Il circuito era lungo appena 1.890 metri, con un rettilineo da 400 e curve ad angolo retto. Corsero Villa, Brambilla, Gallina, Ballestrieri, Marcaccini, Vanni. Il 5 maggio 1963 vinse un bergamasco allora poco più che ragazzo, su Morini 175 Settebello.
Prima del rombo della MotoGp, prima delle tribune, dei box tirati a lucido e dei maxischermi, Misano aveva già imparato ad amare le moto. Le amava in un modo ruvido, pericoloso, assoluto: ai bordi della strada. Dai marciapiedi, dalle finestre delle case, perfino arrampicati sugli alberi. Con i piloti che passavano a pochi metri e poche balle di paglia appoggiate alle curve a fare da fragile confine tra la festa e il rischio.
È quel mondo che riemerge, con fotografie, ritagli, classifiche e memoria, nelle pagine di "Circuito cittadino di Misano Adriatico 1960, 1961, 1963. È mutòr che passione!", firmato da Giancarlo Deluca e Fosco Rocchetta. Il libro arriva nel momento giusto, alla vigilia del Gran premio di Misano: perché prima che la Riviera diventasse una capitale mondiale delle due ruote, il motociclismo qui aveva già preso possesso dei viali vicino al mare, lasciando nell’aria "il rombo dei motori assieme all’odore dell’olio di ricino". Il tracciato non aveva nulla della pista che oggi porta il nome di Marco Simoncelli. Era un circuito cittadino da 1.890 metri, infilato nelle strade della località balneare: un rettilineo di circa 400 metri e poi curve di raccordo, alcune "ad angolo retto". Un percorso ricavato alla meglio, come accadeva nell’Italia delle Mototemporade, ma inserito nel calendario della Federazione motociclistica come prima prova del Campionato italiano Marche. E soprattutto capace di chiamare a raccolta migliaia di persone.
Nelle foto in bianco e nero c’è una Misano quasi irriconoscibile: la spiaggia ancora larga e spoglia, il lungomare giovane, le strade trasformate per un giorno nel palcoscenico dei centauri. Ci sono Ducati, Morini, Mv Agusta, Benelli, MotoBi, Bianchi, Aermacchi, Parilla, Paton. E ci sono nomi che fanno scattare subito la scintilla in chi ha il motore nel sangue: Francesco Villa, Vittorio Brambilla, Roberto Gallina, Amilcare Ballestrieri, Walter Tassinari, Giuseppe Mandolini, Genunzio Silvagni, Gino Tondo, Cristoforo Fattori, Getullio Marcaccini, il riccionese Elio Imola detto “Ciculin”, il marignanese Enzo Vanni.
Non è soltanto un album di risultati. È il ritratto di un tempo in cui la meccanica contava quasi quanto il coraggio e i guasti decidevano una gara. Nel racconto della prova del 1961, per esempio, la Morini di Tassinari scatta davanti, Fattori viene fermato dai problemi al motore e una serie di ritiri falcidia lo schieramento. "Da quest’ecatombe tecnica solo lo Zio e Tassinari riuscirono a salvarsi", ricorda la testimonianza del nipote dedicata a Enio Ambrosi. Una frase che restituisce meglio di tante retoriche quel motociclismo: sporco di benzina, imprevedibile, costruito anche nei capannoni e nelle officine.
Poi arriva il 5 maggio 1963. In sella a una Morini 175 Settebello c’è un giovane bergamasco, numero 16, che ancora non è diventato il monumento del motociclismo mondiale. Si chiama Giacomo Agostini. Vince la 175 juniores davanti a Gigi Perotti e Misano, con oltre dodicimila spettatori, si prende una piccola fetta della sua leggenda. Oggi quel ragazzo è il quindici volte campione del mondo che tutti conoscono; allora era un talento in corsa, con una coppa in mano e il futuro ancora da scrivere. Il libro sarà presentato il 12 settembre alle 18, in piazza della Repubblica a Misano Adriatico. Deluca, fondatore del Moto Club Misano nel 1977 e per anni anche presidente, vive questa passione da quando vide proprio Agostini vincere nel ’63; continua a portarla in strada con la sua Morini 250 Settebello nelle rievocazioni. Rocchetta, già direttore della Biblioteca comunale di Riccione, è invece uno studioso innamorato della stagione dei Motogiri e della Mototemporada romagnola. Insieme hanno sottratto queste tre giornate del 1960, 1961 e 1963 all’"inevitabile oblio del trascorrere del tempo".
E fanno capire una cosa semplice: il Misano World Circuit non è nato dal nulla nel 1972. Prima della pista, prima del Mondiale, prima persino del mito del Sic, c’erano quei ragazzi, quelle moto e quel pubblico appeso agli alberi. C’era già, insomma, “è mutòr”.
Carlo Cavriani