di Giulia Beneventi
"Sono più di dieci anni che non entro nella mia cantina, ormai ci ho rinunciato". Palmiro Monticelli, 76 anni, vive da quindici anni in affitto assieme alla moglie in uno degli appartamenti al civico 35 di via Turri. La stessa palazzina da cui nel pomeriggio di venerdì è stato chiamato il 118, dopo il ritrovamento del cadavere di una donna di 41 anni. Il corpo, notato da alcuni inquilini di passaggio, era dentro un garage che aveva la porta semiaperta e che ora è sotto sequestro. "Guardi lì, che roba": Monticelli indica alcune delle rimesse che si vedono dal parapetto proprio davanti all’ingresso del civico 35. Due portoni sono aperti e l’interno dei garage è pieno di rifiuti, materassi e oggetti abbandonati.
La cosa purtroppo non è nuova a chi vive in via Turri, dove i garage vengono occupati abusivamente in modo sistematico. Alle volte si tratta di rimesse vuote e abbandonate, altre volte - molte volte, in realtà - viene forzata la porta. È ciò che è successo anche alla cantina di Monticelli: "Un giorno sono entrato e ho trovato dentro materassi, fornelli di campo e un sacco di altre cose non mie - spiega -. Significa che qualcuno ci era andato a vivere senza che io lo sapessi. Sarà stato il 2010, forse il 2011. Non ci ho mai più messo piede".
Secondo le voci del quartiere, anche la donna trovata morta venerdì faceva parte delle persone, quasi sempre tossicodipendenti, che trovano nei garage giacigli di fortuna. Il pm Stefano Finocchiaro, arrivato sul posto assieme alla squadra mobile della polizia di Stato e alla polizia scientifica, ha disposto subito l’autopsia. L’esame permetterà di fare luce su quella che, al momento, pare sia la causa più probabile del decesso: overdose.
Fin dalle prime ore successive al ritrovamento della donna, la Procura ha escluso la presenza di segni di violenza sul corpo; le altre possibili ipotesi sulle cause del decesso al momento sono ancora al vaglio degli inqurenti. Anche ieri mattina le forze dell’ordine erano intente a mettersi in contatto con i familiari della 41enne. La donna, di origine marocchina, aveva la cittadinanza italiana; secondo quanto emerso, non aveva con sé i documenti. La sua vita rientrerebbe nella più profonda marginalità sociale che caratterizza diverse zone della città, via Turri e la stazione in primis. Risulta difficile dunque riuscire a ricostruire la sua rete di contatti e conoscenze stabili.
"Qui è pieno di gente che usa la droga, poi tutti vanno a vivere dentro i garage – dice Abdul Ahmed, mentre serve un cliente nel market etnico che sta a pochi passi dal civico 35 –. Purtroppo, bisogna dire che qui ormai è unacosa normale. Può essere che sia morta di overdose, non sarebbe la prima volta". In effetti ieri mattina, a meno di ventiquattr’ore dal ritrovamento del cadavere, la vita lungo via Turri continua come se nulla fosse. E spesso, come se questa donna non fosse nemmeno esistita: "Non so chi fosse", "Non l’avevo mai vista", "Non so che dire". Soprattutto, ed è questo è il dato su cui ci sarebbe da riflettere, nessuno è sorpreso.
"Non sappiamo bene cosa sia successo – riferisce un residente, mentre passa davanti al bar – ma non ho presente chi fosse. Certo è sempre una tragedia, anche perché parliamo di una ragazza giovane". Sono vicende "di cui bisogna conoscere bene i motivi – aggiunge –. Può capitare dappertutto, anche in altre zone e in altre città". Cosa che di per sé è logica, ma è indubbio anche che via Turri rappresenti ormai una ferita sanguinante per questa città.
Ciò nonostante, esiste una piccola fetta di residenti determinati a creare un’immagine diversa del quartiere. Tra questi c’è anche il ventenne Ives Tawiah, co-titolare assieme a un amico di un account social che denuncia i problemi di via Turri e prova con alcune iniziative (non ultima, quella di ritinteggiare il portico di via Paradisi assieme anche all’assessore Davide Prandi, ndr) per rilanciare il quartiere.
I ragazzi gravitano spesso nelle zone dei garage, soprattutto la sera, per mettere in evidenza il problema delle occupazioni abusive. In uno di questi sopralluoghi, avrebbero notato proprio la donna trovata morta nella rimessa: "L’abbiamo vista lì dentro, rintanata – spiega Tawiah – e avevamo segnalato la cosa". In generale, il senso di quei video era proprio portare alla luce questa dinamica quotidiana di degrado e marginalità che contraddistingue i garage di via Turri. Un’azione che, purtroppo, di fronte a quanto accaduto fa il rumore di una goccia nell’oceano.