non è mai stato chiesto di prendere le distanze da quel che accade a Gaza, noi abbiamo una carta di valori in cui è semplicemente esplicitato il rifiuto di ogni genocidio». Il sindaco Marco Massari è da giorni nella bufera, ieri anche il ministro Matteo Salvini ne ha chiesto le dimissioni. All’origine, la rinuncia di una delegazione di insegnanti ebrei americani al viaggio a Reggio Emilia, dopo una serie di manifestazioni contrarie.
Sindaco Massari, avete chiesto di prendere le distanze dal governo Netanyahu agli insegnanti che poi hanno rinunciato al viaggio?
«No, noi abbiamo lavorato per diversi mesi una carta per un’educazione democratica e partecipata, verrà proposta a tutte le delegazioni che arrivano da altri Paesi. I valori di questa carta sono pace, ripudio della guerra, rifiuto di ogni forma di genocidio, non militarizzazione delle scuole. Impossibile identificare un Paese in particolare, è universale. Lo dimostreremo».
In che modo?
«Io incontrerò domani (oggi, ndr) una delegazione di insegnanti israeliani, nel programma della loro visita c’è una sessione di 2 ore dedicata al confronto su questa carta di valori. Si tratta di un oggetto di confronto, non di una firma “dentro o fuori”, non è una sigla non apposta su questo documento che possa escludere qualcuno».
A Reggio Emilia il malcontento è fortissimo, ci sono state prese di posizione molto dure sulla visita di questi insegnanti.
«Sì, gli insegnanti stessi sono stati messi al corrente di tutto, anche per correttezza: ci sono state situazioni di tensione sia dentro le scuole che fuori, è un argomento delicato, anche la scelta del premio Nobel per la pace conferma che la situazione in Medio Oriente è un argomento importante. Qui c’è stata anche la presa di posizione ufficiale della segretaria provinciale della Cgil che ha chiesto di rinviare l’incontro».
Lei cosa pensa?
«Penso che le proteste di chi chiede pace e giustizia per la Palestina e la fine del genocidio, siano motivate. Ma è errato impedire per questo motivo l’arrivo di docenti, con un clima d’odio. Il sistema scolastico ed educativo deve essere aperto e di confronto, basato su valori di dialogo. Era importante che venisse la delegazione statunitense anche a confrontarsi su questo, ma qui il clima è teso, inutile negarlo».
C’è stato anche chi ha citato il Terzo Reich in proposito, lei come risponde?
«Sono rimasto molto sorpreso dalle parole del presidente della comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, mi risulta che questo paragone lo abbia fatto solo lui. Un riferimento inaccettabile e incomprensibile, la mia città è Medaglia d’Oro per la Resistenza».
A Reggio Emilia c’è un problema di antisemitismo?
«No, come ovunque ci sono manifestazioni che assumono caratteristiche più o meno accese: il clima di polarizzazione a tutti i livelli è preoccupante, così come l’estremizzazione delle posizioni».
Lei crede che la sua giunta sia compatta su questo punto o ci sono posizioni più radicali?
«Garantisco che ci riconosciamo tutti nella carta per l’educazione che condanna ogni genocidio».
Questa polemica arriva dopo quelle di qualche mese fa per il conferimento della cittadinanza a Francesca Albanese.
«Lei si è scusata non so quante volte per quello che è successo in teatro, quando fui fischiato per aver citato gli ostaggi del 7 ottobre. Io comunque lo dissi allora e lo ribadisco oggi: chi ha a cuore la pace dovrebbe creare unità, invece che alimentare nuove divisioni».