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Miele lombardo, stagione amara: “Caldo e parassiti: -50% di incassi”

September 17, 2026

La stima sui dati dell’Osservatorio di settore. La frenata della produzione è più marcata in pianura

Nel 2025 censiti in Lombardia 146.952 alveari per una produzione di 4.042 tonnellate di miele

Nel 2025 censiti in Lombardia 146.952 alveari per una produzione di 4.042 tonnellate di miele

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Brescia – Una stagione a doppia velocità per il miele lombardo, comparto che negli ultimi anni ha conosciuto una forte crescita. Secondo la Banca dati andamento produttivo miele, nel 2025 risultavano censiti in Lombardia 146.952 alveari, per una produzione di 4.042 tonnellate, la più alta della serie storica rilevata dal 2017, quando le tonnellate prodotte erano state 651 e più elevata della media di 1.500-2mila tonnellate degli anni precedenti. Per il 2026 è ancora presto per formulare stime definitive sulla produzione, anche se si prospetta una contrazione dei ricavi che può andare dal 25 al 50%. A pesare sulla produzione sono il clima e i parassiti. L’elaborazione di Apilombardia sui dati raccolti fino a luglio dall’Osservatorio nazionale miele evidenzia un forte divario tra pianura e montagna.

Non solo caldo e siccità, il pericolo è anche l’acaro parassita

Caldo, scarsità di precipitazioni ed elevata evapotraspirazione hanno accelerato la siccità dei suoli, ridotto la durata delle fioriture e interrotto i flussi nettariferi. In alcuni territori lo stress nutrizionale delle colonie ha reso necessari interventi di nutrizione di soccorso. Negli areali montani si registrano buone produzioni di tiglio, con una media di 27 chili per alveare, e di millefiori e rododendro, intorno ai 19 chili. Dietro questi valori restano però forti differenze tra chi ha raccolto di più e chi molto meno rispetto al passato. Sulla produzione incombe soprattutto la Varroa destructor, acaro parassita.

L’analisi

La produzione è in linea con quanto ci aspettavamo – spiega Silvio Prestini, tecnico apistico che, con Emanuele Co, è titolare di Apiagricola Cignano, nella Bassa Bresciana –. Si è registrato un calo soprattutto nella tarda estate, a causa delle infestazioni di Varroa. Noi abbiamo preferito interrompere la produzione e ora abbiamo buone prospettive per l’allevamento delle api invernali”. Non per tutti è così: in un contesto in cui il 77% di apicoltori sono hobbisti, servirebbero più formazione e affiancamento di tecnici apistici per evitare che l’infestazione di Varroa si diffonda, portata dagli alveari curati con minore attenzione, a tutti gli altri.

La concorrenza da importazione

C’è poi il peso della concorrenza da importazione“Il Mercosur darà un grosso colpo all’apicoltura – sottolinea Prestini, associato a Confagricoltura Brescia –. Noi dobbiamo rispettare vincoli stringenti, mentre altrove, penso all’Argentina ma anche all’Australia, si pratica la nutrizione durante la produzione, vietata da noi perché può contaminare il miele con sostanze zuccherine”. La differenza si riflette sui prezzi: produrre un chilo di miele costa a un apicoltore lombardo tra 4 e 6 euro, mentre i prodotti d’importazione arrivano sul mercato a cifre inferiori. “Un consumatore accorto sa cosa scegliere, ma serve informazione per comprendere che cosa c’è dietro un chilo di miele”.

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