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Napoli, il discount della cocaina a Pianura: dosi anche a 10 euro

July 20, 2026

Da queste parti una dose di cocaina costa dieci euro. Prezzi popolari, decisamente stracciati, per un mercato in espansione, gestito con piglio da manager. Via Torricelli, Pianura, nulla di particolarmente nuovo sotto il sole se non fosse per i dati numerici emersi dall’ultima inchiesta della Dda di Napoli. Otto arresti in cella, due obblighi di dimora, le telecamere nascoste dei carabinieri hanno immortalato il traffico di clienti.

Ne sono una quarantina, a leggere l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Luca Della Ragione, dove spiccano nomi e professioni, soprannomi e funzioni. Nella piazza di spaccio alle porte di Napoli, si vede passare una infermiera (che ci va «quando non sta di turno», precisa al telefono), ma anche lo studente e il bodybuilder. C’è di tutto da queste parti, grazie a un sistema di vendita rodato a mo’ di azienda svizzera. Vendita a prezzi stracciati.

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Il video

Seguiamo le immagini offerte dalle telecamere nascoste: lì, nelle case popolari interamente appaltate alla camorra, c’è una stanza che funge da centro dello smistamento. In bella mostra, si nota il monitor di un maxischermo che restituisce ai gestori le immagini della strada e dei quattro caseggiati limitrofi.

Una sorta di controspionaggio della camorra, per evitare blitz. O meglio: per attutire l’impatto dei sopralluoghi di forze dell’ordine, in modo da far sparire gli stupefacenti (cocaina, kobret e hashish) prima dell’ingresso delle forze dell’ordina. Va avanti così da anni, fino a quando - alcuni giorni fa - sono stati i carabinieri del comando provinciale di Napoli a far scattare le manette ai polsi di alcuni presunti reggenti del sistema di vendita: in cella finiscono così Luigi Agnino, Vincenzo D’Ambrosio, Salvatore D’Anna, Mario Guida, Carmine Iacuaniello, Alfredo Pace, Francesco Ricchiuti, Marco Riccardi; è scattato invece il divieto di dimora nella provincia di Napoli per altri due indagati, vale a dire per Pasquale D’Anna e Giuseppe Pisa. Una storia che oggi emerge a distanza di due anni di inchiesta che hanno consentito di svelare il funzionamento del sistema di smercio di via Torricelli. Sistema di delivery “a chiamata”, grazie al “citofono”, che altro non è che una scheda sim intestata a un prestanome e affidata a un componente della gang; impiego di minorenni, per la consegna al minuto; uso minimo delle armi e della violenza che producono contraccolpi nella gestione economica del mercato locale.

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Il verbale

Ha spiegato Daniele Ruggiero agli inquirenti: «La piazza di via Torricelli funziona da oltre venti anni». E non è un caso che del sistema di via Torricelli oggi si sa molto grazie a una sorta di incidente di percorso, che dà di fatto il via all’inchiesta. Un incidente stradale a fare da detonatore delle indagini. Uno dei presunti reggenti della piazza va a sbattere con lo scooter contro lo specchietto retrovisore di un residente (che aveva in quel periodo anche un ruolo nel parlamentino di quartiere), dando inizio a rissa poi sedata dall’arrivo di altri residenti. Intervengono i carabinieri, si comprende che il centauro ha un ruolo agli occhi della gente del posto.

Video

Scattano indagini e intercettazioni, che consentono di filmare il via vai di clienti, ma anche di registrare frasari, parole in codice e tariffari. Viene captata la linea usata come “citofono”, si scopre che dietro le espressioni del tipo “dieci minuti” o “duecento grammi di prosciutto” si nascondono richieste di droga. E si scopre che da queste parti una dose di cocaina è arrivata a costare meno di una pizza consumata seduti al tavolino: dieci euro per una pallina di cocaina, roba a scadente comunque ricercata da decine di insospettabili acquirenti.