Anche il prezzo del diesel in crescita ovunque. Record in un distributore del capoluogo lombardo. Varie misure sul tavolo del governo che vuole intervenire con un decreto prima dell’esodo di agosto

Un murale a Teheran che ritrae l’ex leader Ali Khamenei, ucciso all’inizio della guerra

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Roma, 26 luglio 2026 – Il prezzo del petrolio continua a salire e il rischio di escalation nel Golfo diventa sempre più concreto. Il Governo Meloni è alle prese con il non facile compito di contenere l’aumento dei prezzi della benzina. Da Washington, il presidente Trump si dice convinto dell’estraneità di Russia e Cina dal conflitto. Ma ieri è stato smentito dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che afferma di aver colpito nel Mar Caspio due navi russe piene di armi destinate all’Iran.
La corsa del greggio
Il governo è in allarme. In questo momento la priorità è mitigare gli effetti dell’aumento del prezzo del petrolio, soprattutto quelli sui carburanti. La guerra nel Golfo ha spinto benzina e diesel oltre i 2 euro al litro, inducendo il governo a valutare nuove misure per contenere i rincari. Ieri, un distributore a Milano aveva la benzina addirittura a 2,635 euro. Più contenuto il prezzo medio nel complesso della rete stradale nazionale, comunque in crescita, proprio nei giorni in cui milioni di famiglie si mettono in macchina per raggiungere le località di vacanza. Il prezzo della benzina è salito a 1,979 euro al litro (da 1,968 di venerdì) e quello del gasolio a 2,180 (venerdì era 2,161). In autostrada entrambi i prezzi sono ben oltre i due euro. Venerdì a Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno esaminato la situazione, concentrandosi sull’attivazione delle accise mobili. Misura chiesta anche dalle opposizioni che hanno presentato una mozione al Senato. Il meccanismo consentirebbe di ridurre le accise compensando il taglio con il maggiore gettito Iva prodotto dai rincari. Si tratta però di uno strumento con effetti limitati e che potrebbe incidere al massimo per dieci centesimi al litro. Il varo di questa o un’altra misura (ce ne sono diverse allo studio) è atteso nel corso della settimana, prima dell’esodo di inizio agosto.
Fra bombe e negoziati
Il presidente americano Donald Trump dice che i negoziati continuano, ma che non è ancora arrivato il momento per un accordo. Quella tra venerdì e sabato è stata però la prima notte, dopo diversi giorni, senza raid sull’Iran. Secondo il sito Axios il tycoon ha dato un segnale perché vorrebbe dare spazio alla diplomazia. A Tel Aviv ci sarebbe stata sorpresa – rivela Axios – perché erano attesi bombardamenti massicci. Il rischio di un’escalation sembra però sempre presente. Ieri le forze statunitensi hanno aperto il fuoco contro una petroliera che stava cercando di forzare il blocco e attraversare lo Stretto di Hormuz. E dall’Iran arrivano messaggi poco concilianti. Il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha dichiarato che “le forze armate iraniane continueranno a colpire senza sosta fino alla resa totale del nemico”. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha detto che “non c’è nessuna buona volontà da parte Usa”. Preoccupano poi gli scontri sempre più frequenti fra Arabia Saudita e la milizia filo iraniana degli Houthi, anche se ieri due delegazioni si sono incontrate in Oman.
L’ombra di Mosca
Ma la vera notizia di ieri arriva dall’Ucraina. Il presidente, Volodymyr Zelensky, ha scritto su X che “in un attacco ucraino sono state colpite nel Mar Caspio due navi utilizzate per il trasporto di materiale bellico destinato all’Iran, nonché una nave da guerra”. Le dichiarazioni del numero uno di Kiev sono arrivate poche ore dopo le rassicurazioni del presidente Trump, che ha escluso un coinvolgimento di Mosca e Pechino, in grazia dei suoi buoni rapporti con Xi Jinping e Vladimir Putin.
Il tycoon aveva anche aggiunto, però, che la scoperta di un loro coinvolgimento avrebbe procurato “conseguenze gravi”. Intanto, al vertice della Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, il ministro degli esteri cinese, Wang Yi ha chiesto all’omologo iraniano Abbas Araghchi la cessazione del conflitto.
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