«Siamo noi i genitori di quella bambina?». È il dubbio atroce che da qualche giorno pende su una coppia napoletana. La quarta coinvolta, suo malgrado, nell’incubo nato nelle stanze del centro di Procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Paolo. Un’odissea che non accenna a rallentare e, mentre gli inquirenti provano a stringere il cerchio intorno a uno degli errori di laboratorio più enigmatici e gravi degli ultimi anni, il quadro investigativo si complica ulteriormente. Le famiglie che chiedono risposte ufficiali salgono ora a quattro. Ma è l'ultima storia a far tremare i polsi: una vicenda che sposta indietro le lancette dell'orologio di quasi due anni e che rischia di far cedere le fondamenta delle rassicurazioni burocratiche dell'azienda sanitaria.
La nuova denuncia
Il contatore del tempo va riavvolto ancora una volta alla fine dell’estate 2024. È allora che i coniugi decidono di affidarsi alla struttura sanitaria di Fuorigrotta per coronare il sogno della genitorialità. Un percorso affrontato - fondamentale dettaglio - nello stesso periodo della prima, quella poi risultata geneticamente incompatibile con la figlia venuta alla luce nel giugno 2025. Ad ogni modo anche per la quarta coppia l’iter clinico procede senza intoppi e la parentesi con l'ospedale si chiude con il lieto fine. Almeno fino a pochi giorni fa. Quando dal San Paolo parte una telefonata inaspettata. Dall’altro capo del filo un operatore chiede un dato clinico mirato: il gruppo sanguigno della madre, del padre e del piccolo. I genitori rispondono senza esitare: gruppo B. Un’indicazione che rischia adesso di aprire le porte a scenari imprevedibili.
San Paolo, caos embrioni: spunta una terza coppia
È infatti lo stesso gruppo sanguigno della piccola venuta alla luce nel giugno del 2025 e risultata geneticamente non compatibile con la coppia che l’ha messa al mondo. In casa dei coniugi scatta il panico. Il sospetto - ma al momento nulla di più - è che quella telefonata non sia stata un semplice sondaggio di routine, ma l’ultimo disperato tentativo di chiudere il cerchio attorno alla reale paternità e maternità della piccola. In totale, infatti, sarebbero 25 le coppie con un gruppo sanguigno compatibile con quello della piccola, pur non essendone i genitori biologici. I coniugi vogliono però vederci chiaro e hanno deciso di rivolgersi all’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste anche la prima coppia protagonista dello scandalo.
Il caso politico
La storia finisce intanto sotto i riflettori politico-istituzionali. Il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli e il consigliere regionale Carlo Ceparano sono intervenuti ieri: «È una vicenda gravissima, che non riguarda solo una famiglia, ma intacca la fiducia di tante coppie in un percorso delicatissimo. La magistratura accerterà le responsabilità e gli eventuali errori, ma intanto le famiglie coinvolte hanno il diritto sacrosanto a risposte rapide, complete e trasparenti. Nessuno può sentirsi ostaggio dell’incertezza quando si parla del proprio materiale biologico e dei propri figli. Servono controlli rigorosi, accessibili e trasparenti: non bastano più le verifiche interne o le risposte frammentarie». Poi l’affondo: «Servono controlli rigorosi, trasparenti e accessibili». Un mosaico giudiziario che si compone di tessere sempre più drammatiche.
Da un lato la richiesta formale di accesso agli atti avanzata dall'avvocato Petruzzi, dall’altro le ulteriori famiglie che sollecitano risposte per sapere dove siano e in che stato di conservazione si trovino i propri embrioni crioconservati. Tra queste, la coppia che attende la data del 9 settembre fissata dal tribunale per sbloccare i campioni congelati dopo essersi trovata la porta del reparto sbarrata. Sullo sfondo, il lavoro d’indagine coordinato dal pubblico ministero Stella Castaldo e dall’aggiunto Antonio Ricci ed condotto dai carabinieri del Nas. Il pool investigativo potrebbe ora convocare il direttore sanitario del presidio di via Terracina, Vito Roberto Rago, e il dottor Luigi Terracciano, immortalati nella conversazione audio di 40 minuti registrata di nascosto da un genitore un anno fa e depositata agli atti. Sul punto, va ribadito con fermezza che i due medici non risultano indagati: la loro testimonianza servirà agli inquirenti unicamente per riscontrare la veridicità di quelle affermazioni e capire quali eventuali falle procedurali abbiano mandato in tilt la catena di custodia degli embrioni e di montaggio della vita nel centro Pma dell’ospedale San Paolo.