Scontri e devastazioni ai cortei nelle principali città d'Italia. Oltre 60 fermati, tra cui decine di minorenni. Meloni attacca: «Nessuna giustificazione»
Il carovita accende la protesta, le piazze si trasformano in teatro di scontri. Da Milano a Torino, da Bergamo fino a Bologna, quella di sabato è stata una giornata di mobilitazione contro stipendi bassi, affitti alle stelle e costo della vita sempre più insostenibile, degenerata in ore di guerriglia urbana, devastazioni e scontri con le forze dell’ordine. Sassaiole, bomba carta, cariche della polizia, idranti, lacrimogeni e barricate hanno lasciato dietro di sé un corollario, ancora da contabilizzare in via definitiva, di arresti, di denunce e di feriti. Il giorno dopo è però, sempre, tempo di bilanci: da una parte le ragioni della mobilitazione e le richieste inascoltate, dall’altra il conto dei danni.
A Milano la protesta diventa guerriglia

Nel cuore di Milano la tensione è salita fin dall’inizio del corteo. Bombe carta e fumogeni sono stati lanciati contro la polizia, che ha caricato i manifestanti. Da piazza Duomo, gli scontri si sono propagati nelle vie del centro, tra turisti spaventati, negozianti costretti ad abbassare le serrande e attività commerciali con le vetrine esposte al rischio di danneggiamenti. Biciclette elettriche e cestini sono stati rovesciati, sassi e petardi lanciati per strada. In corso Vittorio Emanuele II, materiali smontati da un’impalcatura sono stati utilizzati per alimentare un falò. Nel capoluogo lombardo, almeno quattro feriti tra gli agenti e 20 tra i manifestanti e oltre 50 giovani fermati. La metà di loro sono minorenni. Nonostante una temporanea attenuazione della tensione in serata, gli scontri e i danneggiamenti sono proseguiti fino a tarda ora.
Immediata la reazione del governo: «Manifestare è un diritto – ha detto la premier Giorgia Meloni – ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Ogni reticenza diventa giustificazione». Il primo a parlare sul fronte opposto è il sindaco della città più ferita, Giuseppe Sala: «Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta».
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Torino e l’assalto alla Feltrinelli: 12 fermati e tre feriti
A Torino, il corteo avrebbe dovuto concludersi in piazza Castello dopo aver attraversato il centro. Poco dopo le 17, però, la manifestazione è sfuggita al controllo degli organizzatori. Un gruppo di incappucciati ha preso la testa del corteo, dando inizio agli scontri. Alla stazione di Porta Nuova è stata devastata la libreria Feltrinelli: scaffali svuotati, libri e dischi rovesciati a terra. All’esterno sono partiti lanci di bottiglie, pietre e lacrimogeni. Nelle vie del centro sono state improvvisate barricate con bidoni, cestini, transenne, sedie e tavolini dei dehors, mentre i commercianti abbassavano le serrande per proteggere le proprie attività.
La polizia ha fermato 12 persone, dieci delle quali minorenni. Secondo la cronaca, negli zaini e nelle tasche di alcuni fermati sono stati trovati petardi, sanpietrini, martelletti frangivetro e bottiglie molotov. Tre ragazzi sono rimasti feriti durante gli scontri. La frattura con chi voleva manifestare pacificamente è emersa nelle parole di Nicole Albanese, una delle organizzatrici: «Noi volevamo solo protestare contro il carovita, non doveva finire così». La stessa organizzatrice ha accusato i gruppi antagonisti di aver preso il controllo del corteo, dissociandosi dalle violenze.

A Bologna stazione bloccata, oltre 400 lacrimogeni e 36 agenti feriti
A Bologna erano circa tremila le persone scese in piazza per protestare contro il costo della vita, per il diritto allo studio e contro le guerre. Nel pomeriggio, un gruppo di circa 300 manifestanti incappucciati si è diretto verso la stazione centrale, dove sono iniziati gli scontri con le forze dell’ordine schierate a difesa degli ingressi. Biciclette elettriche, transenne, cassonetti e materiali di un cantiere del tram sono stati utilizzati per costruire barricate.
Alcuni oggetti sono stati incendiati, mentre sono stati danneggiati cantieri, segnaletica stradale, biciclette e vetrine di attività commerciali. Anche l’accesso principale alla stazione è stato chiuso per ore, con i passeggeri indirizzati verso ingressi secondari. Il traffico della zona è rimasto paralizzato. In risposta, la polizia ha utilizzato oltre 400 lacrimogeni. Il bilancio riportato parla di 36 carabinieri e poliziotti che hanno avuto bisogno di cure mediche. Quattro minorenni sono stati arrestati, sette giovani denunciati, dieci persone accompagnate in questura e altre 40 identificate.

I timori per il 30 ottobre
Nel frattempo, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) – scrive il Corriere della Sera – monitora gli scenari che si sono sviluppati negli ultimi giorni nelle città italiane e si prepara ai prossimi appuntamenti. La data cerchiata in rosso è quella del 30 ottobre quando è stata organizzata una mobilitazione nella Capitale. Il timore degli apparati è che possa trattarsi di una prova generale per un autunno che si preannuncia caldo sul fronte dell’ordine pubblico.

Foto copertina: ANSA/MATTEO CORNER | La protesta a Milano, sabato 17 ottobre
