Introduzione
Il documentario Naza, diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor (già vincitori insieme ai co-autori palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal del Premio Oscar nella categoria Miglior documentario per No Other Land nel 2025) e destinatario del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, arriva al cinema in 515 sale dal 28 al 30 settembre distribuito da I Wonder Pictures. La programmazione proseguirà anche dopo l’uscita evento.
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Quello che devi sapere
LA TRAMA E IL CAST
Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film Naza rivela i dettagli dei sistemi alla base dell'uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza programmata da Israele. Il co-regista Yuval Abraham ha intervistato militari e agenti dell’intelligence israeliana, i volti irriconoscibili nella penombra e le voci alterate per proteggerne l’identità. Gli intervistati hanno raccontato come l'Israel Defense Forces f (Idf) abbia progettato e concretizzato lo sterminio di massa dei civili palestinesi dopo il massacro del 7 ottobre 2023 da parte dell’organizzazione terroristica islamista di Hamas. In ogni caso, non tutti i 24 intervistati hanno accettato di essere filmati.
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LE DICHIARAZIONI DEI REGISTI
"Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall'interno un sistema del genere?", si sono chiesti i registi Yuval Abraham e Rachel Szor. "Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d'inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d'inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio".
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©Getty
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