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Mondiale 2026, il dietro le quinte: la tecnologia FIFA e Lenovo che ha gestito 600 siti 104 partite

July 19, 2026

Ci sono 16 stadi, in questa Coppa del Mondo. E un sinergico ecosistema di altri 600 siti operativi.

A governare (quasi) tutto ci pensa un anonimo edificio di Miami nel quartiere in stile Mediterraneo di Coral Gables, che fino a poco tempo fa era il quartier generale locale della FIFA. Lo abbiamo visitato alla vigilia della finale, quando metà del personale era già volato a New York e l'altra metà era allo stadio per la semifinale in città.

Su due piani diversi lavorano due centrali distinte: una governa l'evento, l'altra la tecnologia che lo tiene in piedi.

Capire come dialogano racconta che cosa significa oggi organizzare il torneo più grande di sempre.

600 siti, una sola stanza

Luca Santaniello guida le operazioni del torneo per la FIFA, e parte da una correzione di prospettiva. “Siamo abituati a pensare a 16 stadi, ma è molto di più. Gestiamo circa 600 siti operativi, e in ognuno abbiamo personale FIFA”.

Ogni città ospitante, oltre allo stadio, comprende hotel, centri medici, sedi per le cerimonie, quartiere generale delle squadre, strutture di allenamento, aeroporti e depositi. Una mappa che la FIFA usa anche come materiale didattico con le città già assegnatarie del 2030 e del 2034, perché far capire in anticipo che cosa comporti davvero un Mondiale è, ammette, complicato.

Il cuore di questa macchina è il Tournament Operations Center, il TOC. Santaniello lo definisce senza giri di parole una centrale operativa. Riunisce in un unico open space i rappresentanti di una sessantina di aree funzionali, disposte per prossimità logica: chi deve scambiarsi informazioni siede vicino. Dai pannelli grafici appesi al soffitto la sala è divisa in isole. Un'isola raccoglie comunicazione, rapporti con i governi, ufficio legale e tutela del marchio; un'altra il FIFA Fan Festival; un'altra ancora la parte che genera ricavi, con biglietteria,

La logica è quella di far emergere le criticità prima che diventino crisi, e di risolverle nel minor tempo possibile facendo lavorare fianco a fianco chi altrimenti comunicherebbe per mail. La struttura è in piedi dalla metà di maggio e copre l'intera giornata, dalle sette del mattino a mezzanotte, con una novantina di postazioni di lavoro.

Il modello che la FIFA vuole esportare

Dietro l'organizzazione c'è un cambio di modello che Santaniello racconta come il vero salto di questa edizione. Nelle ultime tre Coppe del Mondo la FIFA ha cambiato tre volte il proprio assetto operativo. In Russia 2018 esisteva un comitato organizzatore locale a cui la federazione affiancava supporto e gestione. In Qatar 2022 si è passati a una joint venture. In Nord America, per la prima volta, la FIFA opera in proprio.

La scelta comporta più assunzioni, più gestione diretta e più rischi, perché responsabilità prima delegate alle città o al comitato locale rientrano in casa. Il contesto nordamericano ha aggiunto complessità inedite: sindacati dei lavoratori negli stadi, impianti già esistenti e commercialmente attivi, vere e proprie aziende che fatturano ogni giorno tra concerti ed eventi. “Abbiamo dovuto cambiare il modo di confrontarci”, riassume Santaniello, e la stessa flessibilità servirà nel 2030 tra Spagna e Portogallo, dove gli stadi sono anch'essi preesistenti. Il vantaggio di operare in proprio, aggiunge, è avere finalmente un modello replicabile da esportare, pur lavorando sempre a stretto contatto con le autorità locali, che ormai la FIFA chiama partner.

La dimensione dello sforzo la danno i numeri personali. Santaniello lavora in FIFA da otto anni, ha fatto Russia e Qatar, e per questo torneo è stato a Miami 58 giorni. La competizione dura 39 giorni, con città come Dallas che hanno ospitato nove partite. “Non è uno sprint, è una maratona”, dice, riprendendo la battuta con cui il presidente della FIFA ha definito il torneo: 104 Super Bowl in poco più di un mese.

Il Technology Command Center

Saliamo di un piano, e al terzo cambia la natura della sala. Il Technology Command Center, il TCC, è gestito da Lenovo e risponde gerarchicamente al TOC: qualsiasi problema tecnico che non si risolva sul posto sale di piano. “La comunicazione è assolutamente fondamentale quando si parla di un centro di comando”, spiega Alex Jackson, che dirige il TCC. Miles Spittle, responsabile delle operazioni tecnologiche di Lenovo per la FIFA, quantifica lo schieramento: circa 350 persone per l'intero torneo.

Il TCC copre otto aree tecnologiche. Ci sono la tecnologia delle sedi, le telecomunicazioni e l'infrastruttura di rete, la sicurezza informatica, l'infrastruttura cloud e, soprattutto per Lenovo, l'erogazione dei servizi: hardware per gli utenti finali, distribuzione, configurazione, assistenza e ritiro delle apparecchiature. Ogni area è presidiata da un responsabile di turno che dialoga con i colleghi nelle sedi e centralizza qui le informazioni.

Ogni giornata si apre con una riunione in piedi in cui si passano in rassegna problemi, partite e conferenze stampa.

La parete di schermi alle spalle di Jackson è dedicata al monitoraggio della rete. Tre schermi seguono il data center principale, che si appoggia a due fornitori di connettività in ridondanza: se uno cade, il sistema passa automaticamente all'altro.

Il flusso arriva fino all'International Broadcast Center di Dallas, il centro di trasmissione da cui passa il segnale televisivo, che ha un proprio mini centro di comando ma converge tutto qui. Una dashboard per ogni stadio attivo mostra lo stato in tempo reale: se qualcosa diventa rosso, scatta l'allarme, lo vedono insieme Lenovo e il fornitore di rete, e si chiama il personale sul posto.

Quando si rimane con “una gamba sola”

La rete critica dell'evento viaggia su tre linee, due di un operatore e una di un altro, con una ridondanza pensata per reggere due guasti simultanei.

“Negli Stati Uniti sembra che si possa scavare ovunque”, osserva Miles, e i tagli accidentali della fibra sono stati più frequenti che in Europa. Jackson descrive le occasioni in cui il sistema è sceso a quella che chiama “una gamba sola”, una sola linea attiva su tre, poche ore prima del fischio d'inizio. La decisione, in quei casi, va presa entro un'ora: ripristinare la linea o reindirizzare il traffico, per tornare ad almeno due collegamenti prima che la partita cominci.

La misura del carico la dà il sistema di ticketing. Ogni problema segnalato, da un cavo di alimentazione mancante a un'interruzione di rete, genera un ticket con una priorità da uno a quattro. Nel corso del torneo ne sono stati aperti circa 23mila. In Qatar, ricorda Jackson, erano meno della metà. La differenza, precisa, non nasce da più guasti ma da molti più servizi erogati, stadi più grandi e più numerosi.

La latenza, ovvero la guerra al ritardo del gol

Un capitolo a sé riguarda la distribuzione video, ed è nato da un fastidio molto umano. “Il direttore operativo era stufo di sentire le esultanze da fuori prima ancora di vedere il gial”, racconta Miles.

La missione, affidata a Lenovo a torneo già iniziato, era abbattere la latenza tra il campo e lo schermo. Lenovo fornisce il segnale IPTV e la rete di distribuzione dei contenuti, e ha portato il ritardo cosiddetto glass to glass, dalla telecamera al televisore, sotto i 6 secondi, contro i circa 14 di una trasmissione televisiva tradizionale.

La versione a latenza più bassa, distribuita tramite la rete di Lenovo, scende a 2 secondi da punto a punto. Serve al centro operativo del piano di sopra per seguire l'azione in diretta quasi reale, e per mandarla sul tablet del presidente quando è in viaggio.

Il segnale a bassissima latenza va però razionato negli accessi, perché arriva direttamente dai server e rischia di sovraccaricarli. Negli hotel VIP e negli stadi, dove il tifo dei corridoi anticipa di un istante l'immagine, quei secondi risparmiati sono la differenza tra vedere il gol e sentirlo soltanto.

100 milioni di cyber-attacchi al giorno

La sezione dedicata alla sicurezza informatica è quella che restituisce meglio la scala della posta in gioco.

Un pannello mostra la provenienza degli attacchi in arrivo, monitorati con strumenti dedicati, mentre un altro traccia il traffico dei bot.

I picchi, spiega Jackson, coincidono con l'apertura delle finestre di vendita dei biglietti, quando i tentativi automatici si concentrano su blocchi di paesi e indirizzi di rete.

I numeri, per quanto dichiarati dalla stessa Lenovo danno la dimensione del fenomeno.

Il sito della FIFA, riferisce Miles, ha subito 275.000 attacchi in sessanta minuti in un momento di picco, per un totale che l'azienda stima attorno a 100 milioni di tentativi al giorno. La maggior parte sono bot, non esseri umani, e mirano semplicemente a mettere fuori uso il sito.

“È IA contro IA”, sintetizza uno dei presenti, e nessuno smentisce.

Un'unica dashboard al posto delle slide

Il livello che tiene insieme tutto è quello che la FIFA chiama Intelligent Command Center e che internamente Lenovo indica con un nome di prodotto.

È la piattaforma di intelligenza operativa che raccoglie circa 600 flussi di dati diversi, dalle informazioni sui voli a quelle sugli hotel, dai dati meteo alla sicurezza fisica. Un pannello segue la vendita dei biglietti e le presenze in tempo reale all'apertura dei cancelli; un altro, alimentato dall'IA, filtra i social e porta in evidenza contenuti critici o notizie da conoscere.

Il valore, insiste Miles, sta nella profondità di analisi. Per i briefing quotidiani della dirigenza, ogni area funzionale doveva prima stampare le proprie slide; oggi tutto converge in un'unica schermata da cui si scende nel dettaglio.

Esiste una scheda esecutiva pensata per i vertici, con i soli dati di alto livello.

Alberto Spinelli, lead Marketing and Communications EMEA per Lenovo, che segue la partnership FIFA, rivendica che il lavoro non si è fermato alla fornitura di hardware: “Abbiamo dedicato molti mesi a progettare questa dashboard”, sviluppata coinvolgendo il gruppo interno dedicato all'esperienza utente, perché un team tecnico non è automaticamente il più adatto a rendere uno strumento intuitivo.

Miles è esplicito sul confine tra i due mondi. “Lenovo dice: possiamo occuparci della tecnologia, ma non siamo esperti di calcio né di eventi”.

Le soluzioni, sostiene, nascono da un lavoro congiunto con la FIFA per capire quali applicazioni contino davvero, una domanda a cui l'azienda da sola non saprebbe rispondere. L'Intelligent Command Center, ricorda, ha richiesto due anni di sviluppo e non fu usato alla Coppa del Mondo per club perché né Lenovo né la FIFA lo ritenevano pronto.

25mila dispositivi, già pronti all'uso

Sotto ogni piattaforma c'è la logistica grezza. Lenovo ha consegnato e preconfigurato 25mila tra laptop, telefoni e tablet, che arrivano allo stadio già pronti per il reparto di destinazione: si aprono e funzionano.

Come referente unico voluto dalla FIFA, l'azienda ha inoltre acquistato e preso in carico altre 20mila unità di prodotti non propri, integrandole nella stessa gestione. I tecnici sul campo non installano solo hardware Lenovo: montano anche i chioschi per l'accreditamento che scansionano passaporto e volto e stampano il documento, e intervengono quando un tornello si blocca.

La distanza tra questa realtà e le chiacchiere la segna lo stesso Spinelli.

Nei media la partnership viene letta soprattutto in chiave di sponsorizzazione, mentre il lavoro effettivo, spiega, è di co-progettazione.

Uscendo dai due piani di Miami resta l'impressione di aver visto il rovescio dell'arazzo: mentre il mondo guardava poco più di 90 minuti di gioco alla volta, qui dentro qualcuno teneva d'occhio 600 siti, quattro fusi orari e 100mila tentativi di intrusione ogni giorno, perché tutto quel lavoro diventasse, agli occhi del tifoso, semplicemente una partita che comincia in orario.