
Rimini, 23 ago. (askanews) – “Nella Bibbia non ho trovato una sola bella storia di amore romantico, come nei grandi romanzi della letteratura occidentale. Neanche una”. Joseph Weiler, University Professor alla New York University e senior fellow del Center for European Studies di Harvard, ospite assiduo del Meeting da molti anni, non ha deluso le aspettative della vigilia per la sua conferenza dedicata a “Gli amori nella Bibbia”, in Sala Neri, insieme a Stefano Alberto, professore di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore. E con dovizia di particolari ha giustificato le sue parole, salvo spiegare, subito dopo, quale lezione secondo lui si debba trarre da questa assenza. “Il messaggio che ci consegna la Bibbia, a proposito dell’amore – ha concluso – è che il vero amore, quello ricco, quello pieno, quello che dura, è solo l’amore fra uomo e Dio, fra Dio e uomo”.
Weiler ha passato in rassegna le più famose coppie dell’Antico Testamento. “Adamo ed Eva? Nella Bibbia non c’è nulla che indichi una relazione amorosa fra i due”. “Poi c’è Abramo che chiede a Sara di diventare concubina del Faraone e che, alla morte della moglie, che rideva della sua virilità, ebbe altri figli. Il vero amore di Abramo era Agar e non Sara”. Quanto a Isacco, “lui era davvero innamorato di Rebecca, ma la Bibbia non riporta alcuna espressione affettuosa di colei che era la vera matriarca d’Israele”. Lo stesso, secondo Weiler, vale per Giacobbe e Rachele, nonostante l’inizio fosse stato un vero e proprio “colpo di fulmine”.
Sichem, poi, chiede in sposa Dina, figlia di Giacobbe, dopo averla violentata. E Amnon, figlio di Davide, fece cacciare dalla sua stanza la sorellastra Tamar, che aveva appena stuprato. Accuse di stupro Weiler le ha lanciate anche contro Sansone, per la sua storia con Dalila. Davide ne è uscito peggio di tutti: tradì la moglie Mical, che aveva rischiato la vita per salvarlo dall’ira del padre Saul, con Betsabea, del cui marito, Uria, causò poi la morte. Ma, come detto, dall’excursus poco romantico Weiler ha tratto la sua lezione personale.
In precedenza un altro brivido aveva percorso la sala, per un’altra affermazione del giurista: Gesù “non aveva citato correttamente il Libro del Levitico al dottore della legge che gli chiedeva quale fosse il più grande comandamento”. Gesù, in effetti, aveva risposto con la prima parte di un versetto del Levitico (19, 18: “amerai il tuo prossimo come te stesso”), tralasciando volutamente la seconda (“Io sono il Signore”). Perché? La spiegazione, secondo Weiler, è nel Vangelo di Giovanni (13, 34). “Qui Gesù dice: ‘amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati’. Il termine di paragone non è più l’amore a noi stessi, ma lui stesso. È una bella differenza, perché c’è gente che non sempre ama sé stessa. Gesù, allora, ci dice di amare i nostri vicini come Lui, il Signore, ama noi”.