Si è spento questo pomeriggio 31 luglio all'età di 96 anni, don Antonio Mazzi, storico fondatore della comunità Exodus. Era nato il 30 novembre 1929. La notizia della morte di don Antonio Mazzi segna la scomparsa di un protagonista assoluto dell'educazione e dell'accoglienza dei più fragili.
Nato a Verona nel 1929, aveva dedicato la sua vita ai giovani in difficoltà, alle famiglie in crisi e a chi cercava una possibilità di riscatto dopo la dipendenza, il carcere o l’emarginazione. Dopo gli studi in Psicologia e Psicopedagogia, e le prime esperienze – a metà degli anni Settanta – nell’ambito del recupero dei giovani dall’emarginazione sociale in Veneto, il suo arrivo a Milano a fine anni Settanta.

Don Mazzi assieme ai City Angels, e al suo fondatore Mario Furlan (primo a sinistra), davanti alla stazione Centrale in un'immagine di alcuni anni fa
Dal 1979 diventa direttore dell'Opera don Calabria di Milano in via Pusiano, a ridosso del Parco Lambro. La gravità evidente del fenomeno della tossicodipendenza lo spinge all'ideazione del Progetto Exodus e alla fondazione della Comunità Exodus, che nasce nel 1980 per il recupero di ragazzi tossicodipendenti. Nel 1984 ottiene dal Comune la Cascina "Molino Torrette", che diventerà la sede madre della Comunità e dei Progetti Exodus.

Don Antonio Mazzi è stato insignito del premio Rosa Camuna della Regione Lombardia nel 2024
L’impegno civile e religioso
Da lì partiranno anche varie altre attività dirette al territorio milanese. Il suo nome resterà sempre legato a battaglie culturali e sociali, alla denuncia delle marginalità e alla difesa della dignità dei più deboli. Nel corso della sua lunga attività, aveva ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno civile e religioso, restando fino agli ultimi anni un punto di riferimento nel dibattito pubblico e nel mondo del terzo settore. Giornalista professionista ha coltivato tantissime collaborazioni con quotidiani e riviste nazionali diventando anche un volto noto della televisione.

Don Mazzi allo stadio di Torino nel maggio 2009 per la partita del cuore a favore dei terremotati d'Abruzzo
"Un vuoto incolmabile”
A comunicare il suo decesso è stata la stessa comunità Exodus nel pomeriggio. “Circondato fino all'ultimo dall'affetto dei suoi ragazzi e degli educatori – fa sapere la fondazione – don Antonio lascia un vuoto incolmabile. Per oltre quarant'anni ha guidato con dedizione instancabile Exodus trasformando la strada in un luogo di rinascita, riscatto e speranza per migliaia di giovani fragili e per le loro famiglie, e ha aperto nuove frontiere in Italia e nel mondo, quello povero, attraverso associazioni e cooperative, portando avanti insieme il grande messaggio di speranza nell'essere umano e nella umanità. Tutta la comunità di Exodus si stringe nel ricordo e nella gratitudine verso un uomo che ha dedicato l'intera vita all'accoglienza e all'educazione".

L'ingresso della Fondazione Exodus al Parco Lambro
"Ci ha lasciati un padre”
"Ci ha lasciati un padre, un uomo, a suo modo un visionario – dichiara Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus –. Un 'prete matto, borderline' come spesso amava definirsi, che non si è mai stancato di lottare per restituire il futuro a tanti ragazzi che ha incontrato nella sua vita. Don Antonio amava ripetere che non era stato lui a salvare i ragazzi, ma che erano stati proprio i 'suoi ragazzi difficili' a salvare lui. Oggi tutta la grande famiglia di Exodus si stringe intorno al suo ricordo. Non lo piangiamo con rassegnazione, ma faremo festa per lui, continuando a portare avanti la sua missione con quella stessa passione, determinazione e quella sana follia che lui ci ha trasmesso fino all'ultimo giorno".
Il valore dell’educazione
"Il suo approccio metodologico incentrato sull'educazione, unito a una straordinaria visione d'insieme, ha permesso di riscrivere le linee guida dell'intervento pedagogico in Italia – continua Taverna - La Fondazione, nel confermare la piena continuità di tutte le attività operative e progettuali in corso, si impegna a preservare e valorizzare il suo vasto patrimonio scientifico, educativo e morale".
La collaboratrice storica: “I sogni sono sempre giovani”
"I sogni sono sempre giovani. Non dobbiamo mai smettere di sognare, che abbiamo 70 anni, che ne abbiamo 15, che ne abbiamo 80". È questo, secondo Cristina Mazza, collaboratrice di don Antonio Mazzi da trent'anni, l'ultimo messaggio lasciato dal fondatore della comunità Exodus, morto oggi all'età di 96 anni.
"La vita è fatta di grandi sogni che devono però avere le gambe per poter essere concretizzati nella vita, nel quotidiano. Quindi questo è forse il messaggio più importante di questi ultimi tempi di don Antonio", ha detto parlando ai cronisti fuori dalla sede della comunità. "Sapevamo che questo momento in qualche modo sarebbe arrivato perché la salute delicata di don Antonio ci aveva un po' messo in allerta rispetto a quello che sarebbe potuto succedere, ma quando succede non siamo mai pronti. Però don Antonio ha sempre detto che la morte è una festa perché ha sempre pensato di poter poi andare ad abbracciare il Padre, per cui c'è stata davvero tanta serenità in questo passaggio", ha raccontato.
"Ci ha insegnato a camminare”
"Don Antonio ci ha insegnato a camminare, spesso controvento, ma sempre insieme" dichiarano i ragazzi e gli Educatori di Fondazione Exodus, che negli anni gli sono stati vicino e hanno condiviso con lui tante battaglie. "Ci diceva sempre che 'i giovani non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere'. Oggi quel fuoco è affidato a noi. Piangiamo un padre straordinario, burbero solo all'apparenza, ma dotato di una tenerezza infinita. Il modo più vero per dirgli grazie sarà continuare a sporcarci le mani sulla strada, accogliendo chiunque bussi alla nostra porta con lo stesso sorriso con cui lui accoglieva noi."

Don Mazzi allo stadio di Torino nel maggio 2009 per la partita del cuore a favore dei terremotati d'Abruzzo
I funerali lunedì in Sant’Ambrogio
L'ultimo saluto a don Antonio Mazzi potrà essere dato nella camera ardente allestita (“e aperta a tutti, senza formalismi, proprio come piaceva a lui”) all’interno di Exodus, alla Cascina Molino Torrette nel Parco Lambro, a partire da domani sabato 1° agosto dalle 17 alle 20; e domenica 2 agosto dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 20. Le esequie si terranno lunedì 3 agosto alle 15 nella basilica di Sant’Ambrogio.
“Non sarà una cerimonia formale, ma una liturgia viva, animata dai canti, dalla musica e dalle parole dei ragazzi e degli educatori di tutte le realtà Exodus presenti in Italia e nel mondo”, fanno sapere dalla Comunità. La tumulazione avverrà invece in forma strettamente privata nell’abbazia di Maguzzano (Brescia) nel cimitero dell’Opera don Giovanni Calabria.