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Montero: "Vi racconto quando Lippi mi impedì di firmare per l'Inter. E Moggi..."

September 29, 2026
Ronaldo sul fallo di Iuliano

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Paolo Montero, ex difensore della Juventus, ha rilasciato una lunga intervista a Flashscore nel corso della quale ha svelato anche un aneddoto che riguarda il suo mancato approdo all'Inter:

Montero

"L'Atalanta decise di acquistarmi senza avermi mai visto giocare dal vivo, valutandomi esclusivamente attraverso cinque o sei relazioni degli osservatori durante la nostra tournée in Sudamerica e in Spagna. Arrivai a Bergamo ad aprile, ma per i primi sei mesi non potei giocare: l'obiettivo era farmi imparare la lingua e aiutarmi ad adattarmi alla città e alla squadra. Mi trovai subito benissimo: Montevideo è una città piccola e ha ritmi molto simili a quelli di Torino o Bergamo. Per questo fu più facile ambientarmi lì che in grandi metropoli come Roma o Milano".

montero

Come nacque la chiamata della Juventus e cosa significò indossare quella maglia?

"È un aneddoto che racconto spesso. Inizialmente ebbi un paio di incontri con Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola per trasferirmi all'Inter, ma al primo incontro non raggiungemmo un accordo. Due giorni dopo mi richiamarono; non avendo un procuratore all'epoca, andai da solo a Milano e raggiungemmo un accordo verbale. Qualche tempo dopo ero a Bergamo con la mia famiglia e ricevetti una telefonata da Marcello Lippi. Lui mi ordinò di non firmare nulla con l'Inter e di raggiungerlo immediatamente a Torino. Partii quella stessa sera con mio fratello e a mezzanotte firmai il contratto con la Juventus e Luciano Moggi"

MONTERO

In quasi trecento presenze con i Bianconeri hai attraversato epoche diverse. Qual è stata la Juventus più forte in cui hai giocato?

"La prima squadra che trovai al mio arrivo era fortissima. Tuttavia, sono convinto che la formazione degli anni successivi, con l'aggiunta di Edgar Davids e di giocatori come Zidane, Del Piero, Inzaghi, Vieri e Deschamps, fosse senza dubbio la più forte in cui mi sia mai trovato a giocare"

C'era una figura nello spogliatoio, un compagno o un dirigente, che ti trasmise la famosa mentalità vincente bianconera?

"Senza dubbio dirigenti come Moggi e Giraudo, ma a trasmetterla quotidianamente era soprattutto lo "zoccolo duro" italiano dello spogliatoio: campioni come Peruzzi, Ferrara, Conte, Pessotto, Di Livio, Tacchinardi, Torricelli e Lombardo. Trasmettevano il senso della "famiglia". "In un ambiente simile era naturale acquisire quella mentalità. Ricordo un episodio emblematico: in una partitella di allenamento una squadra stava vincendo 5-0; subì un gol all'ultimo minuto e vidi alcuni compagni prendere a calci le borse per la frustrazione. "Sottolineavano che certi cali di concentrazione non dovessero verificarsi, perché si sarebbero ripercossi sulla partita della domenica. «La concentrazione si costruisce a partire dal lunedì: per un vero campione non deve esserci alcuna differenza tra giocare una finale al Bernabeu o una partita su un piccolo campo di provincia in Coppa Italia."