La rottamazione delle tasse locali (Comuni, Province, Regioni) non pagate, dall’Imu alla Tari, dal Bollo auto alle multe per violazioni del Codice della strada relative al periodo 2000-2023, ha fatto breccia soprattutto al Sud. Inevitabile, si potrebbe dire, considerato che questa è stata storicamente l’area nella quale le evasioni agli obblighi fiscali, anche di carattere locale, sono risultate sempre più numerose rispetto al Nord (anche se l’importo complessivo dell’evasione fiscale è largamente più basso).
Ma è innegabile che la doppia opportunità prevista dalle norme, e cioè la rottamazione “nazionale” gestita direttamente dall’Agenzia delle Entrate e quella su cui decidono in maniera autonoma i Comuni (possibilità, quest’ultima, introdotta dalla legge di Bilancio 2026) ha dato risposte nel Mezzogiorno che non tutti immaginavano. La pace fiscale, insomma, ha fatto strada soprattutto nelle regioni meridionali e in tre, in particolare, Sicilia, Campania e Puglia, largamente in testa a tutte le altre.
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Pace fiscale
Come emerge dal portale del ministero delle Finanze, che ha aggiornato i dati al 31 luglio scorso, la scadenza prevista per le adesioni alla rottamazione “quinquies”, sono 323 i Comuni che hanno optato per il sì alla definizione agevolata “nazionale”, nei quali, dal 16 ottobre 2026, si aprirà la partita per i cittadini chiamati a presentare domanda tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. In parallelo, la definizione agevolata “autonoma” prevista come detto dalla Manovra 2026, conta all’8 settembre scorso 495 delibere approvate. In entrambi i casi, è il Sud a guidare. Per la prima rottamazione, i dati indicano la Sicilia al comando con 60 Comuni in totale (tra cui Palermo, Messina, Trapani, Caltanissetta e Ragusa). Seguono la Puglia con 45 Comuni (tra i più noti Bari, Foggia, Taranto, Trani, Altamura); e la Campania con 38 (tra gli altri Napoli, Benevento, Avellino, Caserta, Pozzuoli, Portici, Pompei). In classifica arrivano poi il Lazio con 32 Comuni (compresa Roma) e la Lombardia a quota 18 (ma senza Milano che rientra nella categoria dei Comuni che mantengono un atteggiamento rigoroso nei confronti di chi i tributi non li ha pagati: niente sconti, insomma, sulle sanzioni).
Anche per la definizione autonoma da parte dei Comuni, che evita il recupero coattivo da parte dell’Agenzia, la prevalenza delle aree meridionali non cambia. In testa Sicilia, Campania e Puglia, seguite dalla Calabria, dall’Abruzzo e dal Lazio. Naturalmente, le regole di pagamento e i benefìci sono diversi a seconda del tipo di rottamazione adottata. Quella gestita direttamente dalle Entrate prevede un massimo di 54 rate a cadenza bimestrale, per un minimo di 100 euro per quota, ma con l’azzeramento di interessi e sanzioni. Con la rottamazione autonoma degli enti locali, invece, regole e modalità di pagamento vengono decise direttamente. I Comuni, ad esempio, possono prevedere anche l’esclusione o la riduzione di sanzioni e interessi, a condizione però che i contribuenti onorino il debito originario. Si nota comunque uno scenario a macchia di leopardo nel quale le soluzioni adottate dagli stessi Municipi non sono sempre uguali. Se a Milano, come detto, ma anche a Firenze e Bologna, si è deciso di non concedere ai propri cittadini alcuno sconto sulle sanzioni e gli interessi per non penalizzare chi ha sempre versato i tributi municipali in tempo e con regolarità, a Torino si è scelta una strada diversa, pur puntando sulla rottamazione locale. Il Consiglio Comunale ha infatti deciso di gestire tramite le proprie strutture interne la definizione agevolata definendo in proprio aliquote, annualità, rateizzazione e scadenze.
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La rottamazione
Ma come fanno cittadini a conoscere cosa ha deciso il loro Comune? La verifica va fatta sul sito istituzionale dell’ente, perché la pubblicazione del provvedimento, come spiegano i tecnici, «è essa stessa un adempimento imposto dalla norma e del resto l’Agenzia delle Entrate Riscossione non diffonde alcun elenco nazionale degli enti aderenti». In concreto si tratta di controllare se nell’albo pretorio online e nella sezione Amministrazione trasparente c’è la delibera che manifesta l’adesione alla rottamazione “nazionale” e che doveva essere pubblicata entro il 31 luglio scorso. Inoltre, sull’atto ricevuto dall’interessato va identificato il soggetto incaricato della riscossione, distinguendo tra AdER, società in house dell’ente e concessionario privato, perché solo il primo caso rientra nella procedura nazionale. Infine, dal 15 ottobre prossimo i dati necessari a individuare i carichi definibili a proprio nome sono esposti nella situazione debitoria dell’area riservata AdER, che riunisce in un prospetto unico cartelle, avvisi e piani di rateazione: se l’ente ha comunicato l’adesione i carichi compaiono, e se la ricerca sull’albo pretorio non ha dato esito quella è la verifica che scioglie il dubbio.