VENEZIA - Archiviata dal sindaco la questione moschea (la giunta, almeno per ora, non concederà la variante urbanistica per trasformare l’ex segheria Rosso di via Giustizia in un luogo di culto), a tenere banco ora è l’ipotesi di uno sciopero generale della comunità bengalese. Prince Howlader, presidente dell’associazione Giovani per l’umanità, l’aveva paventata nei giorni scorsi: una grande manifestazione in grado di bloccare la città. La comunità bengalese conta circa 20mila persone, se si allarga la platea a tutti i musulmani della città si raggiunge facilmente quota 40mila. I bengalesi, in particolare, lavorano in alcuni dei settori strategici della città: dal turismo alla ristorazione, fino ovviamente a Fincantieri (dove sono circa un migliaio).
«Le parole di chi arriva a voler fermare Fincantieri, il turismo e pezzi dell’economia veneziana se non verrà autorizzata la moschea sono inaccettabili. Nessuno può permettersi di minacciare le istituzioni perché non vuole seguire le regole», ha detto il senatore e coordinatore regionale di Fratelli Raffaele Speranzon nelle scorse ore. Una risposta pesante a quell’Howlader che, un anno fa, aveva inserito nel direttivo di circolo mestrino di Fratelli d’Italia. Prince, che nei mesi scorsi evidentemente si aspettava un sostegno (anche elettorale) dal suo partito sul tema della moschea, non ha rinnovato la tessera di FdI. Da lui, in ogni caso, nessuna replica al suo ex coordinatore e nessuna dichiarazione sulla questione sciopero.
Le voci
Una risposta arriva, però, da Miah Rhitu, candidata del Pd alle ultime elezioni per il Consiglio comunale, insegnante di lingua e content creator bengalese. «Dire a una comunità: “Prima dimostrate di essere integrati, poi forse parleremo della moschea” non è una politica di integrazione. Assomiglia molto di più a un ricatto - il suo commento in un post sui social - L’integrazione, infatti, non può essere considerata un esame che deve superare soltanto chi arriva. È un percorso reciproco: chi vive in un territorio deve rispettarne le regole, ma chi amministra ha il dovere di offrire strumenti, occasioni e spazi che favoriscano davvero la partecipazione». E ancora: «Non mi chiedo "quando arriva la moschea", ma su quale atto si fonda l'idea che serva prima "dimostrare integrazione".
Delibera? Regolamento? Circolare? Se non c'è nulla di scritto — e non può esserci, perché sarebbe incostituzionale — allora l'amministrazione sta gestendo un diritto costituzionale (articolo 19) con criteri informali e arbitrari, decisi di volta in volta secondo convenienza politica».
Contrari
Sui social sta girando un volantino in bengalese per dissuadere la partecipazione a un’eventuale manifestazione: «Una persona sta organizzando uno sciopero in merito al permesso di costruzione - si legge -. Vi preghiamo con il cuore di non partecipare a questo sciopero e di non sostenerlo in alcun modo. Abbiamo già affrontato molte difficoltà a causa di questa persona. Partecipare a uno sciopero non farebbe altro che complicare ulteriormente le cose e avrebbe conseguenze negative per tutti noi». Difficile stabilirne l’origine, ma potrebbe trattarsi anche di un falso realizzato con intelligenza artificiale anche da persone al di fuori della comunità bengalese.