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- Morì nella cisterna del vino. Azienda e costruttore condannati a risarcire quasi due milioni di euro
Alessandro Santini perse la vita nel 2020 nella cantina sociale di Massenzatico. Il giudice ha riconosciuto le carenze nei sistemi di sicurezza dei macchinari.

Alessandro Santini perse la vita nel 2020 nella cantina sociale di Massenzatico. Il giudice ha riconosciuto le carenze nei sistemi di sicurezza dei macchinari.

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Alessandro Santini morì sul lavoro a 52 anni, durante il lavaggio di un vinificatore nella Cantina sociale di Massenzatico, di cui era dipendente. Secondo la ricostruzione dello Spsal (Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro) dell’Ausl, il 16 gennaio 2020, lui stava aprendo il portellone inferiore del macchinario, mentre l’estrattore interno era in movimento. In assenza di un sistema di interblocco di sicurezza, che avrebbe dovuto arrestare il moto durante l’apertura dello sportello, Santini fu trascinato dentro la vasca dalle pale rotanti, che non gli diedero scampo: morì sul colpo, lasciando moglie e tre figli.
Scaturirono due processi, uno penale in corso (un imputato ha patteggiato), l’altro civile che si è concluso. Il giudice civile Ersilia Carlucci ha condannato in primo grado la Cantina di Massenzatico quale datore di lavoro (responsabile per i due terzi) e la società costruttrice del vinificatore, la Omp Paronetto di Ponzano, di Treviso (responsabile per un terzo), per la morte del lavoratore. Le due aziende, insieme alle compagnie assicurative, sono state chiamate in causa dall’avvocato Francesco Arlotti per conto dei familiari della vittima. Il tribunale ha escluso un comportamento errato del lavoratore e ha deciso che la Cantina e la Omp Paronetto dovranno pagare in solido ai parenti un risarcimento che sfiora i due milioni (un milione e 845mila euro).
Il giudice ha ritenuto pienamente condivisibili le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio Mattia Strangi. Oltre alla mancanza del dispositivo di blocco, il ctu aveva rilevato sul macchinario un sistema di bypass "per consentirne il funzionamento anche a portellone aperto, ma non presente nel progetto iniziale su cui si vedono apposti interruttori". Dopo l’incidente "non furono rilevati sensori di bloccaggio e neanche tracce della loro precedente esistenza".
Secondo il giudice Carlucci, la Cantina sociale "mise a disposizione un macchinario non conforme al progetto, privo del sistema automatico di interblocco previsto come presidio di sicurezza essenziale e mantenne consapevolmente questa situazione almeno dal 2018", quando fu redatto il Dvr (Documento valutazione rischi). Inoltre "nonostante fosse consapevole dell’entita elevata del rischio (livello 8) non adottò mai alcuna misura tecnica di sicurezza", affidando l’incolumità dei lavoratori "solo al rispetto di una procedura comportamentale (impiego di due lavoratori e interruzione manuale dell’alimentazione elettrica)".
A detta della Cantina, difesa dagli avvocati Nino Ruffini e Geminio Ruffini, Santini era un lavoratore esperto, con mansioni direttive e seguì corsi di formazione; inoltre la ditta aveva prescritto che il lavaggio dovesse avvenire a macchina ferma e con l’intervento di due persone, quindi la tragedia dipese dalla sua "imprudenza". Tesi rigettata dal giudice Carlucci perché la Cantina avrebbe dovuto in primis dargli i dispositivi di sicurezza. Le testimonianze "hanno dimostrato che l’accesso nel vinificatore dopo il lavaggio era prassi consolidata, di cui erano a conoscenza non solo i lavoratori ma anche le dirigenze".
Omp Paronetto, tutelata dall’avvocato Liala Soranzio, ha sostenuto che i microinterrutori di sicurezza erano previsti nel progetto e che l’installazione del bypass non dipendeva da loro perché tutti gli impianti elettrici erano a cura di un’altra ditta. Il giudice ha obiettato che Omp risponde come committente per conto dell’altra azienda e che la difformità tra progetto e macchinario avrebbe dovuto essere rilevata da Omp nel collaudo. Nel 2012, poi, la Cantina commissionò a Omp la manutenzione straordinaria: "Omp tacque non solo l’esistenza del bypass, ma pure la carenza dell’interblocco". Inoltre due testimoni che lavorano per altre aziende vitivinicole "hanno riferito che altri vinificatori Omp coevi erano senza interblocco. Altri dispositivi di sicurezza furono installati solo dopo la morte di Santini".
Le difese annunciano Appello.
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