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«Meglio perdere che stare con lui». Così Meloni vuole battare Vannacci sui suoi temi e non stringere un'alleanza

July 18, 2026

 Di sorpassi a destra Giorgia Meloni non vuol sentir parlarne: «piuttosto t'asfalto», ci scherza su coi suoi. Ma visti i tempi che corrono è meglio coprirsi il fianco, piantando paletti su un tema destinato ad esser centrale nella campagna elettorale delle prossime politiche: la sicurezza, vero terreno di battaglia per assicurarsi il voto degli italiani, tanto che anche il centrosinistra ha capito il vento che tira e lanciato un'opa, pronto a dettare la sua "ricetta" e a sconfessare quanto fatto da Meloni e la sua squadra in questi anni alla guida del Paese. Non i soli, ma in buona compagnia. Perché a picchiare duro sulla sicurezza un giorno sì e l'altro pure ci pensa anche Roberto Vannacci, smessi i panni della Lega e indossati quelli del leader di partito, alla testa del suo Futuro Nazionale.

E così che, un affondo dietro l'altro, il generale punge sulla remigrazione, lancia il guanto di sfida sui maranza, chiede un giro di vite sulle case popolari al grido di "prima gli italiani", strizza l'occhio alle forze dell'ordine. E se Meloni rivendica la norma che toglie a chi viola la legge la possibilità di essere risarcito da chi si è difeso - vedi il caso Roggero - l'ex parà rilancia chiedendo che la misura diventi retroattiva, così da scudare anche le tasche del gioielliere di Grinzane Cavour. Sembra quasi di esser tornati indietro nel tempo, al "celodurismo" di Umberto Bossi dei primi anni '90, con il generale che nelle settimane scorse si è spinto a chiedere alla leader di Fdi di «tirare fuori gli attributi». Forse nemmeno il Senatùr avrebbe osato tanto. Tempi duri, durissimi. Segnati dall'eterna sfida sulla sicurezza. E da una corsa a perdifiato per intestarsi battaglie, come nel caso dell'orafo piemontese: a battere tutti sul tempo ci ha pensato Salvini, il primo a metterci il cappello.

E nei prossimi giorni il leader della Lega dovrebbe bussare al carcere di Bollate per stringere la mano a Roggero. Ogni giorno la sua sfida. E così, mentre ieri al mattino la premier rivendicava in un post quanto fatto per stoppare i risarcimenti di chi ha ferito o ucciso per difendersi, nel pomeriggio ha raggiunto a sorpresa la sede delle "Volanti" della Questura di Roma per ringraziare gli agenti in prima linea nelle operazioni "Alto Impatto'" nella capitale e a Milano.

«Il messaggio è chiaro: tolleranza zero - le sue parole - verso chi pensa di poter sfasciare tutto, di terrorizzare le persone perbene, di trasformare le nostre piazze in zone franche. Lo Stato non si volta dall'altra parte ma copre le spalle di chi garantisce la sicurezza, ogni giorno». Poi Meloni si toglie un sassolino o meglio un macigno dalla scarpa: «nel dibattito c'è qualcuno che dice che per la sicurezza non si fa abbastanza, delle volte sembra che non si faccia niente. E chi lo dice sembra che non conosca il vostro lavoro».

La strategia per arginare Vannacci passa soprattutto da qui:«Batterlo sui temi, perché vuole cavalcare battaglie che sono le nostre». E di condurle insieme, a sondar gli umori del quartier generale di Fdi, non se ne parla proprio. «Per Giorgia - assicurano infatti da via della Scrofa - meglio perdere le elezioni che allearsi a un inaffidabile del suo calibro. Senza contare che spaccheremmo il centrodestra che non sarebbe più tale: come tieni dentro FI?».

Altro tema non da poco è quanto emerso dall'informativa dei Servizi riportata dal Messaggero sulla "galassia nera" che ruota attorno all'ex generale: skinheads, Progetto nazionale ed altri movimenti di estrema destra attenzionati dalla nostra Intelligence. «Ambienti che conosciamo bene - spiega un big del partito - e da cui conviene tenersi alla larga. Negli anni '90 ci scontravamo apertamente. Gli anni passano e le distanze non si colmano ma si fanno ancor più marcate, Vannacci sta pescando nella feccia», l'affondo.

Vannacci, dagli skinhead all’assaltatore della Cgil Castellino: l'attenzione dei Servizi segreti sulla “galassia nera”

Ma a preoccupare Meloni sarebbe anche un altro elemento, riportato anch'esso nel documento reso noto dal nostro giornale: la «connotazione filorussa» che allunga le sue ombre sull'ex parà. «Un aspetto su cui Giorgia non transige: ha sempre tenuto la barra dritta su Mosca e l'aggressione all'Ucraina», rimarcano da FdI. «Non siamo filorussi - difende il generale e la sua squadra Gianni Alemanno - vogliamo solo che l''Italia non continui a infognarsi in una guerra insostenibile».

La galassia nera

E anche sulla galassia nera nel mirino dei Servizi, «il generale, con il suo passato, è persona molto attenta ad arginare infiltrazioni di carattere eversivo». Ma l'ex sindaco di Roma, ora al fianco di Vannacci, tiene anche a puntualizzare che Giuliano Castellino, tra gli assaltatori della sede della Cgiil e ora recluso nel carcere di Terni, non ha mai aderito al suo movimento Indipendenza poi confluito in FN, come riportato nel dossier dei Servizi. «Lo ha fatto la sorella Ramona, ma le presunte colpe del fratello non possono ricadere su di lei. Certo che se la nostra Intelligence muove accuse così, sulla sicurezza siam messi proprio bene...». Già, la sicurezza. La sfida è tutta lì.

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