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«Mettiamo una bomba a Montecitorio», «rubare e spaccare non è da fighi»: siamo entrati nella chat che prepara la piazza del 24 ottobre

October 21, 2026

Tra chi vuole «far fuori i politici», chi propone l'acquisto di esplosivi e chi difende a spada tratta i commercianti dai saccheggi: cosa c'è nel gruppo di giovani che si organizza per il presidio del 24 ottobre a Milano

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«Sabato brucia la questura». La replica, in mezzo a decine di messaggi compulsivi, arriva netta: «Non è da fighi, crescete». Basterebbe questo rapido botta e risposta per riassumere la dualità che attraversa una delle chat di WhatsApp in cui decine di giovani si stanno organizzando per il presidio del prossimo 24 ottobre. Il gruppo, creato originariamente per chi vive a Milano, include ormai ragazzi da tutta Italia, dalle Marche al Veneto, fino alla Sicilia. Segno che il malcontento travalica i confini regionali e la protesta è sentita da Nord a Sud. Open è entrata in questo gruppo con l’obiettivo di scattare una fotografia di uno spaccato dell’Italia di oggi. Ciò che emerge è un microcosmo dove la rabbia sociale si mischia all’esaltazione. Una doppia anima che divide nettamente i partecipanti: da un lato chi vuole il caos totale ed emulare le violenze francesi, dall’altro chi tenta di dare un senso politico alla protesta condannando i vandalismi.

Cosa c’è dentro il gruppo Whatsapp: «Dobbiamo far fuori i politici»

A saltare all’occhio sono spesso le voci più estreme e disposte (se non desiderose) allo scontro istituzionale. L’ispirazione è alle proteste che nelle ultime settimane hanno attraversato diversi paesi europei: «Facciamo vedere che la Francia è sotto di noi, spacchiamo auto della polizia». E ancora: «Ormai per resettare tutto ci vorrebbe una guerra civile così come succede in Francia. Manifestare pacificamente non ha mai funzionato». La rabbia e la frustrazione sono palpabili. C’è chi invoca senza mezzi termini «una bomba a Montecitorio» e chi rincara: «Romaaa dobbiamo distruggere, dobbiamo far fuori i politici».

C’è persino chi suggerisce metodi tanto grotteschi quanto violenti: «Dovete fare come in Francia spargere la merda nelle case dei politici». Dietro le minacce si muove anche una rudimentale logistica (di pochi casi isolati, va detto). Un utente carica il video di scatoloni ricolmi di grossi ordigni pirotecnici, alcuni dei quali illegali (tra cui “Cobra 15” e “Megabomb”). Poi un messaggio di vendita esplicito: «Chi è interessato all’acquisto avviene tutto a mano zona Milano contattatemi e girate in qualsiasi gruppo». E a chi domanda dei fumogeni, un ragazzo risponde secco: «Io cerco una glock» (una serie di pistole semiautomatiche).

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Il rapporto con le forze dell’ordine: «Sono degli infami»

Un tema incandescente all’interno della chat è il rapporto con le forze dell’ordine. Contro le divise si leggono messaggi di ferocia inaudita: «Il primo poliziotto che vedete prelevatelo staccate dita braccia gambe tagliate in più parti mettere in fresco e vendere a 100k al pezzo». Questo rancore viscerale, si intuisce, è in parte alimentato dagli abusi subiti dai manifestanti durante le proteste dello scorso weekend. Un utente sbotta: «La polizia non ha il diritto di mettere le mani addosso ai minorenni». La rabbia monta al punto da accusare gli agenti: «Sono degli infami i poliziotti non hai visto come hanno voluto investire i ragazzini». La convinzione di molti ragazzi è di essere vittime di ingiustizie mirate: «Le regole dovrebbero valere anche per i poliziotti che dovrebbero tutelarci e proteggerci».

La spaccatura sui saccheggi

Nel mirino, oltre alle istituzioni («Spacchiamo le questure e agenzie dell’entrate»), finiscono le grandi catene e lo shopping di lusso: «Raga Footlocker», «raga Victoria Secret», fino alla proposta di puntare dritto al «magazzino della Apple». Ma qui il gruppo deve fare i conti con i problemi pratici. A chi avvisa subito che i dispositivi «sono rintracciati» e «li bloccano», c’è chi suggerisce di «rivendere i pezzi». Ma a stroncare definitivamente le velleità di saccheggio ci pensa una ragazza che spiega che la merce in magazzino è completamente inutilizzabile prima della vendita: «Prima di consegnartelo hanno un codice che non lo puoi sbloccare. Quando lo prende la commessa per dartelo, lei lo sblocca e inserisce che è stato acquistato, cioè che è stato intestato a una persona». Una puntualizzazione che chiude la discussione, riassunta dal commento di un altro ragazzo: «Rubare alla Apple è da coglioni».

La condanna dei furti

Più in generale, la condanna morale per chi vuole solo rubare resta netta tra molti partecipanti. Se c’è chi prova a giustificare la rabbia spiegando che «se non con la violenza nessuno ti dà nulla», altri prendono le distanze da ogni forma di abuso: «Non siete fighi/e a rubare e spaccare vetrine che poi dovrete pagare con le vostre tasse o le tasse dei vostri genitori, sappiatelo». E ancora: «Non è giusto spaccare i negozi e rubare, non è giusto. Se volete fare qualcosa andate davanti al governo, non distruggete le città». Un altro: «Viziati a rubare tutto e spaccare, facendo i fighi che puzzeranno ancora di latte». Molti si limitano a un categorico «Non rubare», mentre un ragazzo avverte risoluto: «Se vengono a rubare dove lavoro io sabato andrò a San Vittore».

Un fenomeno fluido e diffuso

Sebbene l’epicentro sia Milano, la chat dimostra quanto il fenomeno sia fluido e diffuso. L’appuntamento attira partecipanti pronti a mettersi in viaggio da lontano: «Sabato 4 ore di treno pur di venire a Milano, se non c’è casino lo facciamo noi». È un mix in cui aspiranti rivoltosi discutono fianco a fianco con adolescenti, tra chi viene accusato di essere un ragazzino del «2011» e chi rivendica con orgoglio di essere classe «2003». Resta da capire, al netto delle parole scambiate in chat, quale di queste due anime prenderà davvero il sopravvento sabato pomeriggio in piazza.