Immaginate di poter avere un posto a bordo campo al Madison Square Garden durante le NBA Finals, di poter vedere film con il formato d’immagine IMAX esteso, oltre a contenuti in 3D, Dolby Vision e audio spaziale Dolby Atmos. E ancora, immaginate una postazione di lavoro con più monitor virtuali o una console per giocare. Il tutto dentro un paio di occhiali che pesano circa 100 grammi. È questa la nuova scommessa di Meta sulla realtà virtuale.
A Menlo Park, in California, Mark Zuckerberg ha presentato i Meta VR Glasses, il dispositivo VR più avanzato realizzato finora dall’azienda. La caratteristica più evidente è il design: il dispositivo ha una forma simile a quella di un paio di occhiali tradizionali e rinuncia alle classiche cinghie dei visori VR. Per contenere il peso sulla testa, batteria e processore sono stati spostati in un piccolo dispositivo separato.
I nuovi VR Glasses
I Meta VR Glasses possono creare davanti agli occhi dell’utente un grande schermo virtuale oppure diversi schermi contemporaneamente. Possono essere collegati a un Mac o a un PC Windows, sia in modalità wireless sia attraverso USB-C, permettendo di continuare a lavorare utilizzando anche la propria tastiera e il proprio mouse. Meta ha previsto inoltre una tastiera e un touchpad virtuali controllabili attraverso i gesti delle mani. Una normale scrivania può così diventare una superficie di lavoro digitale senza la necessità di portare con sé un monitor.
L'esperienza cinematografica
A rendere possibile un utilizzo meno isolato è il passthrough a colori: attraverso le fotocamere, l’utente può continuare a vedere la tastiera, il telefono, la scrivania e ciò che accade intorno a sé. Lo stesso principio vale per l’intrattenimento. Gli occhiali possono creare uno schermo di grandi dimensioni per guardare un film durante un volo oppure trasformarsi in un ambiente immersivo per il gaming. Meta punta anche sull’esperienza cinematografica: i Meta VR Glasses sono il primo dispositivo VR certificato IMAX Enhanced e permettono di accedere a contenuti compatibili in formato IMAX esteso, oltre a film in 3D e contenuti con Dolby Vision e Dolby Atmos.
Il gaming
Il gaming rimane una componente importante della piattaforma. Meta ha annunciato più di 75 giochi disponibili al lancio e utilizzabili attraverso i gesti delle mani. Gli utenti potranno inoltre accedere all’intero catalogo Meta Quest, composto da migliaia di titoli, e utilizzare i controller Touch Plus. È previsto anche il supporto a Xbox Cloud Gaming, con la possibilità di giocare in streaming collegando un gamepad Bluetooth. Un dispositivo da gaming portatile potrà invece essere collegato agli occhiali senza fili o tramite USB-C e utilizzato su un grande schermo virtuale.
Le videochiamate
Tra le funzioni più particolari dei nuovi occhiali c’è quella dedicata alle videochiamate. Meta sta sviluppando una tecnologia capace di creare una rappresentazione digitale fotorealistica dell’utente, comprese espressioni e reazioni in tempo reale, una sorta di ologramma digitale. Chi indossa i Meta VR Glasses può vedere l’interlocutore davanti a sé, mentre l’audio colloca la sua voce nello spazio. Non è però necessario che tutti i partecipanti alla chiamata abbiano gli occhiali: chi utilizza uno smartphone o un computer può continuare a partecipare alla conversazione dal proprio dispositivo. Secondo Meta, il sistema funziona con applicazioni come WhatsApp e Zoom. L’obiettivo è aumentare la sensazione di presenza nelle comunicazioni a distanza. Una riunione di lavoro mentre si è in viaggio, una conversazione con la famiglia o una festa di compleanno possono diventare esperienze più simili a un incontro nella stessa stanza.
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Muse, l'assistente AI
La realtà virtuale è però solo una parte della strategia presentata da Meta. L’altra è l’intelligenza artificiale, con Muse, l’assistente che l’azienda sta integrando nella propria gamma di occhiali intelligenti. Il cambiamento riguarda soprattutto il modo in cui viene utilizzato l’assistente: non soltanto domande e risposte, ma richieste che possono comportare una serie di azioni. Muse è pensato per aiutare l’utente a portare a termine attività, gestire appuntamenti, organizzare compiti e trasformare obiettivi in piani d’azione. Quando è necessario effettuare un acquisto, l’agente può fermarsi e chiedere conferma. Meta immagina Muse come una vera e propria interfaccia per i suoi occhiali, attraverso la quale sarà possibile anche effettuare acquisti, fissare appuntamenti e completare attività attraverso comandi vocali.
E gli occhiali aggiungono all’AI un elemento fondamentale: ciò che l’utente sta guardando. Un monumento può essere identificato e raccontato, un menu può essere tradotto e un cartello in una lingua straniera può essere interpretato. In una città sconosciuta, l’assistente può inoltre aiutare a trovare un ristorante nelle vicinanze.
I Ray-Ban Meta Audio
Meta ha presentato anche una nuova categoria di occhiali intelligenti sviluppata insieme a EssilorLuxottica: i Ray-Ban Meta Audio, privi di fotocamera. Arriveranno il 13 ottobre, a partire da 349 dollari, cento dollari in meno rispetto all’ultima generazione dei Ray-Ban Meta dotati di fotocamera. L’assenza della fotocamera permette di ridurre ulteriormente peso e dimensioni. I Ray-Ban Meta Audio pesano 43 grammi e rappresentano, secondo Meta, il suo design di occhiali intelligenti più leggero e sottile. L’autonomia dichiarata arriva a 12 ore con una singola carica, contro le nove ore dei Ray-Ban Meta di terza generazione. La nuova linea introduce anche design come il Clubmaster con montatura browline e il Burbank dalla forma squadrata e dal look rétro.
La privacy
La scelta di eliminare la fotocamera è particolarmente interessante anche per il tema della privacy. Gli occhiali continuano infatti a registrare l’audio, mentre non possono scattare fotografie o registrare video. Il dibattito sul consenso rimane quindi aperto: i critici sottolineano che anche la registrazione audio può sollevare problemi quando le persone presenti nelle vicinanze non sono consapevoli di essere registrate.
Meta sostiene invece che l’assenza della fotocamera non sia motivata soltanto da ragioni di privacy e sottolinea il ruolo dell’audio come una delle funzioni più utilizzate degli smart glasses: ascoltare contenuti mantenendo contemporaneamente il contatto con l’ambiente circostante.
Il nuovo Meta Charm
La presentazione di Meta si è chiusa anche con una sorpresa: Meta Charm, un piccolo dispositivo portatile progettato per utilizzare Muse anche senza indossare gli occhiali. Ha dimensioni paragonabili a quelle della custodia degli AirPods, integra un touchscreen da circa 2 pollici e una connessione 5G. Meta prevede di renderlo disponibile a dicembre, durante le festività natalizie, ma non ha ancora comunicato il prezzo. L’idea è avere accesso a Muse anche quando gli occhiali non vengono utilizzati, trasformando l’assistente in un servizio indipendente dal dispositivo indossabile.
La strategia di Meta
Dai nuovi VR Glasses agli occhiali Audio, passando per Muse e Charm, la strategia di Meta è sempre più evidente: portare l’interazione con la tecnologia fuori dallo smartphone. La realtà virtuale diventa più leggera e cerca nuovi scenari oltre il gaming, gli occhiali intelligenti diventano un’interfaccia per l’intelligenza artificiale e gli agenti AI come Muse puntano a passare dalle risposte all’esecuzione di compiti.
È una corsa che coinvolge ormai gran parte dell’industria tecnologica e che apre anche interrogativi sulla privacy, soprattutto per dispositivi capaci di ascoltare, vedere e comprendere ciò che accade intorno all’utente. Meta Connect 2026 mostra così una visione in cui lo smartphone non è più necessariamente il centro dell’esperienza digitale. Al suo posto, almeno nelle intenzioni dell’azienda, ci sono sempre più occhiali, dispositivi indossabili e assistenti AI capaci di accompagnare l’utente nella vita quotidiana.