L’anticiclone che da giorni tiene nella sua morsa la Campania non concede tregua. Secondo le previsioni, almeno fino alla fine della settimana le temperature resteranno tra i 5 e i 7 gradi sopra la media stagionale, con punte di 40 gradi nelle aree interne del Casertano e del Beneventano. Lungo la costa e nell’immediato entroterra il problema principale è l’afa: anche di notte il termometro fatica a scendere sotto i 29-30 gradi, impedendo all’organismo di recuperare lo stress accumulato durante il giorno.
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Gli ospedali
Intanto, nei pronto soccorso di Napoli e della provincia e negli studi dei medici di famiglia il caldo presenta il conto soprattutto alle persone più fragili. Non si registra un’emergenza improvvisa, ma un lento e costante afflusso di anziani che arrivano in ospedale dopo giorni e giorni di sofferenza, spesso aggravata dalla solitudine, dalle patologie croniche e dalla difficoltà a mantenere una corretta idratazione. I medici descrivono un quadro ormai ricorrente: aumenta il numero di pazienti disidratati, con alterazioni degli elettroliti, in presincope con episodi di confusione mentale, scompensi cardiaci e aritmie. «Particolarmente vulnerabili sono gli anziani affetti da demenza, che spesso non avvertono lo stimolo della sete o dimenticano di bere, arrivando in ospedale in condizioni già compromesse» spiega Ciro Mauro direttore di dipartimento al Cardarelli. Gli fa eco Davide D’Andrea, dirigente medico dell’Unità operativa complessa di Cardiologia con Utic diretta da Mauro. «La sincope è una perdita di coscienza improvvisa e transitoria - spiega lo specialista - il meccanismo con cui insorge è dovuto alla temporanea riduzione di afflusso di sangue al cervello. In estate può essere più frequente in quanto il forte caldo può provocare ipotensione, una sudorazione eccessiva e idratazione magari non ottimale».
I medici di famiglia
Pina Tommasielli, medico di famiglia con studio a Soccavo, racconta la situazione: «Gli anziani sono stremati. Vediamo disidratazione, scompensi cardiaci, aritmie, ma anche problemi legati a un uso non corretto di ventilatori e condizionatori, che possono provocare bruschi sbalzi termici e favorire infezioni respiratorie». Le storie che arrivano ogni giorno nei reparti raccontano meglio di qualsiasi statistica gli effetti del caldo estremo. Al Cto un uomo di 86 anni, affetto da cardiopatia ischemica e pluripatologie, è stato ricoverato per una grave disidratazione complicata da scompenso cardiocircolatorio e destinato a un impianto di pacemaker. Al Pellegrini una donna di 83 anni con insufficienza venosa cronica, edema importante degli arti inferiori, flebiti ricorrenti e ulcere distrofiche, aggravate dall’aumento delle temperature. Pazienti che spesso vivono soli oppure vengono assistiti da familiari anziani quanto loro. Bastano poche ore senza bere a sufficienza o una terapia diuretica non adeguatamente monitorata per innescare un rapido peggioramento clinico. Gli specialisti ricordano che il caldo non provoca soltanto il classico colpo di calore.
Può alterare la pressione arteriosa, aumentare la viscosità del sangue, favorire trombosi, scompensi cardiaci, insufficienza renale acuta, disturbi del ritmo cardiaco e peggiorare malattie respiratorie come la Bpco. Nei pazienti con demenza o deficit cognitivi il rischio è ancora maggiore, perché spesso non riescono a percepire i segnali di allarme o a chiedere aiuto. È fondamentale controllare quotidianamente gli anziani che vivono soli e, nei pazienti fragili, confrontarsi con il medico curante. L’ondata di calore continuerà ancora per diversi giorni. Per i medici la vera arma contro i ricoveri non è il pronto soccorso ma la prevenzione.