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Migliaia in piazza a Tel Aviv: “L’ora di far cadere Netanyahu”

October 25, 2026

Tel Aviv, 24 ottobre 2026 – Tre anni dopo il massacro, tre giorni prima che il futuro del Paese sia deciso. In centomila, stando alle stime degli organizzatori, si sono radunati ieri sera a Tel Aviv per dire, con cartelli e striscioni: “Bye-bye Bibi”.

Sono arrivati da tutto il Paese con mezzi propri o usando gli oltre 60 pullman messi a disposizione da Nahariya (nel nord di Israele) a Eilat (all’estremo sud sul Mar Rosso). La manifestazione organizzata alle 19.30 in piazza degli Ostaggi per chiedere l’istituzione immediata di una commissione d’inchiesta statale per il massacro del 7 ottobre, senza ulteriori rinvii, ha assunto a tutti gli effetti il volto di una protesta antigovernativa. Nessun cappello politico aveva assicurato l’October Council (il ‘Consiglio di ottobre’, organizzazione fondata dai familiari delle vittime e dai sopravvissuti). Ma la politica, come un fiume azzurro, al grido di “democratici, democratici!”, è entrata a gamba tesa nel raduno.

Migliaia in piazza a Tel Aviv: “L’ora di far cadere Netanyahu”

In piazza presenti i leader dell’opposizione, da Gadi Eisenkot a Avigdor Liberman, anche se a essersi intestato il bagno di folla è stato Yair Golan. Una mezz’ora prima, nella vicina piazza Rabin, acclamato dalla folla, tra musica, canti e sorrisi, è stato lui la vera star. “Abbiamo pianto, pianto di gioia, pianto di dolore, pianto per tutti coloro che non sono tornati vivi – ha detto il leader dei ‘Democratici’ ricordando il 7 ottobre –. Ma ci siamo rialzati e abbiamo capito che la nostra lotta cambia la realtà, che la nostra determinazione è più forte di ogni disperazione. Quando stiamo insieme, quando insistiamo, quando non ci arrendiamo, vinciamo. E ora, a tre giorni dalle elezioni siamo qui. Ma questa volta non siamo davanti ai cancelli del governo. Siamo sulla strada per entrare, forti e grandi. Dritti verso il luogo in cui vengono prese le decisioni. Per correggere, per salvare, per costruire, per riportare la sicurezza, la fiducia, la speranza”.

Al suo pubblico Golan promette di “istituire una commissione d’inchiesta statale sul 7 ottobre. Rafforzare la democrazia. Separare religione e Stato. Fermare il terrorismo, palestinese e israeliano. Portare sicurezza ai cittadini di Israele. Riportare il Paese sulla strada sionista, liberale, democratica. Noi, – dice – siamo il grande pubblico che è sceso in strada, che lotta per i rapiti, che ha sostenuto il Paese mentre il governo lo abbandonava. Ora andiamo alle urne in massa, in centinaia di migliaia. Vinciamo sostituendo il governo e salvando Israele”.

Dopo aver intonato sul palco con tutta la sua squadra l’Hayikvah, l’inno nazionale israeliano, il canto della speranza, Golan è partito alla testa del corteo e ha raggiunto la piazza degli Ostaggi. “Chiunque eviti di istituire una commissione statale d’inchiesta probabilmente ha un motivo –, dice Elhanan Danino, il cui figlio Ori è stato uno dei sei ostaggi assassinati durante la prigionia di Hamas alla fine dell’agosto 2024 –. Sono passati tre anni, probabilmente hanno qualcosa da nascondere”.

“Netanyahu sta continuando a ostacolare qualsiasi indagine neutrale e indipendente sull’attacco a Israele e sulla successiva guerra a Gaza. Ha reso Israele uno stato canaglia, sta continuando a distruggere il Paese nel suo tentativo di sfuggire al suo processo” dice Ron. Sul cartello che tiene in mano la scritta “Bibi, primo ministro del 7 ottobre”.