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Moschea di Mestre. I conti sul “tesoro” bengalese: record di rimesse. 107 milioni di euro partiti da Venezia verso il Bangladesh nel 2025

September 3, 2026

VENEZIA - Centosette milioni di euro. Che si sono spostati, nel corso dell’ultimo anno, da Venezia al Bangladesh. Non cambiano le abitudini per i cittadini bangladesi residenti in Italia. Anzi si amplificano. Si intensificano. Stavolta, in modo esponenziale. Perché le rimesse che ogni anno continuano a lasciare il Bel Paese per raggiungere la terra di Dacca crescono a dismisura. E lo fanno ormai da oltre 20 anni.

Soldi trasferiti da Venezia al Bangladesh 

A tracciare la via, i dati registrati negli ultimi anni dalla Banca d’Italia. Era il 2005; la comunità bengalese tra le strade di Mestre e Venezia sfiorava appena i duemila residenti; e il flusso di denaro che in quell’anno lasciava la provincia non arrivava a toccare neppure i 400 mila euro. Dal 2006, il boom. Con un incremento vertiginoso delle rimesse verso la terra di origine, arrivate a toccare gli 8 milioni di euro.

Una crescita - che chiamare esponenziale sarebbe, forse, riduttivo - andata avanti negli anni, a suon di alti e bassi. Nel 2025, poi, la cifra record: 107,908 milioni di euro. Che svetta in classifica anche rispetto a tutti gli altri Paesi. Nessuno come il Bangladesh. Neppure il secondo Paese in classifica, distante dal primo gradino del podio di circa 100 milioni di euro. In seconda posizione troviamo infatti, le Filippine che si aggiudicano la medaglia d’argento con soli 6,773 milioni di euro rimandati verso l’arcipelago. Seguita poi dalla Moldavia con 5,542 milioni e dal Marocco con 5,226.

Un tesoretto in costante crescita, quindi, sul quale potrebbero aver influito diverse variabili. Prima tra tutte il numero di cittadini bengalesi residenti sul territorio veneziano, cresciuto anch’esso di pari passo nel corso degli anni. Poi, il ricorso ai sistemi digitali che con il passare del tempo ha portato sempre ad un maggior abbattimento dei costi delle operazioni. E infine, uno spostamento verso l’alto dell’asticella delle retribuzioni: se un tempo erano solo fette di stipendi degli operai impiegati in Fincantieri ad essere rispedite verso casa, oggi si perdono in direzione Dacca intere voci di fatturato d'impresa. Ad aumentare, infatti, anche il numero di attività a gestione straniera, Passate da venti a oltre mille dagli albori del nuovo millennio a oggi.

Flusso di denaro che lascia l'Italia

Così, i riflettori non si spengono sul flusso di denaro che imbocca la via per lasciare il Paese. Anzi. Si fanno più intensi. Per una situazione che si perpetua e che cresce negli anni, attirando su di sé domande di cittadini e istituzioni.

Negli ultimi giorni, infatti è sul campo della politica che è sbarcata la questione, che si intreccia ora con le richieste di integrazioni. A farlo presente, lo stesso sindaco di Venezia, Simone Venturini, intervenuto nel dibattito alcuni giorni fa.

«La comunità bengalese assorbe una buona parte del welfare pubblico - aveva sottolineato il primo cittadino - ma anche le rimesse verso il loro Paese sono alte. Quello che viene guadagnato qui viene mandato in gran parte nei loro villaggi. Non c’è dubbio che sia una situazione particolare, ma proprio per questo serve disponibilità all’integrazione».

Come spesso accade, allora, anche stavolta i numeri lasciano il posto alle domande: indubbiamente la comunità bengalese è numerosa, ma è anche vero che è composta da operai e piccoli commercianti che comunque riescono a mandare una ingente quantità di soldi al proprio Paese. Allo stesso tempo, il livello di Isee in Italia è basso al punto da ricorrere lo stesso a quel sistema di welfare messo a disposizione dallo Stato e dalla Città.