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Napoli-Bodo/Glimt 4-3, gli azzurri calano il poker: in gol per Allegri Scott McTominay e Politano

October 21, 2026

E allora c’è ancora il Napoli, dentro il Napoli. Ecco perché la vittoria nella notte di Champions vale triplo, o magari quadruplo se si considera il clima in cui scendevano in campo gli azzurri a causa delle loro malefatte. D’altronde, questi uomini che arrivano dal Circolo Polare Artico, pure avevano stufato con la loro immagine da imbattibili. Insomma, ci volevano gli azzurri di Allegri per prendersi una rivincita sugli (ex) invincibili norvegesi che, dopo averci sbattuto fuori dal Mondiale, hanno rimediato una piccola lezione di calcio al Maradona. Non è stata una grande prova di equilibrio questo 4-3, perché i tre gol presi pesano sulla differenza reti di una classifica del girone Champions che, però, un sorriso lo fa. La vincono i campioni, perché in queste notti sono loro a dover fare la differenza: la doppietta di McTominay ma anche i colpi di De Bruyne. E la favolosa girata al volo di Politano.

Fuochi d'artificio

Fischio d’inizio: e il Napoli trova il gol dopo 54 secondi. 54 secondi di giro palla, come l’Olanda nella finale di Monaco contro la Germania Ovest nel 1974. Tocchi e verticalizzazioni, con il Bodo che perde palla su una rimessa e non la rivede più. Cross di Spinazzola e capolavoro di Politano che in quella girata al volo ci mette classe, rabbia e voglia di riscatto. Ecco, l’atteggiamento: quello che non c’è stato col Villarreal e con il Venezia ma riappare d’incanto contro il Bodo. La squadra di Allegri non s’aggrappa soltanto al 4-3-3 e all’avversario ma lo stana per stordirlo. La sorpresa è la rinuncia a Lobotka con De Bruyne che si piazza al posto dello slovacco. C’è sempre una prima volta anche per il belga. Con il rientro di Anguissa che quando c’è si vede che c’è, Allegri torna alle origini del suo Napoli. L’abiura alla difesa a cinque era annunciata e la manovra azzurra ne trae da subito beneficio: è ampia, poco prevedibile con Haikin che respinge su Lang (8’) e su Di Lorenzo (12’). E poi ancora McTominay (18’) e soprattutto Hojlund che calcia a lato solo al cospetto del portiere norvegese. No, troppi errori. Per chi ha l’acqua alla gola, questo spreco non è accettabile. Per 26 minuti il gioco del Napoli è un’onda elettrica, lo agitano De Bruyne (quando ha il campo libero davanti non ha rivali) e Anguissa, lo organizza e scuote McTominay, prova a dargli un senso compiuto Hojlund che occupa gli spazi. Ma il calcio non ha regole perfette: lo stillicidio di errori sotto porta, viene punito alla prima manovra offensiva conclusa con il primo tiro da parte degli scandinavi. Quello di Hauge (26’). Di Lorenzo e Rrhamani sono fiacchi, il diagonale gela Meret (un po’ svampito, in questa sera d’autunno). Ora, vero che l’onda d’urto azzurra iniziale ne risente, ma almeno il gol subito non ha l’effetto stordimento. Come avvenuto altre volte. Sì, il Napoli patisce il colpo, ma non si scioglie. Gestisce, si riorganizza. Nel corpo e nell’anima. E non si smarrisce. E allora eccoli i campioni calare i loro assi: De Bruyne apre la sua valigia (troppo spesso chiusa) e tira fuori l’invenzione per l’inserimento McTominay che segna il 2-1. Meritatissimo.

Sotto controllo

La storia della stagione dice che questo è un Napoli che fatica a gestire il corto muso. I ritmi della ripresa sono soavi, con i norvegesi che provano quasi sempre a sfondare dalla parte di Di Lorenzo. E spesso sbattono contro il muro. Al 56’ Meret è attento sul tocco ravvicinato di esterno di Auklend. Poi arriva l’occasionissima ancora sull’asse De Bruyne-McTominay: la botta dello scozzese sbatte sul palo. L’ingresso di Lobotka cambia la struttura, perché sposta più a destra De Bruyne. Ma ancora con la difesa piazzata, con ogni uomo vicino a un altro, arriva il pari che sembra quasi una fotocopia del primo: lo firma Helmersen. Il Napoli vede i fantasmi ma li prende a calci. Insiste, persiste, lotta. E su una palla che Spinazzola recupera con veemenza, arriva il traversone di Politano per la testa di McTominay. Esiste un dio del pallone, si sa. E stavolta ha gli occhi puntati al Maradona. Ma questi norvegesi che dopo ogni gol si chiudono in cerchio come in un rituale hanno fatto piangere anche il Bayern Monaco. Ci sta che il finale sia a testa bassa, con l’elmetto e la sciabola. E poiché Max sa bene cosa lo aspetta, piazza Beukema e Olivera per provare a dare ossigeno a una difesa troppo sbadata. E stavolta, là dietro non ci sono sbavature. E per di più: Giovane strappa con tutta la rabbia di questo mondo il pallone a Sjovold e lo trasforma nel gol del 4-2. La sera giusta per segnare la prima rete con la maglia del Napoli. E poco importa che alla fine è autogol per la Uefa. Il 4-3 arriva quando era scaduto pure il recupero.