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Mouchine Ettabouti in coma, il fratello alza la voce: “Vogliamo il suo cellulare e le videoregistrazioni del centro per il rimpatrio”

August 15, 2026

Mouchine Ettabouti, 37 anni, cittadino marocchino, è in coma al Niguarda

Mouchine Ettabouti, 37 anni, cittadino marocchino, è in coma al Niguarda

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Crema (Cremona), 15 agosto 2026 – “Dateci le immagini registrate dalle videocamere all’interno del centro per il rimpatrio, così potremo capire quel che è successo a nostro fratello”. È l’appello lanciato da Said Ettabouti, il marocchino di Crema, cittadino italiano, alle prese con la storia di suo fratello Mouchine, 37 anni, in coma da dieci giorni nell’ospedale di Niguarda, dove è stato portato dopo che era stato trovato a terra nel Centro per il rimpatrio di Milano.

Come sta Mouchine

“Sono andato a trovare mio fratello giovedì – racconta Said – e ho visto che sta muovendo un po’ gli occhi e che tenta di dire qualcosa. Ma ci sono novità. Il medico mi ha parlato di una spalla gonfia e di alcune escoriazioni, segno evidente che Mouchine ha subito uno o più colpi. Al momento non ci sono certezze, ma questa rivelazione può essere importante. Inoltre giovedì prossimo Mouchine sarà sottoposto a un esame interno per verificare i danni provocati dall’acido ingerito a stomaco e intestino”.

Said chiede di poter vedere i filmati o, per lo meno, di farli vedere all’avvocato Marco Simone. Non è improbabile che il legale firmi un’istanza per far conservare le registrazioni affinché non vengano cancellate.

Caccia al cellulare

“C’è anche un’altra cosa. Non ci è stato consegnato il cellulare di mio fratello. Ricordo che proprio dal suo cellulare sono stati rintracciati i numeri di telefono di mia madre e di mia sorella che mercoledì scorso, un giorno dopo il ricovero in ospedale, sono state avvertite di quel che stava accadendo. Ho chiamato più volte il Cpr, ma nessuno mi risponde. Chiederò all’avvocato di farsi sentire perché penso sia importante avere il cellulare”.

Non aveva mai creato problemi

Mouchine era nel centro per il rimpatrio dallo scorso 28 maggio. Era stato fermato mentre era in auto con il fratello Said dai carabinieri. Non aveva i documenti e invano ha spiegato che si stava recando a farli per ottenere il permesso di restare in Italia con suo fratello e le sue sorelle, già cittadini italiani. Nel Centro di Milano non aveva mai creato problemi, fino al quattro agosto, quando è stato trovato in coma, dopo aver ingerito dell’acido cloridrico.

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